The White Stripes

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white stripes The White Stripes


THE WHITE STRIPES

Sono proprio poche le band che dopo gli anni 90,in piena era digitale e con un mercato discografico in netto calo, sono riuscite ad emergere prepotentemente soprattutto grazie al passaparola dei fans. Credo che i White Stripes siano anche in assoluto una delle ultime grandi rock and roll band originali emerse negli ultimi 20 anni. Molto del loro successo è dovuto alle capacità tecniche di Jack White (aka John Anthony Willis) ottimo pluristrimentista, capace chitarrista e cosa vincente ottimo e ricercato produttore. Senza dimenticare la capace comprimaria, impeccabile e micidiale batterista nonchè cantante part time Meg White, fantomatica sorella, in realtà compagna di vita e di avventura musicale. L’esordio discografico risale al ’98 con un paio di singoli stampati inizialmente privatamente (Italy records, circa mille copie ciascuno ma solo un centinaio in vinile colorato! ) che fruttano loro un contratto con la ‘Simpathy for the rec. industry’.

Questi dischi come la maggior parte di quelli più quotati fu regalata ad amici o venduti ai concerti; stampati in poche copie ed in vinile colorato. La cosa interessante nella loro musica è sicuramente la rivalutazione del blues e del rock’n'roll in chiave minimale e metallica (molto elettrica e ben amplificata con una buona dose di ricerca sui suoni, per capirci). I riff delle composizioni sono micidiali e ficcanti come da tradizione ‘stones’. Un ruolo molto importante poi lo gioca la strumentazione: chitarre, amplificatori ed effetti sono tutti vintage con risultati irraggiungibili per il digitale. Anche la strumentazione usata per registrare i primi album è vecchia, dai microfoni ai registratori 8 piste usati prima del 1960. Il risultato finale è quello che ci vuole per il mix di blues/country e punk che rende benissimo nei dischi in  vinile. Così dopo una discreta gavetta arriva il grosso successo internazionale, in un crescendo inesorabile, con il quarto album ‘Elephant‘, registrato a Londra in appena due settimane. Il successo del lp (5 stelle su 5 dal R.Stone magazine) viene facilitato da un singolo quale ‘Seven Nation Army’. Nell’album è contenuto anche il remake di un classico dei classici ‘I just don’t know what to do with myself’ (non so che farne di me, all’incirca..) di B.Bacharach. Per questo pezzo viene girato un video con la regia di Sofia Coppola con la modella Kate Moss. Una idea molto semplice ma provocatoria con lei che improvvisa un balletto erotico/strip alla sbarra (stile locale serie B) che fà molto parlare e crea una miriade di imitazioni, tra l’altro. L’album ‘Elephant’ ed il tour promozionale mettono particolarmente in luce le doti tecniche di J. White che viene eletto dalla rivista R. Stone tra i 15 chitarristi migliori di sempre. Terzo singolo dell’album è la bellissima ‘Hardest button to button’ che traina l’album verso il grammy per miglior album di rock alternativo  nel 2004.

Questo fà dire a qualche critico musicale particolarmente entusiasta che i White Stripes sono la più grande rivelazione musicale dai tempi dei Sex Pistols. Due cose vale la pena aggiungere per capire la band: la combinazione dei colori rosso, nero e bianco che hanno sempre avuto per copertine, abiti di scena etc una grande importanza: “sono dei colori potenti ed evocativi nella migliore combinazione possibile; li trovi nella lattina della Coca cola come nella bandiera nazista; il bianco è evocativo di pace, il rosso richiama la passione o l’odio ed il sesso. Il nero è l’annullamento di tutto questo.” Fra le band che maggiormente possono essere avvicinate ai nostri, a parte MC5 e Stooges (casualmente di Detroit) c’è un bluesman come Blind Willie McTell o il leggendario Robert Johnason e sopratutto i Gun Club di cui Jack White si è sempre professato totale ammiratore (Sex Beat, She’s like heroin to me, For the love of Ivy sono canzoni che dovrebbero insegnare a scuola!). Fino a qui storia , critica e aneddoti. Posso solo aggiungere che sicuramente le quotazioni dei loro vinili sopratutto i 45 giri sono destinati a salire nel tempo (i vinili colorati prima stampa superano mediamente i 2/300 $ oggi) come successo per i superblasonati Nirvana. Per quello che riguarda l’album oltre la stampa USA/UK su V2 l’edizione più collezionabile è la stampa australiana con copertina differente (i due sono vestiti tutti in bianco, mentre nelle altre copertine hanno abiti neri e bianco/rossi). La stampa australiana arriva a circa 2/300$, ma la tiratura fu bassa e sono poche le copie messe in vendita. Vale la pena di cercarla perchè l’effetto ottico è notevole. La stampa standard V2 è fuori catalogo da parecchio (comunque l’album vendette più di 1,000.000 di copie) ed è stata riproposta in tiratura limitata vinile 180gr ; l’edizione originale con i dischi rosso e bianco a mio avviso è comunque destinata a quotazioni più alte dei 60$ oggi mediamente richiesti. Quello che conta comunque è che i due lp suonano da paura e la musica contenuta è uno degli ultimi esempi di grande rock!

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