Rock Icons – David Bowie

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david bowie a 2008 300x300 Rock Icons   David Bowie
SPECIALE ROCK ICONS – DAVID BOWIE
Sound And Vision Magazine (Oct 2008)
Illustrazioni di Andrea Blitz e Osvaldo Casanova

spaceoddity Rock Icons   David BowieDivinità della metamorfosi artistica, David Robert Jones (8 Gennaio ’47) è “la tela nera su cui la gente ha impresso i propri sogni”, l’azzardato innovatore e sperimentatore del rock moderno, la star che ha reso il rock globale contaminandolo con teatro, mimo, danza, cinema e arti visive. David Bowie, più semplicemente. Cresciuto nelle sfavillanti ed eteree  atmosfere della “Swingin’London” di Beatles, Rolling Stones, Who e Pink Floyd, durante gli studi come grafico pubblicitario si appassiona alla musica cantando e suonando il sax in piccole band underground, a cavallo tra gli influssi folk dylaniani, blues e tentazioni psichedeliche statunitensi, fino a pubblicare il primo omonimo album nel ’67, acerbo e poco impegnato. Due anni dopo nella perfetta collocazione storica del primo sbarco sulla Luna, nasce “Space Oddity”, tra l’incipit sinistro e perso, un ritornello struggente, il mellotron mefistofelico e spassoso e dissonanze ammiccanti, perfetta coda-eco del kubrickiano “2001: Odissea nello spazio”: la prima ballata glam-rock che farà da caposolido dello stile che si reinventa a seconda di ciò che la critica vuole, di ciò che l’innovazione subodora e di ciò che può incantare meglio, discostandosi così all’autocelebrazione del rock pacifista.

tmwstw 150x150 Rock Icons   David BowieE’ su quest’onda di sperimentazione metamorfica che nasce il più grande capolavoro in cui Bowi e diventa l’alchimista cesellatore di un personaggio a metà tra un alieno ed un attore, in una sorta di fumetto trash fantascientifico e truccato, protagonista del concept album “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars”. L’ascesa ed autodistruzione di un rocker ultramoderno, che cade sulla terra, diventa divinità per una sola stagione, fino a ripiombare nel nulla dell’anonimato. E’ il teatro nel teatro, la celebrazione dell’opera tutta di Bowie, sulla scia del quarto d’ora di intero di tutta la produzione di Bowie. L’omonimo album non è però all’altezza del singolo, ma Bowie è astro in ascesa, e trova ispirazione nell’incontro col mimo-ballerino Lindsay Kemp, dal quale assimila voracemente l’intensità drammatica e teatrale di ogni movimento, e con Mick Ronson, iniziando la seconda strada evolutiva: da folkman al rocker ambiguo del capolavoro “The Man Who Sold The World” (’70), tra sonorità aspre, bassi prorompenti e chitarre sciabolanti ad accompagnare la voce qui strozzata di David. L’organo orientaleggiante, il riff armonioso e le percussioni coinvolgenti fanno la fortuna della stessa title track dell’album (ripresa in versione grunge dai Nirvana), nello spazio tra l’hard-rock funambolico dei Led Zeppelin (“Black Country Rock” e le perversioni sonore Velvet Underground memori di “Width Of A Circle”.

ziggy Rock Icons   David Bowie“Hunky Dory” (1971) è manifesto del glam-rock con travestimenti fantascientifici, tutine spaziali e rossetto che fanno di Bowie l’icona dell’avanguardia modaiola.  Atmosfere pop spensierate miste al folk e alle sonorità misteriose dei VU, a celebrare il mito americano attraverso una galleria di ritratti da Lou Reed a Frank Zappa. Bowie splende nell’Olimpo della musica tra la “Changes” lounge d’avanguardia, e la ballata immaginifica “Life On Mars”, tra voce esaltante e arrangiamento orchestrale da manuale, a   racchiudere la società dei costumi attraverso gli occhi di una giovane che fugge da essa rifugiandosi nella finzione cinematografica. Bowie è maschera celebrità warholiano, della parodia del divismo stesso, della società dell’immagine; Ziggy incarna gli stereotipi della scena rock, tra Mick Jagger e Jim Morrison. Il messaggio verrà talmente assimilato da rendere immortale lo stesso personaggio, paradossalmente, in una realtà che supera la finzione scenica imponendola così al mondo fino a farla prevaricare su tutto. The Spiders From Mars suoneranno rock similpunk e ballate tenere, il tutto celebrato dallo stile glam, di chitarre affilate, archi pomposi e voci eccessive per parodie semi-serie.

Ziggy, uomo delle stelle, è invocato dalla ballata leggendaria “Starman”, “Hang Yourself” ispirerà la celebre “God Save The Queen” dei Sex Pistols. Infine la title-track esalta la fine dell’immaginario messia musicale, tra chitarre gracchianti a David Bowie sottolineare l’orda di fan famelici, in una specie di suicidio del rock’n'roll, tra riflessioni sullo star system e sulla fuggevolezza della vita. Nasce l’ambiguità del rocker, che si trucca e veste come una diva consumata, produce “Transformer” dell’amico Lou Reed e “Raw Power” degli Stooges di Iggy Pop, dichiara la propria bisessualità in diretta televisiva, e lancia “Aladdin Sane” (gioco di parole per A Land Insane), un mix di realtà post-atomiche e malinconie. E’ il funerale sarcastico del glam rock, officiato da un osservatore decaduto, regale e ferito, che si scruta e capisce che il glam è finito, gesto reso tangibile nell’ultima data del tour in cui, con un gesto plateale, fa morire sul palco Ziggy Stardust e scioglie i suoi Spiders From Mars. L’arte imita la vita e la crea, il mago determina la morte delle sue creature per non restarvi schiacciato sotto, il re del glam rock capisce che il pubblico potrebbe sotterrare l’idolo tanto velocemente quanto l’aveva esaltato, e lo anticipa, spiazzandolo e divenendo manager di sé stesso.

diamond Rock Icons   David BowieNel 1974 esce “Diamond Dogs”, tra horror e ispirazioni alla Orwell, la cui celebre copertina raffigura visivamente la transizione fantascientifica di Bowie, mezzo uomo e mezzo cane, e le cui storie raccontano di sopravvissuti a catastrofi atomiche che hanno ridotto l’uomo a stolto essere senza forma, in session caotiche e terrore del futuro tecnologico. Dell’album colpirà alla lunga il singolo “Rebel Rebel”, un po’ Stones e del tour la scenografia apocalittica di Jules Fisher, tra navicelle spaziali e grattacieli in rovina, su cui troneggerà Bowie in cima ad una gru. Un nuovo dandy smarrito e più chic, che centra la propria attenzione nell’America musicale, tra disco-music, r’n'b e funky, vivo anche nel successivo “Young Americans” (’75), tra piano e sax in evidenza, celebrato dalla critica, per i nobili esercizi distile tra vocalità sopraffine e session altissime, seppur inaridito nei testi. Trasferitosi a Los Angeles vive tra pusher e solitudine, fino a che nacque “Station To Station” (’76), che partorirà il nuovo personaggio di Bowie, il Duca Bianco, tra pantaloni neri, capelli impomatati, aristocrazia alienata dalla paranoia urbana ed un mix di chitarre, elettronica, sintetizzatori alla Kraftwerk e black music, a cui seguirà la versione live due anni dopo, ancora superiore. Ospite sul palco, l’amico Iggy Pop, col quale Bowie si ritroverà a Berlino per ricominciare a volare.

heroes Rock Icons   David BowieE’ la scena musicale  dell’elettronica ad ispirarlo, in cinema espressionista di Lang, il cabaret brechtiano e la nuova dimensione pittorica tedesca, e da qui l’ispirazione per la celeberrima trilogia berlinese “Low-Heroes-Lodger”, frutto della collaborazione con Brian Eno. Eno fungerà solo da coaudivatore nel sodalizio per il primo capitolo, “Low” (’76), album strumentale in cui la voce è pennello discenario sonoro definito. Da esso verranno estrapolate “Sound And Vision” tra batterie costanti e glaciali sintetizzatori, e la lunga “Warszava”, asettica e dotata del canto senza parole a rievocare le lingue balcaniche. “Low” sarà uno degli album più importanti della scena nurock mondiale, nonché anticipazione d i “Heroes ”, tra ambient, allucinazioni sintetiche e vibrazioni con spiragli di ottimismo. “Heroes”, la mitica title track, è la canzone in cui si sposano hardcore e glam-rock, beat e  surrealismo, l’album più melodico per Bowie, forte di una voce a tratti straziante e pia, altissima nel disperato grido doloroso tra le macerie di un mondo alla rovina, il fallimento disilluso dell’uomo romantico, la rassegnazione, la volontà (“we can be heroes, just for one day.. though nothing will keep us together…”), la metafora della storia di due amanti berlinesi ostacolati dal noto Muro, la consapevolezza che quell’amore finirà nel momento stesso in cui verrà vissuto.

scary 150x150 Rock Icons   David BowieSeguirà “Lodger”, album del ’79, anticipatore dei loop nella ricerca della casualità della composizione, e pieno di esperimenti etnico-dance-elettro-rock di cui Peter Gabriel e Kate Bush saranno debitori . L’esilio berlinese trasformerà l’artista malato in uomo maturo, tra cinematografia e musica sperimentale e più che mai ispirata. “Scary Monsters /And Super Creeps” sarà la congiunzione tra l’avanguardia tedesca e al successiva propensione per la popdance, di cui “Ashes To Ashes” sarà il fulcro, nella riproposizione delle disavventure del Major Tom, in rintocchi aspri del synth ed eco altisonanti e stranianti, per il cui videoclip il genio sarà travestito da clown allucinato. Memorabile. La carriera degli anni ’80 verrà caratterizzata da troppi flop discendenti, con il commerciale “Let’s Dance” (’83) come raro episodio memorabile, di cui “Modern Love” e la cover di Iggy Pop “China Girl” sono gli elementi maggiori. Poi la collaborazione con i Queen in “Under Pressure”, la colonna sonora del film “Christiane F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, e la partecipazione, tra gli altri, in “Furyo”, film di Nagisa Oshima con l’assoluta soundtrack di David Sylvian “Forbidden Colours”, l’album “Tonight” del 1984, il duetto con Mick Jagger in “Dancing In The Street” e con Pat Metheny per “This Is Not America” sono i momenti migliori di questo nefasto decennio poco ispirato. “Black Tie White Noise” (’93) sembra la celebrazione del neo-nato matrimonio con la modella somala Iman Abdulmajid, tra carillion ed atmosfere personali, free-jazz, house e soul music, in un connubio nuovamente riuscito.

bowie warhol Rock Icons   David BowieCosì sarà anche “The Buddha Of Subsurbia”, colonna sonora dell’omonimo film di Kureishi. Bowie si dedicherà anche ad attività differenti: come editorialista del Modern Painters, benefattore con Eno, Bono, Watts, McCartney e Townshend, pittore-scultore e nuovamente attore nei panni di Andy Warhol nel “Basquiat” di Julian Schnabel. Nel ’95 esce “Outside”, album in cui, con Brian Eno, Bowie si appassiona alle aggiornate tendenze della sperimentazione elettronica e rock, in particolare riferimento ai Nine Inch Nails, con i quali suonerà in tour, e all’estetica ora cyber-punk-virtuale. Desolazione e crimine come estremizzazione del declino sociale i t emi cari all’artista nella composizione dell’album, il cui spunto narrativo descritto nell’allegato “Diario di Nathan Adler” indaga nelle storie di 7 personaggi ai margini della società, in America, tra scippi, misfatti e crimini. Mitico il singolo macabro ed inquietante “Hearts Filthy Lesson”, colonna sonora del thriller “Seven”, una folgorante ballata industriale. “Earthling” è la manifestazione del non ritorno al passato e del tuffo in nuovi orizzonti sonori, tra drum’n'bass e jungle music, di cui la nota “Little Wonder” anche senza sonorità tali da poter gridare al nuovo rinascimento, denota la nuova veste da deejay ultra moderno e chic dell’artista, abilissimo a capire le migliori tendenze musicali del momento. Basta trasgressioni, e passato: ora David è uomo d’affari, benefattore interessato, che si distacca dalle mostre fotografiche a lui dedicate, e che con “Hours” di fine secolo torna alle ballate classico-nostalgiche, e con “Heathen” (2002) recupera modernariato elettronico per un album sul paganesimo e sul rapporto con Dio. Il successivo “Reality” col suo show interattivo a mo’ di presentazione imperiale in mondovisione cinematografica non spopolerà, tra cover poco animose e simil-canzoni passate. (di Ilaria Rebecchi)

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