LUDOVICO EINAUDI “NIGHTBOOK TOUR”

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ludovico einaudi LUDOVICO EINAUDI NIGHTBOOK TOUR

LUDOVICO EINAUDI “NIGHTBOOK TOUR” PRIMA NAZIONALE @ TEATRO FILARMONICO – 01 dicembre 2009 Verona

di Tobia Fiorese

Rincontrare una parte della tua vita. Rincontrare la musica che ti ha accompagnato anni addietro in momenti di felicità e di dolore. E l’opportunità di confrontarti con te stesso in un concerto degno di tal nome. Questo, e non solo, è stata la serata al Teatro Filarmonico di Verona che ospitava la prima nazionale del ritorno dal vivo del compositore e pianista Ludovico Einaudi, dopo l’uscita del nuovo emozionante album Nightbook. La cornice formale del teatro è stata colorata dal pubblico molto vario per età e abbigliamento, ma estremamente coerente nel silenzio con il quale ha assistito alle quasi due ore di grande musica, rompendo questo magico contorno solo alla fine dell’esecuzione dei brani con profondi e sentiti applausi. I cinque musicisti che hanno accompagnato il pianista italiano (Marco Decimo – violoncello; Antonello Leoffredi – viola; Mauro Durante – percussioni e violino; Federico Mecozzi – violino, chitarra, basso; Robert Lippok – live electronic) hanno reso ancor più emozionale l’ascolto di quest’artista che già nel 2003 avevo potuto sentire dal vivo a Monaco di Baviera.: Allora, solo un pianoforte in una stanza con 40 persone; ora, 6 musicisti in un teatro che ospita lirica e opera, davanti a centinaia di persone. Due diverse esperienze sensoriali, due contorni emozionali diversissimi, ma profondissimi Gli arrangiamenti qui sono più ricercati e volutamente rock, secondo il mio orecchio. E la mia pelle reagisce alle note come se stessi ascoltando Vortex Surfer dei Motorpsycho o Tracy dei Mogwai. Questo avviene in particolari momenti del concerto, soprattutto quando il pathos delle note si accompagna ad un ricoprirsi di luce rossa sul palco e i brividi mi salgono lungo la schiena; o quando con gli occhi chiusi mi perdo dentro me stesso e mi sembra di essere solo, avvolto dalla musica. Il concerto segue ipnoticamente il suo decorso, alternando momenti di pianoforte a performance da gruppo musicale affiatato e non solo accompagnatorio del piano. La sensazione è che, sebbene quest’ultimo sia predominante, in certe occasioni suoni al pari degli altri strumenti, rinforzandosi a vicenda. Gli inchini che i musicisti rivolgono al pubblico alla fine del concerto sono ripagati da lunghi minuti di battito di mani che assicurano un bis strepitoso: Eden Roc suonata su di una base elettronica che stava per farmi scattare in piedi a ballare e che ha salutato nel migliore dei modi le persone sicuramente appagate dallo spettacolo al quale hanno assistito. E come colonna sonora per lasciare i gradoni del teatro non poteva esserci migliore scelta degli Sigur Ros con la prima traccia di ( ).

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