NOTHING BUT BEATRICE

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09 NOTHING BUT BEATRICE

NOTHING BUT BEATRICE
“a me hanno attribuito tutti i generi possibili. Ognuno scrive una cosa diversa. Ormai quando mi chiedono: che genere fai? Io rispondo: tutti.”

È bella; splendente. Ma Non fermatevi al suo sex-appeal, lasciatevi piuttosto trasportare dalle note… sarebbe altrimenti come giudicare un disco solo dalla copertina. Parlando del suo penultimo album uscito nel 2008 qualcuno afferma: “A due potrebbe essere il risultato del delirio di dieci cervelli creativi messi a lavorare insieme”, e forse questa frase riesce a descrivere la sua musica nel giusto modo: un insieme di suoni, rumori, melodie amalgamate insieme in un unico calderone… senza banalità, ma con eleganza. E non è solo la fantasia e il coraggio di sperimentare a farle onore, ma in primis le capacità e l’esperienza per riuscire a farlo in modo eccelente. Non provate ad etichettarla, a fare dei paragoni… perché semplicemente, sarebbe estremamente difficile… e allora, non c’è metodo migliore che raccontarvela attraverso le sue parole.

Mi riesce difficile definire la tua musica, potrei usare più di un aggettivo diverso che riuscirebbe a descriverla, ma forse non completamente… allora passo a te la “patata bollente”… Ti do una risposta  che magari sembra anche un po’ “brutta” in un certo senso, però è quello che riesce a spiegarti meglio il mio pensiero su questo: già so che c’è una tendenza in Italia, ma penso sia una cosa anche del resto del mondo, che ancora prima di parlare del disco si pensa “a chi somiglia”… e sembra quasi una paura quella di poter dire “questa cosa è nuova, non c’è mai stata, la fa quella persona ed è sua personale”… e io faccio sempre questo esempio, che magari può sembrare anche un po’ esagerato, però Monet e Manet quando facevano impressionismo, non è che loro pensavano “ohh adesso facciamo impressionismo”. Poi qualcuno ha scritto di loro relegandoli ad un particolare stile. Così secondo me dovrebbe essere nella musica. Però la cosa importante è non voler associare per forza qualcosa a qualcosa che è già esistito. È come una tendenza dell’essere umano a dire: “ok, abbiamo finito il nostro percorso, non c’è più nulla di nuovo da fare” e invece non è così altrimenti non ci sarebbe più nemmeno la tendenza, anzi… diciamo la tensione che mi piace di più, per continuare a fare musica. Che poi se tu guardi anche i gruppi più validi, quelli del passato, anche lì è difficile catalogare in un genere… se tu ti senti tutta la discografia dei Beatles c’è di tutto dentro… dal blues, al pop, alla canzone più psichedelica.

Ho letto che suoni dall’età di tre anni, cominciando con le tastiere senza tralasciare basso, batteria… quanto è importante per te come artista essere preparata in ogni aspetto della musica che si crei, saper conoscere e sperimentare più di uno strumento musicale? Pochi musicisti, oltre a cantare, se la cavano egregiamente con batteria, tastiere, basso, chitarra e vari altri strumenti. Se uno suona uno strumento e lo fa bene, ben venga! Ci sono stati e ci sono tutt’ora moltissimi artisti che si dedicano ad un solo strumento ma lo fanno divinamente. Diciamo che la cosa che mi interessa di più è quella di arrangiarmi i dischi, di non aver bisogno di nessun altro.

Come artista del gentil sesso m’interessa farti una domanda un po’ bastarda forse… Quanto ha influenzato il tuo aspetto fisico ed il tuo essere donna nell’ambiente in cui lavori? Non è facile, non lo è proprio. Spesso sono stata criticata, mi hanno addossato un ruolo che in realtà non rivesto perché non sono mai scesa a compromessi per raggiungere i risultati che ho ottenuto. Mi son rimboccata le maniche, mi son data da fare. Ho chiesto prestiti, ho fatto lavori umili e dei più disparati. Spesso le persone parlano senza sapere, solo per puntare il dito contro. Sarebbe più facile forse se fossi grassa e obbrobriosa, così allora non penserebbero che ho cercato dei sotterfugi, ma che quello che ho raggiunto me lo sono guadagnato. E non voglio scendere a compromessi, cioè, se una sera ho voglia di suonare sul palco con un vestito di paiette, perché non farlo… anzi, potrebbe essere un’idea per stasera (ride) … è giusto voler seguire i propri gusti senza paura di essere etichettati. Su di me è stato detto di tutto, ma impari col tempo a non darci peso… entrano da un’orecchio ed escono dall’altro. Certo non è semplice portare avanti una propria personalità, ed il voler essere magari eccentrici, si sa a cosa si va incontro. Per  un uomo, da questo punto di vista, è forse più semplice.

Le canzoni sono tutte in inglese, come mai questa scelta? L’italiano è una lingua, per quanto bella, anche molto difficile a livello d’ascolto… l’inglese ha una sua melodia, una sua fonia che si combina molto più facilmente alle note. In realtà ho steso anche qualcosa in lingua madre ma sono tutti inediti. Poi è più semplice aprirsi ad un pubblico “straniero” con una lingua che possiamo dire sia universale ormai.

Quanto è importante il testo? Che peso hanno le parole nei tuoi brani? Per nulla. È parte della canzone come se fosse un altro strumento. Cerco la melodia, l’abbinamento avvincente, le parole non hanno peso. Si, non do grande importanza ai testi. Penso che ci si possa prendere la libertà di giocare con le parole. In particolare credo molto nelle assonanze.

Oltre alla musica vedo che t’interessi anche ad altri campi artistici come ad esempio il teatro, e non sei una dilettante visto che hai in tasca un diploma alla scuola teatrale dell’Emilia Romagna… In realtà io ho fatto parte di questa compagnia dove effettivamente mi hanno “sfruttata” (ride) perché oltre alla recitazione mi addossavo anche il compito della stesura e degli arrangiamenti per la rappresentazione… è stata comunque una bella esperienza che mi ha arricchita parecchio.

Parliamo d’Italia, delle new entry musicali del panorama che ormai sembrano derivare prevalentemente da programmi televisivi e talent show. Cosa ne pensi? Ma sai, la mia se vogliamo chiamarla “paura” è che siano solo dei fuochi di paglia. Nel senso… spesso molti di loro sono dei bravissimi musicisti/cantanti, ma gli manca alle spalle un percorso di crescita personale, sono gettati subito alle fauci del grande pubblico. Escono con questi dischi dove c’è in copertina un primo piano e molte volte solo il nome, nemmeno il cognome… e magari hanno addirittura grandi vendite, ma fatto quell’album, dove ci vengon buttati due inediti e il resto son cover, non si sente più parlare di loro… e questo dispiace perché magari se lo meriterebbero pure di continuare la carriera. Per questo dico “fuochi di paglia”; non perché non abbiano talento, ma perché è il sistema che li porta all’attenzione del pubblico ad essere sbagliato. In quei programmi ti dicono cosa devi cantare, come lo devi fare… manca quel crearsi un proprio stile, il cercarsi un propria strada, che son tutte cose che derivano dalla gavetta, dai concerti, dall’esperienza.

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