ST VINCENT – Live Report

StVincent09

ST VINCENT – Live Report
Live @ Sesto al Reghena (PN) – 6.07.2015
di Luca Sartor

Tanti anni fa mi e’ capitato di totalizzare zero nella mitica schedina enalotto. Cavolo e’difficile fare 13 ma zero ho pensato non deve essere tanto meno! Cosi sono finito da un amico che di matematica e statistica ne masticava piu di me, che mi ha mostrato come statisticamente e’ molto piu comune quest’ultima combinazione ,circa 10/100 volte di piu. Cosa ha a che fare questo con Annie Clarck ovvero St Vincent? Semplice, la musica e’ matematica, chi suona o produce musica ha ben chiara la cosa, sopratutto se lavora col computer. Allora arriviamo alla domanda delle domande in musica. E’ piu facile scrivere la pop song perfetta, quella che finisce in classifica e che tutti cantano, un brano con un bel testo con degli arrangiamenti avvincenti se non innovativi oppure un brano sperimentale, in tutta liberta’dove si possono sovvertire regole ed abitudini arrivando a comporre magari una canzone cult (tipo lo famo strano?) . Il tipo di musica che piace ai critici o giornalisti musicali ma che lascia poca traccia del passaggio nel mercato. St Vincent arriva sul palco di Sesto al Reghena quasi puntuale e le luci della sera danno un tocco in piu alla scena in cui luci blu e rosse sono dominanti. Lei algida , bellissima, con un vestitino nero che sembra fatto di foglie di vite. Al suo fianco una ragazza giapponese che passa dalla chitarra al synth con disinvoltura. Tanto le chitarre suonano come synth e i sintetizzatori pieni di effetti suonano saturi e distorti piu delle chitarre. La ritmica del batterista dei Dapt King -gruppo funk per eccellenza- scelto per questo tour e’ da metronomo. Peccato che non ci sia un ritmo dritto, un broken beat che fa di tutto fuorchè invitarti al ballo.

E pensare che la divina aveva annunciato che il suo nuovo disco era nato come musica da ballare ad un funerale (???). L’assalto sonoro e’ immediato, la bellezza o la bravura delle due belle frontgirls non alleggerisce a mio avviso la situazione. Cantato melodico e dolce su una base musicale spesso ricca di distorsioni (formula ben collaudata in passato, per altro). Il pubblico assorto, ipnotizzato sembra gradire una cosa che entra in orecchio ed esce dall’altro. I brani sono costrutiti volutamente in modo complesso da risultare quasi prevedibli nella ricercatezza della imprevedibilita’. Un paio di assoli rubati a Scary Monsters di Bowie, qualche cosa dei Depeche Mode giusto per addolcire la pillola.

Nel tour con David Byrne il vero genio le aveva parato il culo col suo pop geniale e i classico i dei Talking Heads , messi qui o li per alleggerire la tensione che permea dalla musica di St Vincent, ma qui manca il contraltare!

Troppo cerebrale, queste cose preferisco ascoltarle a casa leggendo i testi (molto belli comunque) qui vorrei una fisicita’ od una immediatezza che pretendo in un concerto. Non prevenuto. La prima della classe , dopo un bis esce di scena tra il pubblico lasciando i loop elettronici a terminare  il concerto. L’abbondante pubblico sembra aver ben gradito la serata. Personalmente ho la sensazione di aver buttato via tempo e soldi per qualcosa che non mi ha minimamente preso neppure per un attimo. Bella ,brava, tutto ben suonato, ben studiato, scena perfetta, palco minimale stupendo, musica futirista(??? dicono…) non ho visto o sentito anima o poesia in questo concerto. Un po’come il mondo oggi. Ho anche saputo che la divina ha pigliato in questo piccolo festival un cascet cospicuo, da top star! E io che pensavo avesse suonato al Sexto ‘Nplugged per ben altri motivi! Proprio vero, chi vive rock and roll e chi lo suona solamente. Io semplicemente forse sono fuori tempo massimo, insomma non capisco ma mi adeguo.

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