Teho Teardo “Music for Wilder Mann”

teho_wilder

Teho Teardo

“Music for Wilder Mann”

Lumière, Pisa, 9/02/2014

“Quando mi è stato proposto di scrivere la colonna sonora di ‘Diaz’, dopo quella valanga di violenza non sapevo cosa dire, quindi ho scritto ‘Stare a guardare’”: così Teho Teardo introduce questa sera il pezzo che un paio di anni fa mi ha fatto innamorare della sua musica. La dolcissima catarsi che asciuga le guance alla fine di un film impossibile da guardare senza piangere. Gli occhi incollati ai pullman che riaccompagnano i ragazzi oltre la frontiera, con il loro bagaglio di dolore fisico e morale. Il paesaggio che si apre e la musica che spalanca la mente alla domanda senza fine.

Mentre Teho e Martina Bertoni intrecciano i loro magici suoni di chitarra elettrica, sintetizzatori e violoncello, alle loro spalle, proiettate sullo schermo del cinema, si stagliano una dopo l’altra le fotografie di Charles Fréger tratte dal libro “Wilder Mann: The Image of the Savage”, dedicato al progetto fotografico che ha portato l’artista a viaggiare attraverso diciotto paesi europei tra il 2010 e il 2011. L’opera porta avanti uno studio antropologico delle tradizioni e dei riti religiosi e pagani d’Europa durante i quali le persone si mascherano dando luogo a diverse incarnazioni del “Wilder Mann”. “Ho percepito un tocco universale in tutto questo perché molti dei diversi gruppi etnici avevano riti e tradizioni comuni tra loro, senza esserne a conoscenza” racconta Fréger, che ritrae queste affascinanti creature a figura intera, immerse nel contesto naturale, con indosso i costumi tradizionali realizzati con pelli di animali, piante, ossa e corna.

Dall’opera del fotografo francese prende il titolo “Music for Wilder Mann”, il concept album uscito un anno fa e nato a partire da una felice casualità. Un giorno, in una libreria di Berlino, Blixa Bargeld ha urtato uno scaffale e il libro di Fréger è caduto sul piede di Teho, che, come precisa stasera scusandosi per questa contravvenzione al dress code del rock’n’roll, si è fatto male perché portava i sandali. Il volume stava chiaramente reclamando la sua attenzione e Teho ha risposto, com’è sua abitudine, in modo creativo.

Tuttavia il concerto non è incentrato su questo album, che non viene eseguito nella sua interezza, ma ripercorre la vasta produzione dell’artista soffermandosi in particolare sui brani tratti da colonne sonore e inclusi nella raccolta “Music, film, music”. In questo senso il nome scelto per l’evento potrebbe definire non solo l’album ispirato alle immagini del fotografo francese, ma la musica di Teho in generale. Melodie per uomini selvaggi che, come nel volume di Fréger, vanno intesi come simboli di un’umanità intatta e universale e rinsaldano il rapporto che da milioni di anni si perpetua tra questa e la natura. Ascoltare la musica di Teho è come trovarsi soli in mezzo a paesaggi sconfinati. Fruscii di foglie, scalpiccio di passi, vorticare di granelli di sabbia nell’aria fino agli squarci temporaleschi, al rimbombo dei terremoti. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Il suono affonda la potenza degli elementi nel nostro corpo, lo sentiamo scivolare lungo le nostre pareti interne, ispezionare i nostri organi, di volta in volta accarezzandoli, graffiandoli, percuotendoli. Come quando contempliamo il cielo o il mare, fino a sentirceli dentro.

L’acustica del Lumière di Pisa è perfetta per questo tipo di esperienza, la musica riempie lo spazio esteriore e interiore esaltando i singoli strumenti che, con un impatto ancora maggiore che su disco, tessono trame accurate di pieni e di vuoti e tendono a rimanere ben definiti senza impastarsi. Riff di chitarra martellanti vengono tagliati da affondi di violoncello, accarezzati da scie di archi, sonorità elettroniche si distendono a impostare atmosfere o cadono rapide a punteggiare la trama sonora. Oggi è possibile apprezzare ogni sfumatura e vivere il concerto in tre modi diversi: chiudendo gli occhi e lasciandosi invadere dalla musica, osservando le immagini dietro i musicisti come se stessimo seguendo il percorso di un’esposizione museale, oppure riportando le astrazioni sonore alla fisicità delle mani dei musicisti che ora pizzicano ora percuotono le corde, agli archetti con cui a volte vengono suonati sia la chitarra sia il violoncello, agli spray responsabili dei fragori di “Attonita”, al cellulare che viene fatto “cantare” a contrasto con le corde della chitarra.

Teho è di buon umore, si vede che questa è la sua dimensione: lo spazio intimo e accogliente lo fa sentire particolarmente vicino a un pubblico affettuoso. Sorride spesso mentre suona e ci diverte con una sfilza di aneddoti, ad esempio sulla lite che ebbe con il bassista degli Wire per motivi di royalties e che lo portò a lasciargli i suoi riff e a tenersi quel che rimaneva del pezzo incriminato, che sarebbe poi diventato “Wilder Mann”. Racconta di quando suonava coi Meathead a Pisa, al centro sociale Macchia Nera, e di quando divise il palco del Metarock con i Morcheeba e gli Almamegretta, senza avere a disposizione nemmeno un camerino. Poi introduce un brano tratto dalla colonna sonora de “Il gioiellino” precisando che al tempo fu proprio a Parma che la pellicola ispirata alle vicende del crac Parmalat ottenne meno successo. Attira la nostra attenzione sulle sue cuffie spiegando che gli assicurano anche sul palco la preziosa presenza di un tizio che lavora alle sue dipendenze, il Click, ovvero il metronomo.

Parla davvero molto stasera: a momenti sembra di stare nel salotto di casa sua a chiacchierare tra un bicchiere di vino e l’altro. Lasciandoci ogni tanto distrarre da qualche bel quadro appeso alle pareti (io per esempio mi imbambolo davanti a una ragazza selvaggia eppure elegante che ci fissa con occhi indagatori sotto la rossa chioma e al cospetto di un trio di teste carnevalesche di animali, con le bocche spalancate e i dentoni in bella vista). Il vino ce lo prendiamo comunque dopo il concerto, visto che in fondo alla sala c’è un bel bancone bar con allestito un ricco buffet. Qui trovo perfino la zuppa con cavolo e fagioli che mi faceva sempre mia nonna e che mi fa un effetto madeleine proustiana chiudendo in bellezza questa splendida giornata.

facebook Teho Teardo “Music for Wilder Mann”twitter Teho Teardo “Music for Wilder Mann”google Teho Teardo “Music for Wilder Mann”tumblr Teho Teardo “Music for Wilder Mann”email Teho Teardo “Music for Wilder Mann”pinterest Teho Teardo “Music for Wilder Mann”