tori amos

TORI AMOS
Live @ Teatro GEOX – 4 Giugno 2014

Nella scenografia si alternano un cielo stellato e un muro di mattoni grezzi, l’inconfondibile voce sospirata e sommessa, all’occorrenza ruvida e graffiata si sposa amabilmente con una presenza timida ed emozionata, al contempo passionale ed energica: questa la dolce contraddizione che ti fa volare nel magico e complicatissimo mondo di una donna, nello specifico di una Signora della Musica, in arte Tori Amos. Il 4 giugno il Geox di Padova si è trasformato nel teatro della rinascita del fringuello della Carolina, la bella cinquantenne che dopo un periodo di silenzio e lavori non di gran livello, è tornata a solcare i palchi italiani come solo una grande artista può fare. Entra in scena elegantemente emozionata, per la sua prima volta in Padua, come lei stessa poi ci ricorda. Da vera professionista si siede al piano rivolta verso la platea ed inizia il suo spettacolo con Parasol, poi si allunga con l’altra mano verso la pianola e si muove ondeggiando e gestendo i due strumenti come se fosse la cosa più semplice del mondo, senza risparmiare una voce impeccabile che commuove gli astanti con brani del calibro di Winter, per passare poi ad Oyster, uno dei pochi pezzi in repertorio tratti dalla sua ultima fatica, Unrepentant Geraldines. Siamo da entrambe le parti risucchiati in questo incantevole sogno che anche l’acquazzone universale che si scatena sopra le nostre teste e batte sul tendone del Geox, risulta l’adatto accompagnamento a Marys Of the Sea. L’intensità di questo viaggio sonoro cresce ancora di più quando Tori intona Toast, brano dedicato al fratello tragicamente scomparso, che poche volte l’artista ha proposto nei suoi live proprio per la carica emozionale che esso comporta. Siamo sempre più in simbiosi con lei, tant’è che alle prime due note di Cornflakes Girl non possiamo più restare fermi ai nostri posti e ci stringiamo tutti sotto il palco per condividere anche fisicamente quell’emozione. Tori è felice e nemmeno lei riesce a frenare la voglia di ballare con noi sulle note di una gran versione di Personal Jesus. Poi sulle note di Hei Jupiter ci saluta e se ne va, lasciandoci a bocca aperta a domandarci: ‘Ma è successo davvero?’

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