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A Roma gli arcobaleni sonori dei Radiohead: un resoconto

RADIOHEAD – Ippodromo le Capannelle 22.09.2012

All’ippodromo delle Capannelle si è svolta ieri, la prima tappa italiana del tour di “The King of Limbs” di una delle rock band più amate e celebrate degli ultimi 20 anni: I Radiohead. Davanti ad un pubblico di oltre 20.000 persone, molti dei quali venuti dal sud per la prima volta della band di Thom Yorke e soci nella capitale, i Radiohead si sono esibiti in un concerto di due ore piene che hanno regalato emozioni, ritmi, luci, colori, suggestioni.

In molti, me compreso, aspettavano la prova dal vivo dei Radiohead, dal momento che l’ultimo album, scarno e fin troppo essenziale, ha lasciato non pochi dubbi e perplessità. Ebbene, posso dire che la band di Oxford li ha dissipati, mettendo in scena un concerto vivace e coinvolgente, che ha dimostrato la voglia dei Radiohead di andare avanti e guardare al futuro, più che bearsi sulle glorie passate, offrendo arrangiamenti, sonorità, riletture musicali modernissime per approccio, per commistione tra elettronica e suoni più tradizionali, per “leggerezza” intesa come rifiuto di strutture e sovrastrutture pesanti.

L’aspetto visivo, innanzi tutto: il palco è concepito come un sovrapporsi di strati luminosi che diventano però anche schermi, nei quali le immagini della band si susseguono e sovrappongono e combinano in modi diversi durante il concerto: dei rombi sospesi sul palco sono altrettanti schermi che rilanciano frammenti di immagini, come le tessere di un puzzle buttate in aria e lasciate combinarsi nella maniera che vogliono, creando nel contempo delle cromie iridescenti e suggestive.

La scaletta è improntata principalmente sui brani degli ultimi tre album, a dimostrazione della fiducia della band sul proprio materiale più recente: si comincia con due brani dall’ultimo album, LOTUS FLOWER e BLOOM, seguiti  con ritmo incalzante da una versione inquieta e sincopata di 15 STEPS e dalla bellissima WIERD FISHES (ARPEGGI), entrambe dal penultimo album, In Rainbows, in cui il palco si colora di mille sfumature di azzurro. Già si coglie ciò che poi si può riscontrare nel seguito del concerto: il materiale più recente, che sull’album sembra fragile e quasi troppo inconsistente nella struttura, dal vivo acquista nervi, muscoli e sangue e diventa molto più efficace e coinvolgente. E’ poi la volta della bellissima title track dell’album capolavoro del 2000, KID A, seguita da MORNING MR. MAGPIE.E’ poi la volta di una versione accesa e coinvolgente di THERE THERE, primo singolo tratto da Hail to the thief, seguita dal “superbass” di THE GLOAMING, le cui atmosfere cupe ed elettroniche contrastano piacevolmente con l’atmosfera invece quasi pacificata e leggera di SEPARATOR, sempre da King of Limbs.

La band è squisitamente compatta, con una perfetta sintonia tra i suoi componenti, e con una piacevole freschezza di approccio. Ogni volta che ascolto un concerto dei Radiohead mi viene da pensare che QUESTO è il suono dei nostri anni, mi colpisce la loro capacità di essere avanti.Uno dei momenti magici della serata è l’atmosfera sospesa, enigmatica e misteriosa di PYRAMID SONG, in cui Thom Yorke si esibisce al pianoforte, creando grande coinvolgimento nel pubblico: atmosfera che non viene spezzata, ma semmai ancor più enfatizzata dalla successiva NUDE, uno dei brani più belli e suggestivi di In Rainbows: E’ un segmento del concerto in cui la ritmica, l’elettronica, i beat rapidi e incalzanti lasciano spazio al dispiegarsi delle emozioni e della voce di Thom Yorke che sembra un funambolo in equilibrio su un filo teso in alto.

Dopo la presentazione du un nuovo brano, di cui non conosco il titolo, è la volta di due glorie del passato: una I MIGHT BE WRONG decisamente accelerata nei ritmi rispetto all’originale e PLANET TELEX (“a very old song”), unico estratto dai primi due album della band, che infiammano il pubblico di Capannelle.L’elettronica ed i giochi di campionamento dei suoni sono la passione di Johnny Greenwood, che vi da libero sfogo in una versione incalzante di FERAL che sfocia nella celeberrima IDIOTEQUE che ancora una volta entusiasma il pubblico: il cantato di Yorke è ancora più disossato, dissonante, spigoloso del solito. La prima sessione del concerto termina qui, per riaprire con una strepitosa versione di EXIT MUSIC: sul pubblico cala il silenzio per ascoltare la struggente canzone d’amore e morte tratta da OK COMPUTER. E’ uno degli highlights del concerto.

Come anticlimax la band sceglie la tranquilla atmosfera di HOUSE OF CARDS, alla quale segue THE DAILY MAIL, che Thom Yorke dedica a “Mr. Berlusconi”. Siamo verso la fine del concerto e sul pubblico esplodono la pioggia di tastiere e di ritmi di MIXOMATOSIS una bellissima e trascinante PARANOID ANDROID, sulle sezioni ritmiche e veloci del brano il palco sembra esplodere in una follia di colori e di luci. Un classico. E’ ancora gioco di contrasti con le atmosfere più intime e riflessive di VIDEOTAPE e RECKONER, da In Rainbows.Il finale, in un trionfo di elettronica, è come spesso accade affidato ad una bellissima EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE. Sulle follie di campionamenti della voce di Thom Yorke la band saluta e se ne va. Un bel concerto, diverso da quelli visti in passato, in cui la band, rilassata e di buon umore, dimostra una gran voglia di suonare e di proporre il proprio materiale più recente e lo fa con gran classe ed entusiasmo. Mentre rimango imbottigliato nel folle traffico impazzito all’uscita di Capannelle, nel totale disinteresse dei Vigili Urbani pressoché assenti e nella totale mancanza di mezzi pubblici, penso tra me e me che chiunque ami il rock non può in vita sua non vedere almeno una volta i RADIOHEAD.

Qui di seguito la scaletta:

Lotus Flower
Bloom
15 Steps
Wierd Fishes (arpeggi)
Kid A
Morning Mr. Magpie
There There
The Gloaming
Separator
Pyramid Song
Nude
I might be wrong
Planet Telex
Feral
Idioteque
Exit Music
House of Cards
The Daily Mail
Mixomatosis
Paranoid Android
Videotape
Reckoner
Everything in its right place

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