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tarm T.A.R.M LIntervista!

So di aver abusato di questo escamotage, vista la mia conclamata incapacità di dare inizi decenti ai miei articoli- ma sto scrivendo questo pezzo, mentre mia moglie si sta facendo un aerosol  di acqua e sale con un asciugamano in testa. Ciò detto, sabato sera ho intervistato i Tre Allegri Ragazzi Morti: o meglio, ho intervistato Enrico, bassista del gruppo, visto quattro chiacchiero con Davide Toffolo le avevo già fatte a suo tempo in quel di Riese Pio X, in occasione di uno spettacolo multimediale con il regista Vignolo e i Melt. In mattinata mentre andavo al lavoro (ringrazio il cliente che mi ha dato di che sgobbare sabato e domenica, lo possino…), ho avuto modo di ascoltare il loro ultimo album, che non mi ha stupito solo perché mio cugino Danilo mi aveva preventivamente avvisato: “Guarda che i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno fatto un disco dub!”. Mi aspetto sempre novità dal terzetto pordenonese, ma non c’era mai stato, nella loro carriera, uno scarto così netto come quello segnato dalla loro ultima opera. Ovviamente, non potevo esimermi dal chiedergli come mai un gruppo di punk rock estremamente viscerale (ma non solo), abbia deciso di rallentare così tanto il ritmo. Enrico: (Ride) Io (a Davide): dovevo chiedere a te, vero? Davide: Chiacchierate, chiacchierate! Enrico (si ricompone): Ci siamo inscimmiati per i fatti nostri, suonando roba simile in sala prove all’inizio solo divertirci, ma, poi, abbiamo deciso di realizzare un disco con questo sound, chiedendo la collaborazione di un esperto in materia come Paolo Baldini di Pordenone, che aveva già collaborato con gli Africa Unite. E così è nato questo matrimonio tra la nostra musica e il mondo reggae-dub, apparentemente lontano, anche se noi siamo sempre appassionati di queste sonorità e assidui frequentatori del Sunsplash. In ogni caso, tutti sappiamo come il punk ed il reggae, già dalla fine degli anni ’70, siano sempre andati a braccetto. S&V: Com’è stato il passaggio tra un genere immediato e istintivo come il vostro punk rock, ad uno che, da sempre è più legato alla produzione e all’ingegneria del suono? Enrico: Ne discutevo prima con un mio amico- questo, in realtà, disco è suonato dall’inizio alla fine! Molti hanno parlato a sproposito di elettronica, ma anche i pochi effetti che abbiamo utilizzato, alla fine,  sono per lo più meccanici e azionati a mano, uno po’ come quelli che usava Lee Perry. Diciamo che, in questo disco, il suono risulta più levigato del solito. S&V: Ho visto il cartone animato che accompagna il brano “I Primitivi del Futuro” , un video molto ben realizzato. Enrico: L’autore si chiama Michele Bernardi, un nostro caro amico, che collabora col gruppo da parecchio tempo e si è occupato dell’animazione di alcuni fumetti di Davide. In realtà, questo cartone è stato una sua espressione personale, che poi Davide ha montato. ma non si tratta di un vero e proprio video. Abbiamo scelto quella canzone (probabilmente la meno commerciale dell’album) solo perché era quella che si adattava meglio alle immagini. S&V: a chi le faccio le domande sui testi delle canzoni? Davide: A lui, che è bravo! Io: ti tocca! Sempre sulla canzone “I Primitivi del Futuro”- parla di devoluzione o nega che ci sia stata un’evoluzione? Enrico: … S&V: Gli altri ti stanno guardando con una certa aspettativa! Enrico: Ma io credo di sapere la risposta. Sto solo cercando di interpretare la domanda! Se Davide fosse qui potrebbe rispondere lui… S&V: Peccato che non ci sia! (Davide se la ride) Enrico: Questa canzone si richiama alla filosofia del primitivismo, che cerca di trovare risposta ai problemi della nostra civiltà nel neolitico. S&V: I personaggi delle vostre canzoni sono sempre un po’ malinconici. La malinconia è un antidoto all’omologazione? Enrico: Una volta ti avrei risposto di sì, avendo io dei trascorsi un po’ darkeggianti. Ma, alla fine, è solo uno dei tanti aspetti della vita quotidiana che tutti, chi più e chi meno, affrontiamo. Quindi non ci si può considerare speciali solo perché si è malinconici. S&V: Sei stato bravissimo! E lui mi regala la maschera del gruppo con la quale ho seguito il concerto e sono tornato a casa la sera (anche se, con gli occhiali inforcati sopra, devo aver avuto un’aria abbastanza ridicola- fortuna che non mi hanno fermato i vigili!). Per quanto lo spettacolo fosse stato poco pubblicizzato, lo Shindy è pieno zeppo di gente quando i tre (più un secondo chitarrista) salgono sul palco e iniziano a suonare la title track dell’ultimo album. L’atmosfera è meno scatenata del solito: niente “bacini e rock ‘n roll”, ma un sound insinuante e mistico. Il tour è puramente promozionale dell’ultimo album, che, infatti, viene riproposto nella sua interezza. Immagino che i TARM debbano ancora affinare le versioni live delle loro ultime canzoni, ma confesso che mi sono divertito di più quando hanno proposto i loro classici come “Mai Come Voi”, “Occhi Bassi”, “Il Mondo Prima”. La chicca è stata una lunga medley dub (sarà durata almeno mezz’ora) nella quale, tra improvvisazione e cazzeggio, sono stati declamati i testi delle loro canzoni, su una base scarna e pulsante- un po’ sfiancante, ma indubbiamente originale. Il pubblico sembra aver già assimilato il nuovo corso del gruppo (le canzoni nuove venivano cantate a memoria da un sacco di persone), però l’impatto della conclusiva “Ogni Adolescenza”, che ha rischiato di far crollare il locale, mi fa pensare che “I Primitivi del Futuro” resterà un ottimo disco, i cui brani, però, difficilmente diverranno classici live. Ma potrei anche sbagliarmi!

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