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nofx URAGANO NOFX @ CARROPONTE
URAGANO NOFX di Mirka Dalla Gassa foto di VIOLA HCPH

Fare un articolo su un concerto è ripercorrere con la memoria tutto quello che hai fatto (anzi, forse meglio dire “ascoltato”) e rivivere le emozioni provate. Tenterò di raccontare ciò che ho vissuto in quei momenti, senza troppe descrizioni tecniche, le quali non sono nemmeno il mio forte… Erano le 19.00 di sera circa quando siamo arrivati al parco di Carroponte dopo svariati tentativi per rintracciare il luogo… e già dall’esterno dei cancelli la gente cominciava ad essere inconfondibile: calze a rete strappate, matita colata fino alle guance, ciuffi colorati, volti sporchi quasi quanto gli anfibi (insomma, i veri punk: quelli con i boots anche in agosto sotto il sole cocente). Ehh la gente da concerto, sfatta ancora prima di iniziare!  L’atmosfera era questa: l’aria calda sulla pelle, zanzare un po’ punk amichevoli, le luci rossastre del palco che col calare del buio si notavano sempre di più e donavano un tocco purpureo all’atmosfera… Così la gente comincia ad ammassarsi nella zona sotto al palco. Strisciando riesco a conquistarmi il posto top in prima fila, mi attacco alla transenna e osservo. Noto come il palco da vicino sia in realtà un palchetto a confronto di molti altri come il Rock in Idrho, ma… ok. Non si possono fare confronti, e quello di Carroponte è un “festivaletto” a cui non manca la carica di vitalità!! La gente comincia a stringersi sempre più forte, come se si stessero comprimendo in un’unica massa rivoltosa, desiderosa. Ad aprire il concerto ai NOFX arrivano i No Relax, band capitanata da Micky (ex bambole di pezza) e Joxemi (attuale chitarrista degli ska-p) i quali formano coppia fissa da qualche anno. I soliti commenti inappropriati dal pubblico come “mostraci le tette” e risposte taglienti: “a quasi 40 anni ancora me lo chiedete?”. Inizia lo show con vecchi pezzi, e già coi primi accordi fanno fede all’”indomable”, nome del loro ultimo disco. E alla resa dei conti effettivamente, di relax ce n’è stato gran poco! canzoni spagnoleggianti, ritmate ska… il pubblico inizia a scaldarsi, merito della cantante muy caliente y loca, dalla classica frangetta corta e gli stivaloni borchiati. E poi… ecco il momento tanto atteso, da me che non li avevo mai visti, e dal resto degli sballati che mi circondavano; s’innalzano i primi cori di protesta contro la situazione ed il sistema attuale… nell’aria risuona il nome della band, chiamati a gran voce in un misto di pogo, corpi già sudati e “chi non salta Berlusconi è”. Poi… che dire: per quasi due ore i NOFX hanno dato il meglio di loro stessi! Fat Mike cantava decisamente shallo e trasmetteva solarità e spensieratezza, ma pure rabbia e disprezzo. Sorseggiando di tanto in tanto dalla cannuccia un Campari attaccato all’asta del microfono, la camicia sbottonata alla terza canzone. Un intercalare di classici della band, bicordi roventi e pezzi da 2 minuti (ma di energia pura). La band non è cambiata dagli esordi e questo mi fa piacere, ha mantenuto la grinta e la decisione, la capacità di catturare e coinvolgere la gente grazie anche alle espressioni amichevoli impresse sul volto dei musicisti… e dalle penzolanti pancette! Uno dei pochi cambiamenti del tempo è stato il colore dei capelli del cantante: da sempre rosso fiamma, ora blu sbiadito!  È stato un bel concerto perché hanno animato il lato ribelle e festaiolo di ognuno di noi. A chiudere il tutto, salutandoci con una canzoncina “da sagra” suonata con la fisarmonica, proprio non volevano lasciare il palco e ne son stati letteralmente trascinati fuori. Nonostante la panza da birra insomma, sono rimasti i dreadlocks, i piercings e l’animo ribelle. questi ragazzacci tengono ancora botta!

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