MUM

MUM – Live Review
@ New Age 4 Aprile 2014

E’ mercoledì 4 aprile e di gente che ha deciso di uscire infrasettimanale per il live dei Mum, ce n’è al New Age! Loro però si fanno attendere parecchio…Tipica arroganza di un gruppetto che cavalca la fortunata onda di nordicità che sta spopolando tra gli hipster e non solo del panorama rock alternativo (Royksopp, GusGus, SigurRos), viene da pensare…

Da subito però i quattro si fanno perdonare sfoderando una preparazione musicale e uno stile impeccabili. Gunnar Tynes, Orvar Smàrason, Krìstin-Anna e Gyda Valtysdòttir provengono da correnti musicali completamente differenti: l’impostazione accademica si unisce alle radice punk-hardcore, per fondersi poi con sonorità elettroniche e quasi da videogioco. Un percorso disseminato di cambiamenti sonori quello della band islandese che nasce nel 1998 come una sorta di collettivo, il quale girando intorno a se stesso, si disfa, si rimette insieme, collabora con altri musicisti, si ritrova e riallaccia vecchie collaborazioni, come Gyda, tornato da poco nella band, facendo sì che il gruppo si evolva e cresca sino a sfociare nell’ultima vincente combinata che ha dato i natali a’SmileWound’.

Un ritorno alle origini della loro sonorità, con atmosfere oniriche e surreali, e incursioni di un’energia rock folk degne della miglior tradizione indie islandese, che da sempre si distingue per un’esigenza innata di liberarsi dagli schemi musicali, motivo per cui probabilmente decisero di lasciare la Fat Cat Records, etichetta di Sigur Ros e molti altri artisti protetti dall’ala di Bjork, che li vide nascere, per un’etichetta berlinese con cui stanno tuttora e che, probabilmente, gli garantisce di potersi gettare a capofitto nell’EMOZIONE, il vero e proprio protagonista della musica dei Mum. Questo è quello che si vede e si respira nell’aria durante il loro concerto. Note che diventano immagini, pensieri che disorientano gli astanti, incantati dalla favola che i quattro menestrelli non solo suonano, ma mimano, vivono con tutto il loro corpo, la loro testa e il loro cuore.

Il tutto condito da una buona dose di semplicità ed ironia, tra loro e con il pubblico, che fa sorridere e ci distoglie abilmente dalla pesantezza del flusso di coscienza che ha preso il sopravvento nelle nostre menti e chissà, forse anche nelle loro! Poi, ‘fischiettando’, se ne vanno a bersi una birra!

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