THE POGUES – Rock In Idro 2014

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THE POGUES – GOGOL BORDELLO – SKA P
Rock In Idro 2014 – di Chiara Fantinato

‘The Future is Unwritten’, recita la scritta sul muro d’entrata dell’arena Joe Strummer di Bologna, citando le parole del buon vecchio cantante e chitarrista dei Clash e per un periodo anche cantante dei Pogues, band headliner di questo secondo, anche se in realtà primo, giorno di Rock In Idro. Mai come adesso questa frase è stata più vera, ma nella giornata di sabato 31 maggio, la musica, ci dimostra e ci ricorda l’importanza delle nostre origini, per esprimere la nostra rabbia e la nostra sete di cultura, che va oltre i confini di territorialità, ma prende allo stesso tempo origine dalla nostra essenza più popolare. Si inizia un po’ titubanti con le sonorità nostrane dei Lennon Kelly, degni eredi dei Modena City Ramblers, originari di Cesenatico. A penalizzarli non soltanto la diffidenza del pubblico italiano dei festival nei confronti dei gruppi casalinghi e dell’italianità in generale, ma anche e soprattutto un tempo un po’ ballerino che già ha fatto saltare la prima data del Rock In Idro, oltre ad un’orario accessibile solo per gli autoctoni e gli irriducibili che hanno piantato le tende nelle rade chiazze verdi dei parcheggi limitrofi. Dalla Russia con furore arrivano poi i Russkaja. La folla inizia quindi ad animarsi tra rivisitazioni di Duft Punk e Avicii in chiave skapunk, con sarcastiche incursioni di humor e folklore russo. Ritorno alle radici con l’hardcore punk degli inglesi Snuff, classe 1986. E il polverone monta. Un breve passaggio prettamente commerciale con i You Me At Six sul palco, utile se non altro per bersi la prima birretta e carburare il necessario per potersi buttare a capofitto negli anni 90 con le performance di Pennywise e Millencollin, che ci riportano agli anni d’oro degli skaters e della Epitaph Records, l’etichetta di Brett Gurewitz, chitarrista dei Bad Religion. In piena forma, nonostante i 25 anni di carriera sul groppone, i californiani Pennywise, il cui ormai mitico ‘OHOHOHOHOHOH’, riecheggia tra la folla anche dopo la fine della loro esibizione.

Più scadente e spento lo show degli svedesi Millencollin…si saranno stancati anche loro di suonare gli stessi quattro accordi di sempre? E poi arriva il vero spettacolo dei Gogol Bordello. 8 elementi provenienti dal Sud America, dall’Ucraina, dal Giappone, dagli Usa per un’iniezione di PURA VIDA. Un assaggio di quanto le culture del mondo siano una miniera infinita di possibilità artistiche, nonchè il vento che alimenta la passione e l’energia grazie al quale uno spettacolo del genere infiamma gli animi e crea quel subbuglio interiore e non, cui la definizione ‘bordello’ non rende giustizia. Teatro, musica, chaos, e sarcasmo sono l’antidoto dei Gogol per combattere la noia e l’ipocrisia. Un aggettivo, quest’ultimo, che si confà sempre di più agli SkaP, ancora schiavi del loro passato e del medesimo siparietto inneggiante alla liberalizzazione, che diede loro notorietà al tempo, ma che, ormai, sa di ‘successo garantito sulle giovani menti assetate di libertà e divertimento e tanto denaro in più nelle loro tasche’. Sono le 22,30, inizia a cadere qualche gocciolina di pioggia, che fa scappare il pubblico degli SkaP e dei You Me At Six, placa quell’inutile polverone e ci catapulta, sopra le malinconiche note di Straight To Hell dei Clash, nella verde e piovosa Irlanda. Ora è veramente tempo da Pogues. La tensione e l’emozione sono alle stelle quando la band irlandese in formazione originale, eccetto il defunto Phil Chevron, si presenta sul palco capitanata da Shane MacGowan, di fucksia vestito, con i suoi proverbiali sunglasses, il quale, biascicando le parole, annuncia il primo brano, Stream Of Whiskey. Una velata ironia che nasconde però un fiume di tristezza, quando si capisce che proprio gli eccessi gli hanno tolto quello che è stato il loro lasciapassare nell’olimpo della musica: un’irrefrenabile e dirompente grinta dentro e fuori lo stage. Gli astanti però non si arrendono e vogliono godere di quelli che furono gli Anthems di un genere più unico che raro, che fece scuola non solo in Irlanda, come ci dimostra la stessa line up di questa giornata del Rock In Idro.  Si improvvisano quà e là gruppi di simil danze irlandesi, cerchi di pogo, in quanto a farla da padrone non è l’esibizione in sé, per quanto tecnicamente ineccepibile, ma la foga e l’ostinata convinzione di chi quei pezzi li sente ancora vibrare nel cuore. Il futuro non sarà scritto, però il passato e le nostre origini ci guidano nel presente anche grazie alla musica, il segreto è saperla sentire!

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