Live Report: TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

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Live Report:
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

1994 @ Vinile

E’ il millenovecentonovantaquattro, ho sedici anni e ho appena letto, in un trafiletto minuscolo sul Giornale di Vicenza, che Kurt Cobain si è sparato. Non che la cosa mi sconvolga più di tanto: era un po’ nell’aria e, poi, nonostante quanto vada a dire in giro, i Nirvana mi piacciono sì, ma senza strafare. Sarebbe stato peggio per me, all’epoca, se fosse morto Piero Pelù. Sono sempre stato più nazional-popolare di quanto volessi ammettere!

E, poi, ho altri problemi per la testa: per dirne uno, sono terrorizzato all’idea di morire vergine. L’ipotesi che, prima o poi, le cose vadano a loro posto e che io, in qualche modo, possa apparire interessante per l’altro sesso mi appare quanto meno remota. Sono pieno di brufoli, non esco mai da casa perché non saprei dove o con chi andare e sono convinto che chiunque abbia più chances rispetto a me di tocciare prima o poi il biscotto. Per questo, qualche tempo dopo, quando comincio a sentir parlare dei Tre Allegri Ragazzi Morti, provo un’istintiva antipatia nei loro confronti. Raccontano dell’adolescenza e solo sentire il termine mi causa l’orticaria! E’ il duemilaquattordici e adesso rimpiango quando i Tre Allegri Ragazzi Morti suonavano punk’n’roll e non ammorbavano i testicoli all’ascoltatore con reggae-dub e roba etnica. C’è un periodo in cui tutti ascoltiamo musica in levare: poi, se non ti passa, è un problema tuo- e anche bello grosso!

Fortunatamente mercoledì al Vinile è una data del tour commemorativo dei vent’anni del gruppo e, pertanto, la scaletta sarà quella del ’94. Ottimo, direi! Un po’ meno bene il punto scelto da Daniele per filmare il concerto: un orecchio quasi a contatto con le cassa. Perciò, quando, Toffolo e soci salgono sul palco e attaccano gli spinotti, le distorsioni mi colpiscono nel vero senso della parola. Per evitare di passare due ore con un dito sull’orecchio destro, creo due tappi con un fazzoletto di carta. Un’adorabile cinna mi chiede cos’ho nelle orecchie! “Eh, ho una certa età e non resisto più a certi volumi! D’altronde, nel ’94 avevo sedici anni…” “Ah, sì?! Io nel ‘94 sono nata, pensa te!” “Ok, ma non sono stato io! A sedici anni non avevo ancora mai trombato”.

Il concerto è una fila di fuoco dei classici del gruppo, quelli contenuti nei primi tre demo e nello splendido esordio “Piccolo intervento a Vivo”- brani secchi, tiratissimi, urlati, ma resi irresistibili dalla vena melodica del leader. Il pubblico comprende adolescenti di ieri e di oggi uniti dallo stesso entusiasmo verso questa leggenda della musica indie italiana, anche se il loro periodo migliore è indissolubilmente legato alle sonorità degli anni novanta (ma Toffolo viene dal Great Complotto nel decennio precedente e, infatti, alcuni brani hanno un tiro quasi wave) e, francamente, gli ultimi lavori fanno abbastanza cagare, nonostante i passaggi sulle radio generaliste. Mercoledì, invece, si respirava la stessa atmosfera dei loro primi concerti e, anche quando la parte revivalistica si è conclusa e i tre hanno rimesso le maschere che nel ‘94 non indossavano, i pezzi sono rimasti quelli più sudati senza incursioni reggae di sorta. E di ciò li ringrazio: un concerto del genere era quello che mi ci voleva. Così come le tette della cinna classe novantaquattro sfregate per tutto il concerto contro il mio braccio. Forse era dovuto all’affollamento del locale, forse non le dispiaceva provocare il suo potenziale papà. Facciamo la seconda: oggi voglio vedere il bicchiere mezzo pieno!

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