PJ HARVEY

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PJ HARVEY – FERRARA SOTTO LE STELLE 6 Luglio 2011 di Chiara Fantinato

Qualcuno una volta mi ha detto che i grandi nomi della musica sono per lo più di genere maschile, specie per quanto riguarda il rock, ma che le donne che arrivano a quei livelli sono assai ben più degne di nota dei loro colleghi maschietti , sia per qualità che in stile. E ricordo anche di aver pensato, da buona femminista quale sono, che questo concetto potrebbe essere applicato a qualsiasi ambito,  un po’ perché è assodato che una donna per arrivare in alto, spesso e volentieri, deve dimostrare le sue competenze due  volte in più rispetto a quanto debba fare  invece un collega maschio, e poi perché c’è una speciale e affascinante compresenza di  energie contrastanti in una, chiamiamola, ”primadonna”, che la astrae da un qualsiasi altro tipo di qualsivoglia catalogazione . Per semplificare il tutto, tornando al settore musica rock, basteranno 2 lettere: PJ.  Polly Jane Harvey è, secondo la mia opinione, un sensuale intreccio di grazia, eleganza, sensibilità e al contempo graffiante esplosione di forza, aggressività e inquietudine, esattamente la stessa perfetta combinazione di elementi  che delineano coloro che potremmo definire come “Le grandi donne del Rock”. Più volte, anche per questa ragione, nel corso della sua lunga e brillante carriera, PJ è stata paragonata ad un altro genio del rock’n’roll in gonnella: Patty Smith. Dal mio punto di vista ritengo che il paragone non sia per niente calzante se non per l’aspetto appunto sopraccitato, in quanto trattasi di personalità ed epoche assai differenti,  tanto sarebbe dunque paragonarla ad una  Janis Joplin,  così come a molte altri nomi rosa che nel corso della storia hanno sfondato le barriere di genere grazie al loro incredibile talento!  Andiamo ora però ad analizzare un po’ più nello specifico questo ammaliante connubio di contrasti che fa di una donna qualunque una “Rock Woman”e portiamo l’esempio concreto del concerto che PJ ha tenuto lo scorso 6 Luglio al Castello di Ferrara, per il Festival “Ferrara sotto le stelle”.  La cornice di Piazza Castello, gioiellino del Rinascimento Italiano, contribuisce ad alimentare quell’atmosfera magica entro la quale la signora del Dorset appare sul palco come un angelo, illuminata da luci bianche che evidenziano il candore della sua pelle; scalza, fasciata in un abitino bianco che mette in risalto la sua esile figura, un cappello-cerchietto di piume bianche( molto British), impreziosisce il tutto ed esalta il contrasto con i capelli corvino che cadono morbidi sulle spalle e si muovono leggeri  nella brezza estiva, e poi quella voce… Dolce, suadente, quasi celestiale a tratti, ma all’occorrenza anche ruvida, provocante, e sofferta, capace di legare armoniosamente dure distorsioni di un’elegantissima chitarra bianca o nera, suonata dalla stessa rocker (ennesimo impeccabile dettaglio di stile per la nostra paladina), come ci insegnano i classici del suo repertorio riproposti durante il live emiliano: “Down by the water”, “Angelene”(in verità cantate per la maggior parte dal pubblico più che entusiasta e, devo dire, particolarmente intonato), a sonorità quasi fiabesche, caratterizzate dall’uso di strumenti  come  il campionamento di una tromba che suona l’adunata nella trascinante “The Glorious Land”, o il tamburello che scandisce il ritmo della ballata “The Colour Of The Heart” (in duetto con John Parish, fedele amico e collega della Harvey), dai toni squisitamente britannici, come giustamente suggerisce l’ultima fatica dell’artista, “Let England shake” , da cui è tratto il pezzo appena citato, senza tralasciare l’uso addirittura di un vibrafono, sempre sapientemente suonato da Polly, come nella simpatica fanfara di “The Words That Maketh Murder” . Un’incantevole musa da cui non si può distogliere né l’orecchio né lo sguardo e non c’è nemmeno bisogno di parole per sortire quest’effetto, la mimica, la teatralità, i movimenti sinuosi, l’energia con cui PJ e i suoi tre eccellenti accompagnatori vivono la musica, questo è il sogno rock che i calorosissimi spettatori italiani attendevano da parecchio tempo.  Le canzoni si avvicendano l’una dopo l’altra senza sosta raccontando attraverso la musica la passione di questa donna che ha trovato nel rock la modalità per esprimere ciò che tutti coloro che sono costantemente alla ricerca sentono, in particolare se sei femmina! PJ soffre, ride, si dispera, si lamenta , si dissocia, prega, ama e ricorda attraverso il repertorio di tutta una carriera dove ha indossato i panni della ribelle, dell’amante frustrata, della donna felicemente innamorata, sino ad arrivare alla maturità di quest’ultimo album  dove assume il ruolo più che altro di una fascinosa cantastorie, che non ha più bisogno di urlare, ma lascia ora parlare le sue canzoni , dal sound forse più melodico e facile ma dal contenuto ricco e denso di chi il rock ce l’ha nell’anima e ne conosce il potere.  Il pubblico è in delirio, Pj concede un bis e finalmente da vera signora  ringrazia per l’ascolto. S’inchina, sorride e se ne va lasciando nell’aria quell’accattivante e magico alone di mistero come solo una Gran Donna sa fare…

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