Marky Ramone (Asolo FMF)

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marky ramone1 Marky Ramone (Asolo FMF)

ASOLO – 10.09.2010

MARKY RAMONE’S BLITZKRIEG

Venerdì ad Asolo s’è visto un concerto dei Ramones, poco ma sicuro! Nonostante obbiezioni del tipo tre su quattro hanno tirato la buccia e lo stesso Marky non faceva parte del gruppo all’epoca dei fastosi esordi, la formula a suo tempo inventata dal quartetto newyorkese era tanto rivoluzionaria quanto semplice e, pertanto, qualunque fesso appena in grado di tenere gli strumenti in mano potrebbe applicarla con buon successo. Questo a maggior ragione quando, dietro al microfono, è presente un clone della buon’anima Joey Ramone, come nel nostro caso! In più, se i concerti dei Ramones erano famosi per la loro breve durata, il quartetto di Marky (al secolo Mark Bell, veterano della scena punk della grande mela e, prima di entrare nei Ramones, batterista di Voivods di Richard Hell, il cui “Blank Generation” va posseduto per dovere morale) ha fatto durare l’elettroshock per ben due ore, mantenendo lo stesso peperoncino a supposta della formazione originale. Ma andiamo con ordine: vorrei tanto parlarvi dei due gruppi che hanno aperto il concerto, ma erano abbastanza anomini, per quanto piacevoli, ed ero troppo intento a vuotare il frigo del backstage, quindi meglio iniziare con la Bud Spencer Blues Explosion: Cristo santo, Adriano Viterbini è un DIO delle sei corde! A differenza di incensate mezzeseghe come Joe Satriani o Steve Vai, capaci solo di menare un manico al posto dell’altro, il chitarrista del Tufello, da bravo bluesman, non si “allieta”, ma tromba- e lo fa con durezza e ritmo, facendo gemere quella gran p******a della sua chitarra ed il pubblico tutto fin dall’iniziale fantastica cover di “Vodoo Chile” di Jimi Hendrix. Il resto è un’ora di cambi di ritmo e posizioni, culminate con gli orgasmi multipli di un’incredibile versione di “Hey Boys, Hey Girls” dei Chemical Brothers, persino più danzereccia dell’originale.

E dalla calda e torrenziale goduria dei BSBE si passa alle ripetute sveltine di Marky Ramone e i suoi scagnozzi. Poche cerimonie ed il mitologico “one two three” introduce “Rockaway Beach”. E’ il principio di un susseguirsi di classici, il cui elenco sarebbe lezioso: pensate ad un qualunque pezzo storico dei Ramones, sia dei primi tre dischi, sia della produzione degli anni ‘80/’90, ecco… l’hanno suonato! Uno dopo l’altro, senza alcuna pausa in mezzo, come scariche di un M16. Ovviamente il desiderio della mitica “Blitzkrieg Bop”, chiamata a gran voce dal pubblico nelle due brevi pause, è stato frustrato fino all’ultimo. Quando finalmente l’arcinoto riff è partito, gli “Hey-Ho Let’s go!” hanno fatto tremare le zolle del campetto di Asolo. E anche stato l’ultimo brano, per la fortuna delle mie caviglie! (di Antonio Lo Giudice)

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