STEEL PANTHER @ NEW AGE

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STEEL PANTHER
New Age 19.06.14

Ogni concerto degli Steel Panther è pura esternazione di amore. E non solo del tipo con cui, tosto e dritto, riempiono nei backstage ogni buco immaginabile delle vostre fidanzate o figlie, ma, soprattutto, quello  indiscutibile verso la musica che suonano e che, in parte, hanno aiutato a riportare in auge. Ci si può chiedere che senso abbia suonare nel 2014 heavy metal cotonato figlio diretto di gente come Motley Crue, Def Leppard e, perché no, Bon Jovi. Volendo ragionare in termini scaruffiani, assolutamente nessuno! E’ musica puramente rivolta al passato che nulla aggiunge all’evoluzione del nostro beneamato rock’n’roll. Inoltre l’atteggiamento dei quattro californiani, sfacciatamente grottesco e demenziale (in questo ricordano, e tanto, i Beastie Boys degli esordi), e la monotematicità dei loro testi (per chi non l’avesse intuito: fica, fica e, infine, fica) non li rendono esattamente tarati sul buon gusto alternativo o midcult oggidì imperanti. Sapete, però, qual è il punto? La musica che emerge dal marasma internettiano di oggi, sotto una patina di insostenibile seriosità, è terribilmente noiosa e mediocre. Credete che, tra dieci anni, esisteranno cover band del Wilco (che pure apprezzai dal vivo, ma di cui oggi non ricordo una singola canzone!), degli Arcade Fire, di Sufjan Stevens? Sono convinto di no, per il semplice motivo che quella roba, figlia degna dell’epoca dell’attenzione breve, può anche piacerti, ma amarla è pressochè impossibile. Esattamente il contrario del “hair metal” ottantiano, di cui tutto si può dire, tranne che non scateni reazioni forti (anche di rigetto).

E, poi, in quale concerto, al giorno d’oggi, vengono chiamate, al top del climax, una decina di fan scatenate a ballare sul palco, per essere poi istigate a mostrare le tette e a slinguarsi tra loro davanti al pubblico (cosa, regolarmente, avviene in abbondanza)? Ad uno degli Steel Panther, mica dei Sigur Ros! Intendiamoci: non ne faccio una questione di machismo. Una volta anche la musica ricchiona era divertentissima… come si sia passati dai grandiosi Village People alle lagne di Anthony and the Johnson è, per me, un mistero insondabile! Se le mie considerazioni non vi hanno ancora convinto (incompetenti!), aggiungo che gli Steel Panther hanno farcito i loro tre album di brani strepitosi, vere bombe di energia e melodia a cui basta un solo ascolto per prendere possesso del tuo cervello e farci danni dentro, e che, ovviamente, i palchi sono il loro habitat naturale!

Giovedì al New Age non hanno fallito un colpo, dall’iniziale doppietta “Pussywhipped”- “Tomorrow Night”  fino alla conclusiva bonjoviana “Party all Day (Fuck all Night)”. La tensione è rimasta sempre sopra il livello di guardia, sia nei brani anathemici (qualche titolo a caso: “Just Like Tiger Wood”, “Gang Bang at the Ol’ Folk’s Home”, “Glory Hole”….), sia nelle ballate come “Girl from Oklahoma” e “Community Property” (romanticissima, non fosse che il cantante Michael Starr si riferisce al suo uccello). Insomma, gli Steel Panther non cambieranno la storia della musica, ma regalano a chi ascolta i loro dischi, guarda i loro video e, soprattutto, assiste ai loro concerti divertimento senza compromessi…. In particolare alle ragazze che, al termine dello spettacolo, fanno la fila per entrare nel backstage: i quattro saranno demodè, ma hanno decisamente vinto loro!

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