Life! L’autobiografia di Keith Richards

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keith Life! L’autobiografia di Keith Richards

Che vita, Keith! “Life!” L’autobiografia di Keith Richards

Si intitola semplicemente “Life” l’autobiografia di Keith Richards, pubblicata in Italia da Feltrinelli ed uscita praticamente in contemporanea in tutto il mondo tra ottobre e novembre dello scorso anno. E devo dire che poche volte la vita di un rocker, di una leggenda vivente della storia del rock quale è il chitarrista dei Rolling Stones, vale la pena di essere raccontata prima e letta poi. Già, perché l’esistenza di Keith è costellata di episodi, esperienze, conoscenze che meritano di essere fatti conoscere non solo ai fans degli Stones, ma in generale agli amanti del rock e poi perché è scritta in maniera scorrevole e avvincente, grazie all’enorme lavoro di James Fox, quasi coetaneo di Richards, che ne ha raccolto per anni ricordi (o frammenti di essi), parole e confidenze per poi ricomporre il tutto in maniera organica, con un uso continuo del flash-back.

E’ un libro voluminoso, più di 500 pagine, di una ricchezza impressionante e di onestà disarmante. Richards dimostra innanzitutto un’ottima memoria, con la descrizione di situazioni, persone, particolari che connotano periodi lontani e più recenti. Il racconto di una vita spericolata comincia con una scena da film: Keith in una macchina imbottita di droga con altri Stones, fermati nel ’75 (durante un tour) in Usa dai poliziotti e processati in un clima surreale, con i fans fuori dal tribunale pronti a far scoppiare una rivolta in caso arresto! Ma poi si va veramente all’inizio, all’infanzia di Keith a Dartford, alla povertà, ai genitori Doris e Bert, all’incontro con Mick Jagger, incrociato già alle elementari, ma concretizzatosi alla stazione dei treni di Dartford nel ’61. Manco a dirlo, ad avvicinarli è la musica, o meglio la passione comune per Chuck Berry; Keith sedicenne descrive Mick alla zia come “un tizio che ha tutti i dischi che Chuck Berry abbia mai inciso e i cui amici sono fan del rhythm and blues”. La lunghissima parabola artistica dei Rolling Stones (il nome proviene da una canzone di Muddy Waters) ha inizio dunque all’inizio degli anni 60, ma il libro più che una celebrazione del successo mondiale della band è veramente un racconto “umano” delle vicende che hanno costellato e reso unica la vita di Keith: la sua infinita amicizia, tra alti e bassi, con Jagger, le donne, i suoi grandi amori per Anita Pallenberg e Patti, madri dei suoi figli, i rapporti con gli altri Stones (l’amicizia sincera con Wood, soprattutto), la dipendenza dalla droga, l’amore viscerale per la musica in generale e per la chitarra, il successo, gli innumerevoli concerti, gli incidenti (tragicomica la caduta dall’albero alle isole Fijii…), l’affetto per gli animali.

In vari passaggi l’ironia del protagonista è evidente e la lettura è spassosa, ci scappano sorrisi e qualche risata; vero, i passaggi drammatici (la morte, a soli due mesi, di Tara, figlio di Keith e Anita) e tristi (le morti di Stewart – il sesto Stone – e Brian Jones) non mancano, ma il racconto del ricordo prosegue senza peli sulla lingua, anche quando vengono coinvolti gli altri membri del gruppo (Brian Jones viene descritto acidamente, dopo il successo come “l’impasto di Giove e Venere mescolati insieme” e a Jagger stesso non vengono risparmiati giudizi negativi) e personaggi del calibro di John Lennon e Chuck Berry. Citando Chiara Colli, autrice di una bella recensione su “Il Mucchio” di gennaio, si può concordare sul fatto che “Life riesce nell’intento di far risultare Richards ancora più simpatico (soprattutto di Jagger) e ancora più vero. Se possibile, ancora più rock”.

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Francesco Nicolli

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