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The Winstons @Vinile, 15 gennaio 2016
di Francesco Nicolli

Anticipata dall’uscita del loro omonimo album d’esordio, la data al Vinile di Rosà di The Winstons desta curiosità e interesse. Grande infatti è l’occasione di ascoltare dal vivo la neonata band (ma c’è già chi parla di supergruppo, e non è un’esagerazione) composta dai “fratelli” Rob, Enro e Linnon Winston per l’unica data in terra veneta del loro breve ma intenso tour, che terminerà a fine mese. Dietro questi nomi d’arte si celano Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35, già Afterhours) e Lino Gitto (UFO) per un progetto ambizioso e di respiro internazionale, fortemente influenzato e ispirato al prog rock psichedelico degli anni 60/70, con particolare riferimento alla scena di Canterbury, ai Soft Machine di Robert Wyatt, ai Pink Floyd, a certi Doors, con il cuore rivolto, stando alle dichiarazioni degli stessi musicisti, ai Gong. Proprio l’evidente passione comune per un genere e un periodo lontano quasi 50 anni è stata la molla che ha spinto i tre artisti a lanciarsi in un’esperienza tanto stimolante e di qualità.

Già, perché la qualità della musica proposta dai nostri è evidente da subito, sia per chi ha avuto modo di ascoltare un po’ il disco prima della sera del concerto, sia per chi è arrivato al Vinile mosso da una sana curiosità intellettuale. Rob, Enro e Linnon salgono sul palco perfettamente calati nella parte, abbigliati in stile vintage, e la stessa strumentazione (chitarra, basso, batteria, tastiere, sax) fa capire che si tratta di una serata prettamente “analogica”. Il live si apre con “Nicotine freak”, brano d’apertura del disco stesso, ed è naturale e piacevole calarsi in atmosfere che riportano a un passato amato e celebrato. Uno dopo l’altro vengono eseguiti gli altri brani dell’album, che, detto per inciso, è un gran bel disco. Durante l’ascolto sovvengono, in maniera qui lampante, altrove meno, i riferimenti musicali già citati, altre a qualche altro che ci spingiamo a cogliere: Le Orme, i King Crimson, i Floyd di Ummagumma; in particolare, poi, potremmo lanciarci anche ad arditi parallelismi: Dell’Era in certi passaggi sembra Sid Barrett, così come Gabrielli potrebbe trasfigurarsi in Ray Manzarek durante “She’s my face”.

Evidente la complicità fra i musicisti, tre eccellenti polistrumentisti che si alternano anche alla voce e che rendono la serata memorabile offrendo al pubblico un fantastico live, la cui coda vede l’esecuzione della malinconica “Tarmac” (la preferita da Dell’Era, capiamo) prima di due splendide cover, “I know what I like” dei Genesis e “Changes” di David Bowie, gradito e partecipato omaggio al Duca Bianco. Applausi sinceri. In primis a The Winstons e poi a chi, superando logiche prettamente commerciali, li ha invitati a suonare nel proprio locale, dando la possibilità a quanti cercano qualcosa di diverso e qualitativamente elevato di assistere a un concerto di rara levatura. Prog rock is not dead!

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