The Bastard Sons Of Dioniso Live Review

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The Bastard Sons Of Dioniso Live Review di Davide Visentin
Metti una sera un trio che per arrivare a Quero dalla Valsugana ha preso la slitta. Metti un pubblico eterogeneo, composto per lo più di giovani scalmanate e genitori accompagnanti; aggiungici una manciata di persone che mettendo da parte ogni pregiudizio, pensano di dare una chance ai Tbsod e vedere davvero come se la cavano dal vivo. Infine, non dimenticare un gruppo spalla tra le migliori realtà emergenti del triveneto, quei Mondo Naif che faranno presto parlare di sé. Il venerdì sera del Plettro è così riassunto: un concerto che, se dal lato organizzativo forse lascia i gestori un pelo insoddisfatti, dal punto di vista artistico non ha niente da recriminare. Dopo un degno opening act del gruppo montebellunese infatti, il trio trentino guadagna il palco e si esprime al meglio, tra  melodie pop e riff decisamente più arrabbiati. La scaletta – visto il recente lancio di “Per non fermarsi mai” – è abbastanza scontata: tra “avvoltoi” e “porte in faccia”, “veleno” e il nuovo primo singolo “rumore nero”, il trio si esplora ad ogni nota e si lancia verso nuove direzioni musicali, tra disarmonie grunge e riff prog, non riuscendo tuttavia a scrollarsi di dosso del tutto la puzza di pop mainstream da dopo sbornia xfactor. Un dito medio a metà alla musica d’etichetta- specialmente dopo la rottura con la Sony – ma con un “grazie e arrivederci” sussurrato intimamente. Ai pezzi vecchio stile, come l’estratto dal primo album “Alice in wonderland”, si alternano infatti brani melodici e più “commerciali”, ad espressione di un background musicale solido che però finisce con l’esaurirsi in una scaletta che vuole dare un colpo alla botte – siamo più rock di ieri – ed uno al cerchio – siamo ancora dei teneroni pop che possono piacere alle ragazzine. Da quest’ultimo punto di vista l’esperienza sui palchi di Trl lascia il segno ed è evidente, soprattutto nel momento in cui da musicisti si diventa attori: a questo trio manca un frontman divertente, ed i riferimenti a grappe e “livelli di dissetanza” vari servono solo a mandare in visibilio il gruppo di teenager scatenate li sotto al palco. Strumentalmente c’è da dire che i tre si danno da fare e si difendono bene: le melodie siano esse aggressive o mielose sono ben curate; le armonie di chitarra e basso ineccepibili. L’esperienza macinata nel talent show si fa notare nelle parti corali ben composte e in cui difficilmente uno dei tre sbaglia una nota. Nel complesso un paio d’ore di musica gradevole, un gruppo che messi da parte ogni pregiudizio ed aspettativa, non ti rovina la serata ma ti lascia con l’amaro in bocca, perché fiuti nell’aria la voglia di underground ma vedi e senti ancora nitidamente l’influenza del demonio discografico rockofago; ed è un peccato, perché il rock c’è ma non si vede. Chissà che una cura depurativa fatta di live faticosi rimetta in contatto questo trio dalla buona volontà con il mondo sporco e sudato della musica vera alla quale, con mia somma sorpresa, anche i Tbsod sono degni di appartenere. Stay rock stay tuned. D.V.

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