LIVE REVIEW: GILBERTO GIL

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GILBERTO GIL
Live at Palageox 06.11.14

A dividere l’umanita’ in categorie ci hanno provato in molti. Hendrix ed E.Burdon semplicemente distinguevano tra experienced e not exp, con riferimento all’uso del L.S.D., un famoso jazzista  distingueva tra chi ascoltava musica buona e chi no; senza troppo riguardo al genere. A me la scorsa sera veniva da pensare che l’umanita’ potrebbe essere divisa tra chi ascolta la musica brasiliana e chi no ( verrebbe presuntuosamente da dire tra chi ha visto la luce e chi no). Ecco, gia’ non sono molte le occasioni di sentire gli artisti brasiliani dalle nostre parti, se poi ci metti il peso artistico di un personaggio del calibro di G.Gil… Probabilmente l’idea di sentire un concerto ‘solo’ voce e chitarra non allettava i curiosi, ma comunque il Palageox era ben gremito anche se meno rispetto alla serata di Caetano Veloso. Una coreografia zen  faceva ben risaltare il carisma dell’uomo, piccolino tutto muscolo e nervi con quella mimica unica, e’ passata una vita dal suo primo album del 65 ma a vedere quella copertina oggi sembra non sia passato molto tempo. Qualche capello bianco , ma la voce e’ancora la’con tutta la sua estensione di bassi e falsetti improvvisi messi subito in evidenza col brano di apertura. Un tour che e’ un omaggio al maestro Joao Gilberto che assieme a Jobim e’ stato l’inventore della bossa nova, ma sopratutto e’ stato un padre musicale per Gil. Ecco la grandezza di questo poeta, artista, musicista , ministro della cultura per il governo Lula, si vede subito dal repertorio pieno di cover di grandi compositori brasiliani ( non che gli mancassero i grandi eterni classici scritti di suo pugno! )

Ci sono brani di D. Caymi, di Ary Barroso, di C.Veloso, Jobim, J.Gilberto come detto. Poi arrivano un classico della musica messicana ( la confesion) ed un tributo alla melodia italiana con ‘io che non vivo piu’di un’ora senza te’ eseguita in un italiano impeccabile! Dopo un inizio molto intimo e rilassato il ritmo si alza e arrivano i brani Nordestini e i classici scritti negli anni 60/70, quelli del periodo tropicalista a Londra. Due cover stupende di canzoni scritte da B.Marley con ‘no woman no cry’ resa semplicemente cosmica nella sua essenziale melodia. Del resto Gil e’ stato un po’ il padrino del samba reggae in Brasile. Un’ora e mezza volate in un attimo. Tutta un altra cosa dal Gil che ricordavo, in versione band elettrica, visto negli anni 90 a Jesolo, molto piu’intimo questo, con esecuzioni che arrivano dritte al cuore. Ho visto la luce ed e’stato semplicemente indimenticabile!

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