phinx

phinx PHINX BACK TO THE SCENE

PHINX BACK TO THE SCENEdi Viola Serena Reginato

Escono con un nuovo album i compaesani Phinx: dodici tracce masterizzate all’Alchemy Mastering di Londra, che vanno a comporre “Hòltzar”, un disco ricco di sperimentazioni e surreali mix tra elettronica e natura. Non si fanno mancare proprio nulla… dalla registrazione di strumenti indiani ed elementi naturali, all’incontro con generi e stili musicali malleati a dovere per risuonare in questo disco come pezzi a perfetto incastro. Ne hanno fatta di strada i quattro bassanesi dall’uscita di -Login-, e ce lo dimostrano con questo lavoro in grado di racchiudere diverse realtà meticolosamente assemblate tra melodie e distorsioni pungenti. Se nel 2010 la band ci aveva felicemente stupido con un album ricco di contenuti, “Hòltzar” dimostra come il quartetto sia maturato, raggiungendo una qualità sempre maggiore. Che dire… non vi resta che addentrarvi negli immaginari onirici in cui vi accompagneranno queste note, lasciandovi condurre da riverberi, sintetizzatori e cicale, per un viaggio negli meandri surreali che compongono il disco.

E’ d’obbligo cominciare parlando del vostro ultimo lavoro: “Hòltzar”, che abbiamo potuto già ascoltare in streaming sul sito di Xl Repubblica per tutto il mese di Marzo. Da dove nasce questo titolo in cimbro, e da dove nasce l’idea del concept del disco? Abbiamo deciso di intitolarlo “Hòltzar” perché è una parola nuova. Per la maggior parte delle persone non rappresenta niente di già definito e quindi può essere un significante per un nuovo significato. L’abbiamo presa dalla lingua cimbra perché ci ha affascinato molto scoprire come questa lingua ormai scomparsa, parlata da moltissimi anni in alcune zone del nord Italia e del Tirolo, avesse al suo interno un mescolanza di suoni nordeuropei, ma un grammatica vicina a quella del dialetto veneto. Un simbolo di glocalità che ben rappresenta il sentimento di essere legati alla proprie radici, ma volenterosi di condividere e crescere in un ambiente multiculturale. Non si tratta di un concept album. La sperimentazione timbrica è l’elemento centrale di questo lavoro e l’abbiamo ricercata con suoni e materiali provenienti dalla natura insieme a strumenti tecnologici che da sempre ci appassionano.

Vi avvalete nel disco di numerose collaborazioni con artisti locali ed internazionali: com’è nato e come si è evoluto l’incontro con queste diverse realtà? Ekat Bork è un’artista russa emergente uscirà a breve con il disco di debutto che è stato prodotto artisticamente e registrato da Francesco. Una gran voce e una grande artista che abbiamo voluto per il brano femminile del disco. I Reanimation Squad sono un progetto di nostri amici che fanno un rap molto potente. Spike è ghanese e Michael italo/canadese e quindi erano perfetti per Kubla Khan, nel quale volevamo aggiungere delle rima serrate. Bologna Violenta lo abbiamo contattato perché in Trolls volevamo un arrangiamento d’archi insolito e ci sembrava la persona perfetta. Si è preso bene sovraincidendo violini, viole e violoncelli passandoli per nastri e ottenendo un risultato per noi perfetto. Spano è un trombettista fantastico con il quale avevamo inviato a collaborare per altri progetti  e appena c’è stata l’occasione abbiamo registrato insieme un po’ di take che poi abbiamo utilizzato all’interno di Pach Un Khnottn. Martino Cuman è un amico e superbo musicista, ci siamo fatti una giornata insieme e registrato un po’ materiale ancor nelle prime fasi di produzione del disco che poi abbiamo utilizzato per le versioni definitive di The Kingdom Pt.1

In “Hòltzar” troviamo suoni tra i più disparati che arrivano direttamente dall’India o dal giardino di casa. Che strumenti avete utilizzato per realizzare il disco? Tanti suoni concreti presi da pentole, scodelle, utensili vari, chiodi, porte, rami, rumori, foglie, cicale, uccelli e più ne ha più ne metta. Diversi strumenti indiani tra i quali Srutibox, Esraj, Santoor che Francesco ha recuperato in alcuni viaggi in India e dei quali pur non sapendoli suonare abbiamo voluto giocare con il loro timbro fortemente caratteristico. Abbiamo poi spesso usato strumenti informatici come Max/Msp e CSound per l’elaborazione di tutti questi materiali raccolti e campionamenti da cassette e vinili di qualunque tipo. Infine i nostri “vecchi” ferri: chitarre, pedali, batterie analogiche ed elettroniche, bassi, voci e sintetizzatori.  Il tutto lo abbiamo registrato e mixato in casa utilizzando tutte le stanze che potevamo occupare, il garage e il giardino. Siamo andati poi a Londra agli Alchemy Mastering da Matt Colton per il mastering del cd e “tagliare” il vinile.

L’album è stato un po’ concepito secondo la filosofia del DIY, e voi stessi avete curato e seguito in più aspetti la creazione del lavoro finale. Quanto è importante per voi l’immagine e il concept che si realizzano intorno a questo disco? Per curare l’artwork del disco abbiamo scelto di lavorare insieme a Boitier. un artista proveniente dalla street art che utilizza esclusivamente materiale analogico per le foto e agenti naturali per lo sviluppo e la stampe delle pellicole. Volevamo rappresentare il flusso dei diversi materiali utilizzati per la costruzione del sound di “Hòltzar” e abbiamo quindi pensato che una ricerca dell’immagine nello stesso senso sarebbe risultata in un valore aggiunto. Per tutto il resto, anche dal punto di vista dell’immagine ci piace arrangiarci e improvvisarci grafici, web designer e videomaker. Ci divertiamo ed è un buon metodo per imparare nuove cose che nella vita possono sempre tornare utili!

Quanto sono cambiati i Phinx dall’uscita di Login? Quale percorso vi ha accompagnato per arrivare alla realizzazione di questo ultimo lavoro? Sicuramente molto, come è normale e giusto che sia. Si cresce, si prende meglio coscienza dei propri mezzi e dei propri obiettivi. E’ stato un percorso che è partito dalle tante date che abbiam fatto con il disco scorso e che ci hanno permesso di entrare in contatto con tante persone e diverse realtà per mettersi al lavoro di un nuovo disco con un nuovo bagaglio di esperienze e una nuova consapevolezza. Abbiamo poi composto, scritto, registrato e mixato il disco completamente da soli senza nessuna presenza esterna ad influenzarci. Una scelta se vogliamo anche discutibile, ma era quello che volevamo e di cui personalmente avevamo bisogno.

Ora basta parlare di musica in senso lato, ed investighiamo sul vostro legame col territorio. I Phinx sono un progetto nato e cresciuto a Bassano del Grappa, condividete con Sound and Vision la cittadinanza. Come vive secondo voi la musica la nostra città? Bassano è una realtà attiva e dinamica anche se il momento non è uno dei più facili per chi fa musica. Le band hanno un pò meno spazi di qualche anno fa, ma sono molte le persone motivate e che si danno da fare per la musica dal vivo e per i giovani. Servirebbe però più curiosità da parte di tutti nel voler andare a scoprire cose nuove, senza accontentarsi solo di quello che già conosciamo. Ci sono proposte giovani, interessanti e di vari generi musicali, dal noise all’hip hop, dall’elettronica al rock che richiedo spazi, ma soprattutto l’interesse della gente.

Siete un band italianissima, eppure al di là dei testi, si sentono moltissime influenze internazionali nei vostri pezzi. Avete una propensione esterofila? In Italia c’è tanta roba buona, ma sicuramente pochi canali e poco interesse per le nuove proposte e ancor di più per quelle anglofone. Detto questo ci piace sentirci più europei che italiani e non porsi limiti musicali limitandoli ai dei confini di qualunque nazione.

Per concludere… cosa ancora ci tenete nascosto? Quali i progetti per l’ immediato futuro? Per il futuro prossimo il progetto è: LIVE. Si inizieranno i concerti e sarà un bella sfida riprodurre questo disco dal vivo. Stiamo lavorando molto in questi giorni per ultimare il tutto e crediamo in un ottimo risultato. Speriamo di girare molto, in Italia e fuori.

facebook PHINX BACK TO THE SCENEtwitter PHINX BACK TO THE SCENEgoogle PHINX BACK TO THE SCENEtumblr PHINX BACK TO THE SCENEemail PHINX BACK TO THE SCENEpinterest PHINX BACK TO THE SCENE