USED TO LOVE IN ELEVATOR

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USED TO LOVE IN ELEVATOR

“Mi sembra che oggi si tende ad associare la musica (io parlo del rock) ad una dimensione televisiva o “internettina” (come si può dire?) e questo è male. Io penso che i media (e soprattutto la televisione ciucciacervelli) filtra tutto quello che c’è di sano e vero nella musica, la spontaneità, la svuota di quello per cui vale la pena essere ascoltata relegando il tutto ad una mera realtà estetica. Ci toglie quell’astratta consistenza che tira i pugni nello stomaco. solo nella dimensione live si ritrova l’energia vera di un gruppo”

Già dall’attacco della prima canzone, non riuscirete a restare passivi. Che vi piaccia o meno il genere, non ha importanza, riusciranno comunque a travolgervi in un turbine di suoni ed effetti. Sono i love in elevator, già da tempo sulla scena musicale indipendente italiana… se non li avete mai sentiti nominare è perché, immeritatamente, non hanno ancora riscosso il successo che gli sarebbe dovuto. E se avete già ascoltato qualche pezzo, ma non li avete mai visti live… non perdeteveli, perché è on stage che riescono a dare il meglio. Grinta ne hanno da vendere, mostrano i denti senza paura… sanno farsi valere. Li conosciamo meglio grazie ad Anna, frontman (o sarebbe meglio dire… frontwoman?) della band…

Love in Elevator: una curiosità… quante volte vi hanno scambiati per un gruppo cover degli aerosmith? Mille milioni. Non c’è niente da fare, quella canzone è famosissima.

avete cambiato molte formazioni da quando siete nati, inizialmente come trio rock al femminile, poi la band si è evoluta fino alla formazione attuale… è stato duro trovare una vostra sintonia come band? Per quanto riguarda la formazione attuale, la sintonia è arrivata subito, probabilmente perché tutti e tre eravamo desiderosi di suonare dal vivo Re-Pulsion, un disco che ci piace molto, forse il migliore dei nostri album. Ci siamo impegnati tanto per “trovarci” e creare una sinergia tra i nostri strumenti, ci sembra che abbia funzionato.

siete stati la band di supporto live ufficiale scelta dai Mudhoney, un onore credo per voi come lo sarebbe stato per moltissime altre band aprire i loro concerti… raccontateci qualche aneddoto. Ho festeggiato i miei 30 anni la prima data del tour, Mark Arm ha tagliato la mia torta di compleanno e tutti insieme abbiamo fatto festa in camerino fino alla chiusura. Poi è successo che un paio di volte in autostrada il loro pulmino superasse il nostro e nel farlo, ci claxonavano e facevano tutti “ciao ciao” con la manina…esilarante…Oppure ricordiamo che nella data romana, ognuno di loro si è concesso un massaggio privato in camerino dopo il soundcheck, anche questo ci ha fatto sorridere. Non dimentichiamo che siamo riusciti a far fumare le canne a Mark Arm il quale insisteva nel dire che aveva smesso!

Le Love in Elevator hanno radici veneziane, come lo vedete voi il panorama musicale veneto? E’ un panorama molto ricco, ma guardandoci attorno riconosciamo che non ha nulla in più di altre regioni…esiste un’ottima scena in toscana e in lombardia soprattutto tra brescia e bergamo. In sardegna ci sono band e musicisti eccellenti per cui…

Nell’ultimo disco avete affrontato anche la lingua italiana… da dove nasce questa scelta, questa, permettetemi il termine “evoluzione”? essendo l’inglese una lingua molto più fluente e musicale dell’italiano, è quasi più difficile rapportarsi con la propria lingua madre nei testi… Esatto. E’ stato abbastanza difficile rapportarsi alla metrica italiana in un genere come il nostro di derivazione sicuramente americana o comunque anglosassone. La scelta è stata molto intima, nel senso che non riuscivo più a sentirmi “vera” nell’utilizzo della lingua e della pronuncia inglese. La spontaneità è alla base di ogni esperienza artistica per me, per cui ci ho provato e nel cantare in italiano “sento” sicuramente di più i miei testi anche se la metrica, le consonanti e le vocali italiane necessitano sicuramente più di uno studio.

Sul palco siete energici, sicuri. riuscite a dominare la scena e a trasparire secondo me “purezza”… cioè. voi siete proprio quella che la gente vede. come la vivete la viva on stage? La parte live è sempre stata la nostra preferita, anche nelle formazioni precedenti. E’ divertente, l’energia dei dischi inizia a prendere forma e a muoversi, rimbalzare tra di noi. L’unica cosa che viene sempre penalizzata, vuoi per le condizioni tecniche non sempre al massimo, vuoi perché comunque le nostre batterie sono sempre pestatissime e i volumi degli ampli al massimo, è la voce, che nei live non ha ancora mai trovato lo spazio meritato. Ricordo che anche nel tour di “Sue Me” Giulia, la prima cantante dei Love, si lamentava sempre di questo ed era molto frustrata, era praticamente costretta a urlare dall’inizio alla fine, e questo penalizzava la dinamica dei brani.

Nel 2004 avete partecipato alla compilation tributo ai Beatles con una loro cover, una versione punk del brano Helter Skelter… com’è stato rivisitare un brano così diverso dalle vostre sonorità? Tante scelte fin qui sono state fatte quasi per gioco con un atteggiamento per niente calcolato…Helter Skelter ci piaceva dall’arrangiamento al testo, dalla storia demoniaca che gravita sul brano a Ringo che alla fine ha le piaghe alle mani etc etc… E’ stato rischioso affrontare quel brano senza le giuste qualità tecniche, ma la nostra ingenuità buona ha vinto anche quella volta!

Progetti futuri? dedicherete più tempo all’album e alla promozione o vi rintanerete subito in studio? Nessuna delle due cose! Abbiamo dedicato gli ultimi quattro mesi ad un tour intenso per promuovere il nostro ultimo album “Il Giorno dell’Assenza”. Negli ultimi due anni siamo stati costantemente incollati ai Love in Elevator e a questo disco e non ci siamo mai concessi distrazioni. Ora abbiamo tutti e tre bisogno di staccare un pochino da questo progetto, ci siamo trasferiti in città diverse e sempre più lontane e al momento non è più così facile trovarci con la stessa assiduità di prima e siamo convinti che un gruppo per affrontare dei buoni live ha assolutamente bisogno di quella assiduità. Inoltre stiamo partecipando tutti ad altri progetti di tour e registrazione: io con i Sakee Sed, Roberto con i Serpe in Seno e Chris con i 16 Barre e il suo progetto solista Boulevard Pasteur. Dopo questa pausa torneremo nuovamente nei panni dell’Amore in Ascensore.

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