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Marlene Kuntz – Emporio Malkovich c/o Pika Club, Verona, 25 marzo 2016

Il “Lunga attesa” tour dei Marlene Kuntz tocca il Veneto per la seconda volta nel giro di due settimane e così decido di raggiungere Verona per ascoltare dal vivo i brani dell’ottimo nuovo album, “Lunga attesa” per l’appunto. Qualcuno mi chiede, “Ma come, vai ancora ad ascoltare i MK?” Quell’ancora naturalmente si riferisce al fatto che il numero di volte cui ho assistito a un loro live, spesso in compagnia di Marco, altro fedelissimo che mi segue anche in questa occasione, comincia a non essere più sicuro, tanto è elevato.
D’altra parte solo due anni fa Marlene ha festeggiato i vent’anni del suo primo album, “Catartica”, con un tour celebrativo di grandissimo successo, e di occasioni per ascoltare dal vivo il gruppo in tutto questo tempo ce ne sono state molte. Poi andare a Verona ad ascoltarli mi fa ricordare un altro grande loro concerto nella città di Giulietta e Romeo, al Teatro Tenda Estravagario, la bellezza di quindici anni fa, in occasione del tour di “Che cosa vedi”. Il locale prescelto dall’organizzatore Emporio Malkovich, il Pika Club, in piena zona artigianale e industriale, lascia invece un po’ perplessi, a dire il vero, fin dall’ingresso, in effetti fa pensare a tutto fuorchè a un live club, freddo e asettico, molto poco in linea con il calore e l’energia che ci aspettiamo verrà sprigionata di lì a poco. Non si può che essere d’accordo, su questo punto, con Giulio Brusati che, sulle pagine de L’Arena, si chiede come mai non sia stato scelto l’Interzona.

marlene01 250x187 Live Review: Marlene KuntzL’inizio del concerto è anticipato dalla proiezione di “Complimenti per la festa”, il docu-film di Sebastiano Luca Insigna dedicato ai vent’anni della band. Il pubblico nel frattempo affluisce numeroso e finalmente Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Luca Bergia e Luca “Lagash” Saporiti salgono sul palco e danno fuoco alle polveri… Già, mai immagine mi sembra più appropriata, perché l’inizio del concerto è una vera bomba sonora, una sorta di dichiarazione d’intenti che entusiasma fin dalle prime note: in rapida successione a due brani del nuovo album, “La città dormitorio” e “Fecondità”, primo singolo estratto, fanno seguito due canzoni dall’ormai vastissimo repertorio marleniano, “L’odio migliore” (“Ho ucciso Paranoia, la mia concubina cocciuta […] lo meritava davvero, è tutto ciò che so”)  e “Cara è la fine” (“Ci vogliono vivi e colpevoli…”), in uno schema di alternanza di coppie di canzoni che si ripeterà quattro volte e che, se da un lato vede l’esecuzione di ben otto brani (su dodici) del nuovo lavoro, fra cui, oltre alle due iniziali già citate, “Lunga attesa” (…e io aspetterò!”), “La narrazione”, “Sulla strada dei ricordi”, “La noia”, “Niente di nuovo” e la tiratissima “Leda”, dall’altro regala brani inattesi o, addirittura, secondari rispetto ai “soliti” cavalli di battaglia. Perciò è di un piacere stupefacente poter riascoltare dal vivo “A fior di pelle”, “Osja amore mio”, “La canzone che scrivo per te”, “Il genio”, “Io e me” e “La lira di Narciso”, in un’ “estrazione” che avviene a cavallo fra il fondamentale “Ho ucciso paranoia” e il penultimo disco in studio, “Nella tua luce”. Ma come direte, e niente da “Catartica”? Tranquilli, abbiate fede… Già abbiamo ricordato come un anno e mezzo fa i Marlene abbiano inanellato un lungo tour dedicato al loro album d’esordio, così visceralmente amato da pubblico e critica, nel quale venivano eseguite tutte le canzoni che lo compongono. Non stupisce, ora, che poca rilevanza venga data, in questo tour, alle canzoni più celebri di quel disco. I Marlene salutano e scendono dal palco ma presto vi fanno ritorno per il bis.

E il “regalo” è nell’aria, il feeling tra il gruppo e il suo pubblico è palpabile, e dopo la stupenda “Una canzone arresa” (ancora da “Ho ucciso paranoia”) e “Paolo anima salva”, tratta da “Ricoveri virtuali e sexy solitudini”, partono le note di quello che è un vero e proprio inno per la “Generazione Sonica”, se mi passate la definizione, ovvero “Nuotando nell’aria”. L’emozione è forte, la partecipazione totale, l’esecuzione perfetta. Godano, sudatissimo come d’abitudine, e gli altri salutano e ringraziano ancora una volta ma… le luci non si riaccendono e la band ritorna un’altra volta per stupirci nuovamente. Cristiano intona “Sono lontano, lontano monti e mari, lontano da te”, i versi iniziali di “Ape regina”, un’altra canzone simbolo dei MK, ed è l’apoteosi che precede il commiato, che avviene con “Bellezza”. Parafrasando proprio quest’ultima canzone, si può dire che chi era presente al concerto cercava bellezza. E ne ha trovata tantissima, grazie all’energia e all’arte dei Marlene Kuntz. Ah, se ve lo state chiedendo, no, i Marlene non sono tornati. Semplicemente non se ne sono mai andati. Bastava ascoltare bene, e magari ascoltare dal vivo. “E sul palco la musica si fa frenetica, perché noi siamo sensualità selvatica!”
All’uscita, dopo un concerto del genere, ti rendi conto che per l’ennesima volta hai visto una delle tue band preferite italiane dare tutto sul palco, da un punto di vista sia tecnico che fisico, con la voce di Godano in gran forma, le sue chitarre distorte, la disciplinata precisione delle armonie di Tesio, l’insostituibile ritmica di Bergia e l’ottimo apporto di Lagash. E il verso appropriato che ti sovviene, dopo questa abbuffata elettrica è di una loro canzone che chiudeva “Che cosa vedi” e che fa proprio così: “Grazie. Semplicemente, grazie. Perdutamente, grazie. Solennemente, grazie”.

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