pietrasonica_flyer

Pietrasonica Festival

6.7 Agosto 2010, Udine.

di Jessica Andreucci

pietrasonica flyer PIETRASONICA FESTIVAL

Seconda edizione del festival di Pietrasonica, situato alle porte di Udine, nelle lande di Chiasiellis. Un grosso tendone da circo a strisce giallo e blu, posizionato nelle verdi aree di Mortegliano ha ospitato una due giorni di grandi concerti sotto un comune denominatore: le desertiche e psichedeliche sonorità dello stoner – rock.

Numerose le band provenienti dal panorama nazionale, ma anche europeo(fondamentalmente tedesco), che si sono susseguite davanti a  duecento presenze il venerdì e oltre trecento il sabato.

Senza ricevere aiuti né finanziamenti di nessun tipo, Hetichetta Shilluti, un gruppo eterogeneo di personaggi uniti dall’amore per la musica, è stato in grado di dare vita a una bella iniziativa capace, in appena due anni, di ergersi a baluardo della scena stoner italiana e non solo, (nella prima edizione il festival aveva ospitato i Colour Haze, quest’anno, direttamente da Berlino, arriveranno i Rotor) .

“Non abbiamo aiuti da nessuno tipo: sponsor, enti locali, politici vari etc.. e non ne vogliamo avere. Siamo auto organizzati e ci piace così. Siamo partiti con le nostre forze(sia fisiche che monetarie) e cercheremo di andare avanti cosi: Pietrasonica 2011 sicura al 94%, anzi, al 98%”, mi dice orgogliosamente Pio3, anima della manifestazione.

Il Pietrasonica si proietta nel panorama dei festival italiani underground come uno dei più genuini, mosso da sentimenti che stanno sotto ogni buona iniziativa: divertimento e condivisione.

Evento semplice e ben organizzato: tanta musica e ad alto volume, un area campeggio gratuita, un mercatino di memorabilia ricco di oggettistica ma soprattutto sfiziosi vinili, prezzi modici e un piatto di pasta per tutti. Persino un fuoco per scaldare i più freddolosi in questo bagnato week – end di agosto.

“Non vogliamo cagare fuori dal vaso con cose più grandi di noi. Già la riuscita di quest’anno è galvanizzante e dona energie per il tris”,commenta Pio3.

Quest’anno  l’edizione è partita con i peggiori auspici, sotto un cielo plumbeo e nuvole cariche

d’acqua ma per fortuna il maltempo ha graziato i concerti, e la buona voglia di questi ragazzi, affiancati da una cordata di fonici temerari, un sound system man coi suoi 4000watt di bassi auto-costruiti e una radio libera, sono stati premiati con due serate più che riuscite.

Uno sguardo alle Band ora, veri protagonisti di queste giornate.

Il venerdi parte con i King Bravado, band nata nel 2008 e proveniente da Trieste, dotati di tre potenti chitarre Gibson accordate in Re. Si susseguono sul palco nella due-giorni: Le Carogne, da Gorizia, gli Zippo da Pescara, realtà ormai consolidata della scena stoner italiana, a Cold dead body, dal Friuli, per finire con gli Headliner di questa edizione, i Rotor.

Formazione berlinese invariata da 10 anni, con tre dischi all’attivo e svariati tour a fianco di Nebula, Motorpsycho e altri illustri nomi della scena.

Jam- band prevalentemente strumentale dai  palesi, i  rimandi sono al doom di stampo settantoso, qualche eco di alternative metal, e allo stoner più statico, dai riffs monolitici e dilatati, eco all’impronta lasciata da       “Welcome to Sky Valley”. Proprio a causa di questa fedeltà i Rotor finiscono per strozzare la loro vena creativa, peccando di impersonalità. Le lunghe e psichedeliche improvvisazioni, interrotte da più robusti cambi repentini, rendono quel dinamismo necessario a considerare la band comunque interessante e piacevole all’ascolto dei cultori del desert sound.

Chi invece tra gli ospiti spicca, per capacità e originalità (questo pur sempre ad opinione della sottoscritta) sono  i Pater Nembrot, e gli stranieri Samsara Blues Experiment.

Pater Nembrot

pietrasonica02 PIETRASONICA FESTIVAL

Power Trio romagnolo, la band è composta da Filippo Leonardi (voce, chitarra e synth), Giacomo Faedi (basso) e Giulio Casoni (batteria). Dopo una vivace attività live la band viene notata dalla Go Down Records. Un’apparizione nella compilation Wild Sound from the past dimension dove  coverizzano Reverberation dei 13th Floor Elavator, avvia il sodalizio con l’etichetta nostrana e, senza perdere tempo, nello stesso anno i Pater Nembrot partoriscono Mandria, edito appunto Go Down. A Pietrasonica vengono accolti come vere star: durante i mesi del Mandria tour, i Pater Nembrot hanno saputo ritagliarsi un posto nel panorama stoner – phsych italiano grazie alla originalità dei loro brani, e alla sincerità dei loro componenti.

Un tour con gli amici Samsara Blues Experiment, (con cui anche stasera hanno diviso il palco) li ha proiettati sulla scena tedesca, terreno su cui la band ha raccolto buoni frutti.

Il loro live è sporco, psichedelico ricco di fuzz, synth e di improvvisazioni prog, ma echeggianti grunge, e una verve settantosa insita nell’attitudine dei suoi membri. Una lunga improvvisazione chiude il loro concerto lasciando lo spettatore fluttuare nello spazio, tramortito dalle sonorità Space Rock, in stile primi Hawkwind e Scorpions.

Alla fine della loro esibizione incontriamo i Pater Nembrot e ne approfittiamo per scambiare due parole con Giacomo e Filippo.

  1. 1. Ragazzi, so che a pochi piace essere etichettati, figuriamoci quanto può essere difficile autoclassificarsi, ma se doveste definire la vostra musica a chi ancora non l’ha ascoltata, come la descrivereste? Potete nominare qualche gruppo di riferimento?

Filippo: Difficile a dirsi, non siamo molto bravi con le definizioni. In generale traiamo ispirazione dalle gradi rock band dei 70’s come Blue Cheer, Grand Funk, Sabbath, il Balletto, il Rovescio guardando con immensa ammirazione a Zappa, Patto e Sun Ra. Oltre a questo però credo ci sia tanto anche di alcune band dei giorni nostri, su tutte Dead Meadow.

2. Il vostro primo disco, Mandria, ha ricevuto critiche positive anche in Germania, terra di riferimento per la scena stoner . Recentemente avete avuto l’occasione di suonarvici; raccontateci qualcosa di questa esperienza.

Giacomo: l’esperienza è stata positiva sia per la band che per noi come persone. In Germania il live è più caldo, c’e molto più ascolto, e attenzione per qualunque band, sia da parte dell’ audience che dei fonici.

Filippo: Siamo piuttosto abituati a suonare in locali in cui siamo pressoché sconosciuti. Quello che fa della Germania un grande paese per il live è la curiosità e la semplicità nell’approccio alla musica. Abbiamo suonato in locali con centinaia di persone davanti, quello che importava era solo la musica ed il trasporto, è stato bellissimo. Non so se in Italia potrebbe succedere una cosa simile, siamo tutti un po’ più “fighetti” da quel punto di vista.

3. Una delle particolarità di Mandria era il cantato in italiano, ma a giudicare dai nuovi brani anticipatici dal vivo stasera, il gruppo sembra aver optato per l’inglese. Scelta ponderata o decisione dettata dalle logiche di mercato?

Filippo: La scelta di registrare il nuovo album in Inglese è una scelta piuttosto istintiva. I pezzi sono nati più melodici, più fluidi. L’inglese in questo è molto più adatto. Anche se qualcuno avesse particolarmente apprezzato le liriche in italiano, spero non rimanga deluso da questo nuovo lavoro.

Giacomo: all’estero ci siamo resi conto che l’ inglese poteva offrire molte più opportunità, come lingua franca

Filippo: Siamo comunque legati alle radici della nostra terra, anche se non dobbiamo prenderci in giro: viviamo tutti sulla stessa pallina blu e la lingua con cui possiamo più facilmente entrare in contatto l’uno con l’altro è sicuramente l’inglese

4.Ora siete alle prese con il mixaggio del nuovo disco. Avete qualche curiosità che potete rivelarci? Come e in cosa si differenzierà dal precedente lavoro?

Giacomo: questa volta la produzione è a livelli più alti. Abbiamo dedicato molto più tempo ai singoli brani e alla ricerca del suono una volta in studio. Li, abbiamo preferito le prese live, rispetto alle registazioni separate, per rendere il disco più veritiero.

Filippo: il disco vede in veste di sound engineer e co-produttore ENRi, alle prese con diversi progetti fra cui MONDO CANE, alle spalle con una leggenda degli anni ’90 come Mike Patton. Siamo orgogliosi di poter vantare in questo disco diverse parti di synth e hammond suonate proprio da lui. Giovedì poi arriverà in studio Enzo Vita de Il Rovescio della Medaglia. Un sogno per noi. Rispetto a Mandria, il nuovo disco sarà molto più solido, quadrato e primitivo e sicuramente non mancheranno le sorprese.

5.Ultima domanda ragazzi: cosa ne pensate di questo festival e quale portata potrà avere secondo voi nel contesto dei festival italiani.

Filippo:  Il Pietrasonica Festival è il festival rock più vero ad oggi esistente in Italia. “Vero” perché si respira un‘aria salubre, le band chiamate a suonare si ascoltano a vicenda e il pubblico partecipa. E’ un piccolo alambicco in cui qualche scienziato pazzo ( e penso al grandissimo Pio3) sta sintetizzando qualcosa di speciale.

Samsara Blues Experiment

pietrasonica03 PIETRASONICA FESTIVAL

Quartetto berlinese, nonostante la giovane età (il più “anziano” ha 26 anni), i Samsara Blues Experiment sono un nome considolidato nel panorama europeo dello stoner psichedelico, grazie soprattutto a un’intensa attività live, che li ha portati fino al cuore degli States, (con tappe dalla Califormia a Seattle) e a un demo, che prometteva un disco raffinato.

Le loro performances su suolo italico, affiancati da bands nostrane come OJM e Pater Nembrot pronte a fare gli onori di casa, non hanno che aumentato la curiosità che gravitava attorno all’uscita del loro primo lavoro.

E in effetti Long Distance Trip non delude: puro Heavy Pshych Rock; riffs ossessivi e sezione ritmica pesante, doom. Le lunghe jams e le dilatazioni psichedeliche nel disco come dal vivo, offrono alla band la possibilità di dimostrare abilità nella composizione come nell’esecuzione. Sul palco, l’esibizione è impeccabile: Pentagram incontrano Fu Manchu e Black Sabbath., ma si stringe l’occhiolino anche al beneamato Jimy Hendrix.

A fine concerto riusciamo a scambiare due chiacchiere con Richard, bassista dei Samsara.

1. Ragazzi , se doveste definire la vostra musica con parole semplici, come vi definireste? Etichettarvi come una Stoner band mi sembra decisamente riduttivo..

Mmm, è davvero difficile da dirsi, perché ogni nuova canzone scriviamo sfocia in diversi lidi. Il materiale dell’album è in buona parte una jam di musica psichedelica anni ’70 miscelata con del rock pesante ed un po’ di stoner anni ’90 (ma anche di più, haha). Credo che abbiamo riassunto tutte le nostre diverse influenze; tutta la merda targata ‘70, kraut, prog, stoner, doom, roba da meditazione orientale, e alcuni intramontabili che amiamo: i solos di Hendrix , il groove degli ZZ Top, il songwriting dei  Led Zeppelin. Cerchiamo comunque di fare quello che ci piace. Ma non cerchiamo di copiare qualcosa neè di suonare come qualcuno, o imitare la musica di un particolare periodo o di una particolare band (sto pensando ad alcune band svedesi). Ogni nuova canzone segna un nuovo inizio e l’evoluzione del nostro stile.

2. Il nome della Band è piuttosto singolare. Sbaglio se provo a intenderlo come un omaggio alle varie influenze che ruotano intorno al vostro sound?

Sì, so che si tratta di un nome lungo con strane parole straniere , Non so se è memorizzabile da subito, ma una volta che hai capito, rimane bloccato nella tua mente! Il nome esisteva molto prima che la band attuale si formasse e cerca solo di dare un ‘idea del concetto di libertà di espressione musicale e della possibilità di reinventare continuamente te stesso (“Samsara” infatti descrive il cerchio della vita di morte e della rinascita). Senza mai  dimenticare il Blues!

3. Siete impegnati in un tour che attraversa l’ Europa; vi siete esibiti in numerosi festival, dividendo il palco con molte altre band. Che cosa rimane di queste esperienze dal vivo (mi riferisco alle capacità tecniche e, chissà, magari anche a livello umano..)? Pensi che una banda possa migliorare e crescere grazie al  contatto con altri gruppi? Prima di tutto, si impara a guidare per lunghe distanze senza addormentarsi, crollare sul sedile posteriore in posizioni anatomicamente devastanti e sopravvivere senza una doccia per giorni. Abbiamo anche migliorato la nostra capacità di vivere, abbiamo migliorato la nostra capacità di suonare ed improvvisare  insieme. Questo è utile anche in condizioni di cattiva acustica sul palco. Si inizia a conoscere gli altri intimamente. Siamo “legati” insieme sotto ogni circostanza. Ora abbiamo amici in tutto il mondo e abbiamo suonato di fronte a persone che non avevano mai sentito la nostra musica. Naturalmente le altre bande ci hanno influenzato. Anche la musica di una stazione radio straniera può essere un influenza. E ‘davvero una figata poter conoscere e ascoltare altri musicisti.

4 Long Distance Trip è una deliziosa fusione di Stoner e Psichedelia, guarnita con una vasta combinazione di effetti e strumenti, incisa in un  stile retrò, “vintage” se posso dirlo. Raccontaci qualcosa a proposito del lavoro in studio? Come avete  trovato il suono adatto alle vostre canzoni, e come avete lavorato per registrare l’album? E per quanto riguarda la composizione e lo sviluppo delle lunghe jams presenti nel disco?

Abbiamo deciso di registrare questo album per conto nostro, da un lato perché non avevamo soldi per un “vero” e proprio studio e dall’altro per avere tutto  il tempo e la libertà di cui avevamo bisogno. Quindi abbiamo registrato tutte le tracce di base in presa diretta su  un’ 8 tracce con alcuni microfoni presi in prestito dalla nostra sala prove, Abbiamo fatto alcune sovraincisioni e  mescolato a casa con i miei altoparlanti stereo a buon mercato. Pochi miracoli dells tecnica, ma prendendoci  il tempo necessario abbiamo cercato di rendere il suono adatto. La situazione è poi andata migliorando, ora abbiamo il nostro studio a Berlino, il Big Snuff Studio.Non abbiamo pensato moltissimo alle canzoni. Prima di registrarle le abbiamo semplicemente provate insieme, finchè non ci piacevano. Alcune le abbiamo provate una sola volta, per altre ci sono volute 20 prove.

5. Diverse Band che oggi suonano al Pietrasonica hanno avuto l’ occasione di suonare anche in Germania, e ognuna di queste afferma che nel vostro paese si percepisca un diverso modo di vivere il live, e di ascoltare la musica. Pensi che questo avvenga solo perché la Germania è la terra della tradizione Kraut, o credi che sotto ci sia qualcosa di più profondo, forse un diverso approccio alla musica, in ogni sua evoluzione?

Questa è una domanda difficile. Forse, essendoci così tante persone che vivono a Berlino, hai più probabilità di trovare persone con un buon gusto musicale?! Ci sono certamente più occasioni per suonare dal vivo rispetto al resto d’ Europa (come abbiamo sperimentato anche noi). In Germania ci sono un sacco di club, anche in paesi relativamente piccoli , dove almeno 20 persone vanno a vedere un concerto di lunedì sera. Berlino poi è una grande città con un sacco di buoni musicisti e band concentrate in  una piccola area.

6. Per concludere, puoi rivelare qualcosa dei vostri progetti futuri?

Dopo aver viaggiato così tanto questa estate, ora vogliamo fermarci per le prossime settimane, per qualche vacanza, per lavorare (no soldi per il  Rock’n'Roll,ahah!), per scrivere canzoni e prove davvero! In ottobre suoneremo in giro per la Germania insieme ai nostri amici  My Sleeping Karma. Abbiamo inoltre finito alcune nuove canzoni per il prossimo disco,che potremmo registrare quest’anno. Per l’anno prossimo ci sono progetti per un tour di due settimane in Europa, diversi festival e probabilmente un secondo tour negli Stati Uniti in maggio. Poi un video, nuove canzoni  e ..vediamo cosi ci riserva il futuro.

facebook PIETRASONICA FESTIVALtwitter PIETRASONICA FESTIVALgoogle PIETRASONICA FESTIVALtumblr PIETRASONICA FESTIVALemail PIETRASONICA FESTIVALpinterest PIETRASONICA FESTIVAL