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IMMANUEL CASTO

28.11.15 VINILE

Sabato sera al Vinile, ho sbagliato entrata e ho p*****to nel bagno delle donne. Giuro che non l’ho fatto apposta (in passato, a volte anche sì, tipo quando quello degli uomini non era utilizzabile da essere umano): non c’era nessuno, le porte erano spalancate, ho intravisto una turca e mi sono sbottonato i pantaloni senza nemmeno pensarci. Ad un certo punto, sento dietro una leggiadra voce femminile: “Ehi, vecchio! Guarda che questo è il c***o delle donne!”. Reprimo l’istinto di girarmi e riempire quella zoccola di insolenze, solo perché, in fondo, so già ha ragione. Nell’abbottonarmi la patta con un certo charme, credo di essermene uscito con una considerazione sul fatto che i bagni delle donne dovrebbero avere la tazza e non la turca.

Direi che la serata non poteva iniziare meglio.

Comunque, Immanuel Casto: ex fenomeno del web grazie a brani ossessivamente a sfondo omopornografico e puramente provocatori (anche se la vera trasgressione è un’altra cosa) ed un’indiscutibile capacità nel costruire la propria immagine. Che dietro a brani come “50 bocca e 100 amore” e “Analbeat” si nascondesse un autore bravo e poliedrico, non era affatto facile da immaginare, almeno fino al suo esordio “adulto” del 2011 (“Adult Music”, appunto), dove, pur non rinunciando a parlare in maniera esplicita o velata di c***i ed ani, aumenta il raggio delle sue tematiche e piazza una serie di capolavori di cantautorato su base dance come “Crash” e “25 escort”- merito anche del suo sodale, il produttore Keen, autore di tutte le musiche. Il recente “The Pink Album” ne conferma le capacità: brani divertenti, in cui la volgarità la fa sempre meno da padrona, alternati a momenti più oscuri e meditativi. Diciamo che, da due settimane non sto ascoltando altro, in attesa del concerto nella speranza di divertirmi e di vedere un po’ di quella gnocca che gli artisti gay calamitano sempre. Quando ho visto salire sul palco le sue deliziose Beat Girls immanuel 250x166 Live report: IMMANUEL CASTO(una cantante e due ballerine) ho pensato che la missione era compiuta. Lui si presenta in canotta d’ordinanza, capelli impestati di glitter e due prosciutti da palestra al posto delle braccia, attaccando con “Discodildo”. Da lì è uno snocciolare di classici di irresistibile electroclash come “Sexual Navigator”, “25 Escort”, “Rosso, Nero, Oro” (incredibile cover degli Einstruezende Neubauten), “Crash” e “Sognando Cracovia”. Il pubblico non è molto numeroso, a dir la verità, ma è composto di assoluti afficionados che conoscono tutti i testi a memoria. Lui è un performer ineccepibile, energico nei brani più dance oriented, divertente nei siparietti (tra cui l’impagabile racconto sulla povera Topazia) e carico di sentimento in ballate piene di pathos come “Che bella la cappella” e “Da Grande sarai Frocio”. Lo zenit si raggiunge nel bis con le clamorose “Tropicanal” e “Deep throat Revolution” che chiude il concerto tra le grida del pubblico. Un coito lungo e soddisfacente! Esco dal Vinile per fumarmi una sigaretta…

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