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morgan2008 Morgan allo Specchio

Morgan allo Specchio
L’amato pianoforte, le richieste del pubblico e lui, Marco Castoldi, in arte Morgan. Impegnato nel tour “E’ Successo A Morgan”, dal nome dell’ultimo album, l’artista è un mix esplosivo e conturbante di dolcezza poetica ed irriverenza artistica. Lo abbiamo incontrato dopo il concerto dell’Asolo Free Music Festival, per una vivace chiaccherata sulla musica che ci circonda. Morgan, tu riesci ad unire l’abilità di autore e quella di eccellente interprete di brani storici della musica mondiale.

Come nasce il tuo rapporto con i mostri sacri della musica?
Non ci si può fermare alla sola contemplazione del passato, le canzoni sono materia viva, che rimane anche dopo la morte dell’artista. Nella musica classica un programma di concerto è organizzato in maniera cronologica, dal barocco fino alla musica moderna. Io semplicemente cerco di portare questo nel pop, dove non esiste effettivamente una conoscenza reale dei classici né una storicizzazione come nel jazz. Rimaneggio canzoni, per studiarle da vicino, indagando spinto dalla curiosità, per scoprire il tessuto effettivo, e da qui imparo il modo di comporre un brano. I cucino. La musica è un atto quotidiano della mia vita, non riesco a pensare ad una giornata senza. Scrivo, o suono e canto, o ascolto, o produco o penso. Per cui non c’è un momento in cui sono più ispirato o meno. Scrivo ciò che vivo. Bisogna avere allenamento e metodo. Credo che nemmeno esista. Sarò catastrofico ma non vedo verve, né azzardo né originalità. Zero autonomia, nulla di realmente sperimentale. Colpa dell’Italia in generale. Siamo indietro in tutto, e musica e cultura sono parte riflesso di questo. Purtroppo. Ci voleva una ventata di insegnamenti musicali, per quanto di breve durata. Non mi interessava parlare con un linguaggio poco divulgativo, di scale armoniche e tecniche musicali, ben pochi avrebbero capito. Invece raccontare con costanza e tenacia, della storia di una canzone, anche solo per presentarla, è cosa rara per la televisione italiana. Ho cercato di fare qualcosa di edificante, ed è incredibile.

Che ne pensi della scena musicale italiana?
E in merito alla tua partecipazione ad X-Factor che mi puoi dire? Grandi nomi della storia della musica sono un piacere ed un dovere. Cantare pezzi di Bindi, di Modugno, Tenco, mi aiuta a progredire e mi diverte. Ultimamente ti direi la programmazione musicale al computer. Il mio modo di concepire la scrittura musicale è assolutamente astratto e slegato perché vedo negli strumenti, come dice la stessa parola, dei mezzi per esprimere la musica tutta, e non possono però diventare il fine di questa. Credo che le canzoni debbano essere pure, scritte con e nella mente. Al computer puoi vedere ciò che stai creando, attraverso le forme d’onda. Mi occupo di scrittura di musica in termini digitali ed elettronici, come metodo. L’estetica dell’elettronica in sé non mi serve, preferisco l’etica. Non credo di avere ispirazione. Non sono uno che si deve concentrare, che ha bisogno di un determinato luogo o tempo. A me va bene tutto, perché faccio musica con la naturalezza con cui. Si direbbe un approccio molto classico e razionale. Inoltre spazi tra generi molto diversi tra loro, dal pop alla musica d’autore passando per il rock.

In quale ti senti maggiormente espresso?
E da dove nasce la tua ispirazione nel comporre? Che adesso ci siano ragazze molto giovani che sanno dei Pink Floyd o di Tenco, grazie ai quei discorsi. Spero si sia anche visto il mio amore nei confronti di questi artisti. Rifarò XFactor, magari affidando qualche brano di Bowie in più, da suo grande fan ed estimatore quale sono.

Come è possibile dunque portare la reale cultura musicale in televisione, cosa che latita in Italia?
Ho partecipato ad altri programmi musicali, ma di minor successo. Credo sia importante proporre storia e novità rendendole accattivanti e popolari. A volte il pubblico televisivo viene lobotomizzato perché mancano le proposte. Se invece si iniziasse ad infarcire i programmi con sane pillole, intelligenti e fruibili, di musica nuova e di storia della musica, tutti ne godrebbero, dai musicisti ai fans. Servono ricerca, storia e capacità di divulgazione. Le vie d’accesso vanno aperte, tutto qui.

Morgan è da seguire, assolutamente. Un piccolo e grandissimo uomo, sensazionale e colto come non mai.

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