TUBE & BERGER

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Live Review:

TUBE & BERGER

@ Plettro (3 Nov 2012) di Ilaria Devetag Chalaupka

Grandissima serata sabato 3 novembre al Plettro di Quero con il set di Tube & Berger. Per la prima volta in assoluto in Italia, nell’ambito del tour promozionale del loro primo album “Introlution”, il duo berlinese, formato da Arndt Roerig e Marko Vidovic, sceglie la serata “Glory Hole” (primo e terzo sabato di ogni mese) per l’unica data italiana del suo tour.

Se è la prima volta che li sentite nominare, abbiate fiducia, è solo questione di tempo. “Quella con Tube & Berger è la prima data che abbiamo fissato a luglio per il progetto Glory Hole” spiegano gli organizzatori dell’evento “abbiamo contattato loro agenzia poco dopo l’uscita dell’album. Li tenevamo d’occhio da un po’, ci eravamo accorti che erano molto interessanti, così abbiamo concordato la serata. Rientravano nel pieno della filosofia del nostro progetto: offrire al pubblico delle serate con dei dj e produttori non ancora di rango, ma di livello e promettenti sulla scena musicale. Alla fine, il successo del loro album ci sta dando ragione. ” Tube & Berger suonano insieme dall’età di 16 anni e hanno per la prima volta avuto grande successo nel 2004, con il singolo “Straight Ahead” (in cui compare la leggenda della new wave Chrissie Hynde) che è schizzato subito in vetta alla US Billboard Dance Radio Chart.

In seguito hanno prodotto molti altri pezzi, ma mai un album intero. “Introlution, titolo che è un mix delle parole introduction e revolution, è il nostro primo album in studio e abbiamo voluto che fosse composto solo da inediti” spiegano “non volevamo che fosse semplicemente una raccolta di nostre produzioni precedenti, doveva essere un progetto a sé. Ci abbiamo messo nove anni ad essere pronti per farlo e pochi giorni per mettere insieme le nostre idee e metterle concretamente in musica.”

L’album, uscito a fine giugno sotto l’etichetta Kittball Records (label fondata dagli stessi Tube & Berger in collaborazione con la dj e loro amica Juliet Sikora), è composto da quindici pezzi che, pur restando nel genere della deep house, mostrano influenze piuttosto differenti. “Ci rendiamo conto che forse abbiamo esagerato e nell’album ci sono tantissimi spunti” spiega Arndt “ma eravamo in una fase in cui avevamo bisogno di lasciare emergere tutto. Finalmente sentivamo di essere pronti, oltretutto la scena musicale stava cambiando, evolvendo prima dalla plastic techno, poi dalla minimal – che apprezziamo e che abbiamo anche prodotto, ma che non sentivamo nostre – verso un genere più melodico, in cui potevamo avere una storia da raccontare. Eravamo talmente entusiasti che, nel giro di un pochi giorni, avevamo pronte una trentina di tracce, purtroppo ne abbiamo dovute escludere molte.”

Tube & Berger, che raccontano anche di essersi conosciuti 19 anni fa sullo scuola bus, ma non aver provato esattamente amore a prima vista, provengono da un piccolo paese della Germania, ma da anni vivono a Berlino. Chiedo loro quanto la vita in una delle città più cosmopolite e creative d’Europa influenzi i loro lavori. “Berlino è incredibile, è una delle capitali della musica elettronica. Ci sono produttori da Parigi o Londra che vogliono sapere cosa succede a Berlino perché è lì che le cose accadono. Il problema di Berlino è che è talmente ricca di stimoli e cambiamenti, che ti può portare fuori dalla realtà, noi adoriamo la nostra città, ma qualche volta si sente il bisogno di scappare per potersi sentire veri e concreti. Il nostro pezzo Escape from Berlin esprime proprio questo”.

Domando loro come sia lavorare insieme quando producono la loro musica e quando suonano. “Spesso quello che capita è che uno dei due arriva con un’idea e l’altro è subito sulla stessa lunghezza d’onda. Questo, ad esempio,” spiega Marko “è accaduto anche quando abbiamo pensato alla collaborazione con Robert Owens per una delle nostre canzoni. Abbiamo deciso di contattarlo e lui accettato, gli abbiamo proposto tre canzoni e lui ha deciso per Slipknot. All’inizio ero un po’ confuso sull’effetto finale della canzone, ma poi l’ho trovata davvero geniale” conclude. “In consolle invece” aggiunge Arndt “abbiamo spesso delle conversazioni assurde. La gente crede che parliamo di musica, in realtà spesso l’argomento è tutt’altro. Molte volte le ragazze in pista”.

Il loro set dura due ore e mezza, spaziando tra pezzi del loro album, tra cui non possono mancare il primo singolo “Soulgood” e la splendida “Surfin”, all’ultimissima loro produzione con Milan Eringer, “Lovebreak” (da alcuni giorni numero uno sulla Beatport All Over Chart e da tre settimane al primo posto della Beatport Deep House Chart), fino a “Free Tribe”, singolo prodotto per il loro progetto di beneficenza, sostenuto anche da personaggi del calibro di Timo Maas o Ida Engberg, “It began to Africa” che si prefigge di aiutare giovani musicisti in Africa.

Le loro canzoni sono alternate da pezzi molto forti di altri producers. Il set, che passa dalla deep alla tech house, è travolgente. Il locale non è al completo purtroppo, ma è certo che tutti i presenti sono in pista a ballare. Appena finito di suonare, chiedo loro un commento a caldo “è andata benissimo” dice Arndt ancora in consolle “sono molto soddisfatto. C’erano delle bellissime vibrazioni tra noi e il pubblico, sentivamo che interagiva in continuazione e siamo riusciti ad esprimerci appieno. Vedi, da questa prospettiva, con la gente che si scatenava sotto di noi, avevo quasi la sensazione di essere in un club di Berlino e invece siamo in un locale praticamente in mezzo al nulla, è incredibile”.

Li saluto e li ringrazio molto, riflettendo sul fatto che “incredibile” è lo stesso primissimo aggettivo che mi è balzato in testa quando ho scoperto che Tube & Berger avrebbero suonato, per l’unica data italiana, così vicino, a poche decine di chilometri da casa mia.

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