Radiohead – Bologna 2012

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radiohead Radiohead   Bologna 2012

Live Review RADIOHEAD
Bologna – Arena Parco Nord – 25.09.2012 -

di Francesca Del Moro – Foto di Simone Di Luca
Manca poco alle ventuno e nell’arena del Parco Nord ormai stipata Caribou chiude la sua esibizione con l’accattivante electro dance di “Odessa” e il groove ipnotico di “Sun”. Mezz’ora d’intervallo e un pastiche di voci campionate annuncia l’arrivo dei magnifici cinque di Oxford. Diciotto schermi si accendono e una parete luminosa mima l’incedere labirintico di “Lotus Flower”, più energica rispetto alla versione da studio, al pari della successiva “Bloom”. «Va bene?» chiede Thom. Lo show, di oltre due ore, è impressionante anche sul piano visivo, grazie agli schermi mobili che creano sofisticate scenografie. La band appare in gran forma, con il frontman che pronuncia brevi frasi in italiano e si esibisce in improbabili danze della pioggia. Dopo “15 Step” e “Lucky”, si atterra sul pianeta elettronico di “Kid A” per arrivare a una “Morning Mr. Magpie” mozzafiato, in cui il contrappunto tra il morbido cantato e le chitarre concitate è particolarmente marcato.

Imperiose percussioni annunciano “There There” che, dopo un finale psichedelico, lascia il posto a “The Gloaming”. Dopo “Separator”, Thom siede al piano e incanta il pubblico con le languide melodie di “Pyramid Song” e “You And Whose Army?”. Si riparte con la sferzante energia di “I Might Be Wrong” cui seguono “Planet Telex”, “Feral” e “Little By Little”. La ritmica martellante di “Idioteque” arricchita da suonini da videogioco scatena il pubblico, che per la maggior parte del tempo rimane piuttosto compassato e come assorto nella musica. La band lascia il palco e con il primo bis si tocca il culmine della serata. Thom rientra in scena e intona “Don’t haunt me / Don’t hurt me”, il controcanto di “Give Up The Ghost”, uno dei brani più belli di THE KING OF LIMBS. Questi versi vengono ripresi in loop a inseguire la voce che prende il volo sulla ninna nanna delle chitarre acustiche di Thom e Jonny. Segue “Exit Music (For A Film)” che si scava intorno un silenzio da pelle d’oca fino a esplodere e, spegnendosi, trafiggerci con il verso “We hope that you choke”.

Forse per stemperare l’emozione, Thom scherza al piano prima di attaccare “The Daily Mail”, cui segue “Myxomatosis”, per finire con l’epica “Paranoid Android”. Da signori quali sono, i Radiohead concedono un secondo bis, in cui esprimono il proprio apprezzamento per Caribou e regalano “House of Cards” e “Reckoner” chiudendo il concerto con il vortice di campionature e distorsioni di “Everything In Its Right Place”. Un buon auspicio a fine serata? Noi di sicuro c’eravamo, nel posto giusto.

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