QUINTORIGO

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Stile Libero Festival – QUINTORIGO – Castello egli Ezzelini (Bassano d. G. ) – di Chiara Fantinato

I Quintorigo sono sempre stati un gruppo controcorrente e fuori da qualsiasi tipo di qualsivoglia classificazione musicale, forse proprio per questo non sono mai riusciti a spiccare nel panorama della musica italiana, nonostante siano stati presi sotto l’ala da una major di tutto rispetto. Ripensandoci bene forse, proprio perché il contrasto è un lavoro da Quintorigo, direi che potrebbe quasi essere stato proprio il frutto di una loro consapevole scelta quella di rimanere sempre un po’ in sordina, nonostante, con una serie di musicisti di  quel calibro, sia, come dire, “illegale”, volersene stare in disparte. Come giustamente insegna il buon vecchio Frank Zappa: “Parlare di musica è come ballare di architettura”, infatti, specialmente in questo caso si è veramente in difficoltà a descrivere quell’orchestrina jazz, funk, di impostazione rock, accompagnate da teatrali saliscendi vocali … chiaro, no? Ma ecco che con l’apparizione a Sanremo il grande pubblico comincia a notarli, sebbene il loro sia uno stile troppo elevato, quasi complicato, per cadere nel popolare. L’allora vocalist John De Leo lascia la band,che collabora con altri nomi importanti del panorama musicale, prima di approdare al nuovo frontman, il romano Luca Sapio. Ora la formazione è questa: Andrea Costa al violino, Gionata Costa  al violoncello, Stefano Ricci al contrabbasso, Valentino Bianchi ai sassofoni e naturalmente Luca Sapio alla voce.  E’ sabato 10 settembre, una bella serata di fine estate. Gli spettatori  sono tutti seduti ai propri posti, al centro di questa suggestivo anfiteatro bassanese, (Il Castello degli Ezzelini)  in trepidante attesa dell’esordio dell’ultima fatica dei rinnovati Quintorigo. La location si predispone per un tipo di spettacolo quale quello che ci si poteva aspettare dagli artisti romagnoli, per come li conoscevamo tutti… però la cover di Jimi Hendrix tra i primi brani dello show ci fa capire che qualcosa è cambiato. Non credo che molti tra i presenti si aspettassero un ritorno così marcato e decisamente controtendenza alla matrice più aggressiva e rock del gruppo.  O forse si è trattato solo di un impatto sonoro da subito troppo energico, essendo che indubbiamente l’acustica dell’anfiteatro amplificava armonie già di per sé vigorose. English Garden infatti lancia una nuova e graffiante sonorità, dominata dalla screziata e profonda ugola del nuovo bluesman  vocalist, che fa incontrare il più sporco suono punk e hard rock, magistralmente armonizzato ad una base jazz sound.  L’album vanta anche collaborazioni con nomi della scena rock quali Juliette Lewis dei “Juliette and The Licks”, un viaggio nei  mitici 70s’, riesplorati in chiave Quintorigo, un tuffo in quel panorama che è nel cuore di tutti coloro che amano la musica ma che nessuno si azzarda più a proporre , vuoi per lo sviluppo tecnologico che permette di creare molteplici nuovi sounds e permette la sempre maggior fusione di generi,  vuoi per le tendenze dell’industria musicale attuale, convergenti solo verso l’ormai trito e ritrito British indie rock. Azzeccatissima anche la scelta dell’utilizzo dell’ inglese nel nuovo repertorio, come suggerisce anche il titolo dell’album,un po’dovuto al fatto che quello stile musicale predispone all’uso della lingua anglosassone, un po’ perché la terra della regina vanta dei nomi che hanno marcato a fuoco l’epoca di diffusione di quel genere e, d’altro lato, perché attraverso un codice linguistico comprensibile ai più, sebbene ricco di testi sarcastici e frasi ironiche all’italiana, possa meglio arrivare la loro opinione su ciò che sta accadendo nel mondo e in Italia in particolar modo. Sull’onda di questi  messaggi più impegnati Il quintetto ripropone”Heroes” di David Bowie per immergersi, successivamente, nel vecchio repertorio della band. Doveroso è in questo caso il plauso per Sapio, che coraggiosamente e in maniera originale ha reinterpretato brani già egregiamente cantati dall’ex Quintorigo, John De Leo.  Una piacevole sorpresa, anzi direi un ruggente risveglio per i Quintorigo che reinventano il passato in una maniera, come siamo soliti dire a loro proposito, unica, con l’acquisita consapevolezza che si cresce cambiando, ma anche rivendicando le proprie radici.

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