UB40

Recensione del live
degli
UB40@GRAN TEATRO GEOX
PADOVA – 28/03/2015

 Non sapevo bene cosa aspettarmi dal concerto padovano degli UB40, però a fine serata sarò ben contento di avervi partecipato.
Le incognite potevano riguardare l’effettivo status di cui gode la band nel suolo italico e il particolare percorso che l’ha vista protagonista dagli esordi ad oggi.
Mi spiego bene: pur provenendo da un periodo storico sociale contemporaneo a quello che prenderà il nome di “suono two tone” (seppur basandosi sul reggae, più che non sullo ska) e, pur abbeverandosi, a grandi linee, dalle stesse fonti musicali, è lampante che gli UB40, non godono del culto che possono avere i Madness o i Selecter, presso i seguaci di questi suoni, a queste latitudini.
Sostanzialmente, gli UB40 appaiono come una band piuttosto poco ortodossa, troppo poco legata ad un immagine particolare e caratteristica, anche se comunque in grado di scrivere una propria storia personale, quantomeno fascinosa e, con un successo di pubblico, neanche paragonabile a quello degli eroi ‘two tone’.
L’idea alla base della band di Birmingham era quella di prendere i ritmi ballabili e cool del reggae e vedere cosa succedeva, se a farlo era una band inglese, con quattro bianchi e quattro neri. Ne sono usciti album memorabili e altri meno, ma sicuramente abbastanza buone canzoni per riempire un live set e regalare un’ora e mezza di gran spettacolo al numeroso pubblico accorso al Geox.
Una scaletta che nel complesso li ha visti pescare lungo trent’anni di carriera, alternando brani autografi a famose hits reggae che gli UB40 incisero nella serie di album di cover “Labour of Love”.
“Present Arms” e “Cherry oh Baby” hanno lasciato un segno sulla primissima parte del concerto, che complessivamente ha mostrato una band in ottima forma, dal suono ricco, preciso ed elegante, aiutata da una sezione fiati in gran spolvero.
L’ottima acustica della sala ha sicuramente giovato ad un esibizione che avuto il proprio culmine nella seconda parte: “One in Ten” è pura Inghilterra 1981, Thatcher al potere, disoccupazione imperante (al cui modulo per la richiesta di sussidio gli UB40 devono il proprio nome), deindustrializzazione e futuro grigio, “Food For Toughth” è il primo storico singolo datato 1980, “Red Red Wine” e “Kingston Town” sono due reggae songs immortali; entusiasmo che è continuato anche durante la finale e conosciutissima “Can’t Help Falling in Love” e che penso sia rimasto ai presenti a ricordo di questo sabato primaverile.

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