THE VACCINES

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The Vaccines – recensione concerto al New Age

Mercoledì 12 Dicembre
di Enrica Sampong

C’è chi li considera “overrated”, forse sì, forse no, resta il fatto che i Vaccines, mercoledì 12 Dicembre si sono presentati al New Age di Treviso trasformandolo in una caldaia di puro indie-rock, più rock che indie.
La band londinese è riuscita a smuovere moltissime persone da svariate parti d’Italia: da Brescia, Eraclea, Pesaro a zone più limitrofe quali Jesolo, Mirano, San Donà, portandosi a presso addirittura fans londinesi.
Essendosi formati nel 2010, alle spalle hanno solo due album “What Did You Expect From The Vaccines?” del 2011 e “Come Of Age” uscito i primi di Settembre.
Il repertorio dunque è limitato, e in base alla scaletta, inverosimilmente, si sono focalizzati più sul primo album: forse per andare sul sicuro? Non credo, in quanto tra i due album non si notano molti caratteri di novità.
Son puntuali, ore 22.30 iniziano con “No Hope”, c’è chi la sa a memoria e la canta saltellando, c’è chi a malapena conosce il gruppo ma balla in ogni caso, perché effettivamente la batteria ti trascina al ritmo giusto e pure la voce di Justin Young ti coinvolge.
Il pubblico è esaltato più che mai e ciò ha creato un’atmosfera da non sottovalutare: che la band piaccia o no, non è poi così scontato riuscire a trovare gruppi che sappiano attirare numerose persone, ed è forse quello che manca nella scena della musica italiana.
Proseguono con una serie di pezzi sempre del primo album che riescono a far sudare i capelli e le t-shirt dei giovani, fino ad arrivare finalmente a uno dei brani nuovi “Teenage Icon”, dove il ritornello “ I’m no teenage icon, I’m no Frankie Avalon, I’m nobody’s hero, ooh-ooh”, trasforma la pista in un coro rockeggiante, confermando un fil rouge che porta avanti questo rock da schiamazzare e da ballare senza pensarci due volte. Per questo secondo album (portato a termini in pochissimi mesi), pare non si siano di certo complicati la vita: il tutto risulta facile ma sicuramente anche apprezzabile. Ciò è ben evidente anche in ”Aftershave Ocean”: nulla di particolarmente esaltante che però è in grado di portarti a muovere il bacino quasi inconsciamente.
Si ritorna al primo album con “Post Break-up Sex” e “All in White”, dove in quest’ultima si nota una combinazione tra le componenti della band a dir poco ben equilibrata, un equilibrio armonico che ti conduce alla voce di Justin Young, movimentato con la chitarra di Freddie Cowan e il basso di Árni Hjörvar, culminando nella batteria di Pete Robertson.
Escono dopo la fine del brano “If You Wanna” e rientrano poco dopo con “Bad Mood” dell’ultimo album: manca davvero poco alla conclusione del live e non sono ancora le 23.30; e questo i fans non se lo aspettavano, perlomeno desideravano un live di un’ora e mezza, ma in realtà i brani son stati fatti quasi tutti, ad esclusione di qualche nuovo pezzo. La band saluta il New Age con “Norgaard”, regalando al pubblico l’ultimo minuto di danze sfrenate.
Che i Vaccines non abbiano creato nulla di nuovo questo è poco ma sicuro; forse si sono inseriti in quella scena della musica internazionale in cui non ci si espone troppo e non si rischia, ma ci si basa su quei suoni certi che conquistino facilmente gli ascoltatori. “What Did You Expect From The Vaccines?” Beh, direi che mi aspetto non si spengano troppo presto.

 

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