Rumori dal Lago

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RUMORI DAL LAGO  – HARDCORE, AUTOGESTIONE E SENTIMENTO

A me non piace la parola “scena” quando si parla dell’hardcore. Fondamentalmente perche’ non vuol dire niente. Tanta, troppa gente se ne riempie la bocca avvicinando più o meno a quanto fa figo o gli serve, quelle due consonanti h e c a nomi di citta’ a caso. Peccato che dietro alla parola “citta’xyz  hardcore” la maggior parte delle volte non ci sia un emerito cazzo di niente. Dov’e’ la coesione tra la gente di una stessa citta’ o provincia che si sbatte per creare situazioni lontane dalle logiche di profitto, lontane dai locali di merda alla moda e accomunate dall’HARDCORE che non e’ solo un genere musicale ma un filtro con cui guardare questo mondo di merda? Ecco, ogni volta che metto piede a Trento vedo questo. Ragazzi più o meno giovani che si organizzano insieme per creare un’alternativa decente a chi li vorrebbe solo come un pubblico pagante al concerto del gruppone che costa come una giornata di lavoro. Prendete come esempio sabato 16 luglio Rumori dal lago edizione 3. Un lago a caso in provincia di Trento raggiungibile solo chiedendo info via mail. Nove gruppi della zona e due da fuori. Cibo vegan. Banchetti. Teloni sopra gli alberi per scongiurare la pioggia. Insomma una festa autogestita con i controcazzi che tanto mi ha ricordato il punkepaltan o il kaosinbrenta. Si arriva e c’e’ un bel po’ di spazio per mettere le tende.

Si scende e a ridosso del lago ecco allestito il concerto. A destra due furgoni dedicati al bar con prelibatezze fatte a mano e alcolici. Da notare che a chi prende da mangiare viene dato un piatto di ceramica e posate di ferro che vengono lavate dagli stessi e riutilizzate. Grande cosa, infatti di merda e rifiuti in giro neanche l’ombra. Verso le 8.30 cominciano i concerti.  (In realta’ il primo a suonare verso le 7 e’ mr. Gab De La Vega da Brescia con il suo folk acustico-ma io non c’ero ancora quindi non so com’e’ stato). Il primo gruppo sono le Piccole porticine scorrevoli per gatti. Fanno un crossover strumentale abbastanza pulito che asseconda appieno l’orario di cena. Subito dopo li seguono i Left in Ruins. Olly, Piff, Lorenzo e Fibra suonano un hardcore bello veloce e urlato. Mi piacciono. Cala il buio e con lui si alza un’umidità micidiale. Siamo sulle rive di un lago, direte anche voi. A scaldare le ossa dei presenti ci pensano i Dust into your eyes. Punkrockers simpatici e scanzonati che suonano per un bel po’ prima di lasciare lo spazio ai No more flag. I ragazzi fanno streetpunk. Finchè suonano c’è gente che vola, scivola sul fango, urla. E’ un coro unanime al grido della canzone “Against discrimination”. Personalmente la voce femminile non mi entusiasma tantissimo ma sono gusti. Dallo streetpunk all’hardcore melodico senza tanti fastidi. E’ il turno degli Inedya. Attivi dal 1996 i ragazzi suonano un hc veramente fatto bene. Al di là che il genere possa piacere o no. La gente canta a memoria i testi, poga e si dimena. Finito il loro concerto, Pol resta alla voce e al basso e dietro di lui prendono in mano gli strumenti Gabri, Donny e Leo. I Congegno sono al completo. Suonano per più di mezz’ora e spaccano come sempre.

La stessa cosa si può certamente dire dei loro compari Attrito. Uno dei migliori gruppi hc in circolazione adesso. Punto. Non servono tante parole. E’ tardi e tocca agli Smashrooms. L’hardcore dei bresciani è una frecciata. Veloci e cattivi. Gli ultimi a cimentarsi sono i baresi A Testa Bassa. Merito delle grappette casalinghe ai mille gusti o delle mille birrette ma sono le 3 di mattina e ancora c’è gente che poga e fa casino. I ragazzi ci danno dentro a più non posso. Avranno suonato fino alle 5. Tanto di cappello. Un festival con i contro coglioni e a chi si è sbattuto e continua a farlo organizzando feste così resta un solo aggettivo. Grandi.

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