Peter Gabriel Arena Vr

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DON’T GIVE UP…PETER! ARENA di VERONA

Una Voce.

Una spettacolare coreografia.

Un’orchestra. Con l’unica data italiana, Peter Gabriel ha voluto dimostrare quanto il suo nome sia una garanzia per un indimenticabile spettacolo.

Tre memorabili ore di autentica emotività musicale. La New Blood orchestra ha accompagnato con indescrivibile fascino la voce, che l’ex Genesis ha saputo impregnare, in tutti questi anni, nell’animo dei più accaniti fans progressisti.

Con ben Sessanta minuti di ritardo (più che concesso) Gabriel ha solcato il palco dell’Arena di Verona  presentando da solo il suo “New Blood Tour” alle oltre 10mila persone,  munito di copione e una più che buona pronuncia italiana ripetutamente ironizzata da un pubblico abbastanza comprensivo sui numerosi ma ragionevoli errori.

La prima parte del concerto ha interamente affrontato l’ultimo suo album, uscito lo scorso Febbraio 2010: “Scratch My Back”.

E non chiamatelo album di cover. “L’idea di Gratto la mia schiena” ha spiegato Peter, “è molto semplice: io ho fatto una canzone di altri artisti e loro ne hanno presentata una mia”. Tra i brani, l’esordio assegnato ad una soave “Heroes” (D.Bowie), che ha saputo far rabbrividire ogni singolo spettatore dell’Arena, per proseguire poi con numerosi brani di suoi colleghi (Paul Simon, Radiohead, Talking Heads, Lou Reed, Neil Young) reinterpretate con il suo inconfondibile criterio vocale.

La seconda parte ha decisamente scosso il pubblico, fino a quel momento semplicemente affascinato dalla maestosità dell’impresa. “Digging in the dirt” trionfa accompagnata da una strepitosa coreografia di luci, per poi proseguire con una scaletta, forse inaspettata, ma di sicuro più che indovinata. La versione tetra di “Darkness”, “Mercy Street”  dedicata alla poetessa Anne Sexton, “Don’t give up”, “Solsbury Hill”, “In your eyes”, “Red rain” e molte altre, interpretate con l’accompagnamento delle sue due vocalist:  Melanie Gabriel (secondogenita di Peter) e Ane Brun (che ha aperto il concerto con un paio di suoi brani folk).

Uno spettacolo unico nel suo genere, ed ancora una volta un Peter Gabriel in grado di stupire; l’età non lo sfiora minimamente e alla fine non pare affatto spossato dall’esibizione.

L’unico rammarico sta nella consapevolezza che, forse, ciò che molti di noi sperano è di rivederlo di nuovo sul palco a riformare i Genesis. Ed allora tutto questo, si dimostrerà essere stato solamente un assaggio.

di Denise Zanin

Photo Gallery by Henry Ruggeri

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