THE FLESHTONES

FLESHTONES + Vindicators
Vinile 3.12.2014
Dopo sei mesi passati a non uscire di casa, decido di mettere alla prova il mio fisico con un concerto piazzato a metà della settimana: se la mattina dopo non ho un colpo di sonno andando a lavoro, significa che sono ancora ragionevolmente giovane. E devo dire che, di ragazzini come me, mercoledì sera il Vinile era pieno. Tutti di età tra i 35 e i 45 (se non oltre) e tutti sensibili al richiamo di una serata rochenrolle con i miti locali Vindicators a supporto di una delle band cardine di quella che è stata, forse, la prima scena “revival” di sempre.
Ora, intendiamoci, nel 1976, quando i Fleshtones iniziavano a muovere i primi passi in quel di New York, “revival” e “nostalgia” non avevano ancora atomizzato i cosiddetti come oggidì: per dire, sono almeno vent’anni che ce la si mena con il ritorno degli ottanta e spero si passi presto ai novanta, quantomeno per cambiare discorso. No, all’epoca, mentre montava implacabile  “l’onda nuova”, ci voleva coraggio per richiamarsi sfacciatamente al decennio precedente ed, in particolare, alla sgarrupata scena garage. Siccome però non stiamo parlando di pallosi cloni, Peter Zaremba e soci rimpolpavano il sound di gente come i Seeds o i Count Five con un’aggressività decisamente punk. Ed è questo che hanno continuato a fare (gran bene) per tutti i 40 anni successivi.
Quasi trent’anni fa, invece, la premiata ditta bassanese Casale – Dal Col, sciolti i seminali Frigidaire Tango, decideva che era tempo di riportare luce nelle tenebre e, con il nuovo progetto Vidicators, iniziava ad infiammare le platee con un sudatissimo e incredibilmente coinvolgente rock’n’roll (apparentemente puro, ma, in realtà, imbastardito con le precedenti esperienze wave dei due).
Saranno pure passati tutti questi anni, ma nessuno mercoledì sera se n’è accorto:  sia i Fleshtones che i Vindicators (e non dimentichiamo gli altri due open act: i T-Birds, devoti alla musica surf ed i New York Kleps, gruppo francese simil-B-52), si sono guadagnati la pagnotta mettendo a soqquadro il locale con tre ore di musica dai giri altissimi e senza la benchè minima pausa.
In anni di musica iperprodotta (ed estremamente noiosa) allarga il cuore sentire dei non più giovani suonare con una tale urgenza da soffocare persino le pause tra un brano e l’altro: non si interrompe un’emozione, figurati una chitarra che ti prende a calci il sedere!

facebook LIVE REPORT   FLESHTONES+VINDICATORStwitter LIVE REPORT   FLESHTONES+VINDICATORSgoogle LIVE REPORT   FLESHTONES+VINDICATORStumblr LIVE REPORT   FLESHTONES+VINDICATORSemail LIVE REPORT   FLESHTONES+VINDICATORSpinterest LIVE REPORT   FLESHTONES+VINDICATORS