La Tempesta nella Foresta @ Live from Sherwood Festival

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tempesta La Tempesta nella Foresta @ Live from Sherwood Festival

La Tempesta nella Foresta – live from Sherwood Festival.
Review di Davide Visentin, Foto di Serena Viola Reginato

Tempesta doveva essere, e uragano è stato. Anche quest’anno il festival patavino regala ai suoi adepti una degna chiusura, con una giornata “indie” che porta allo Sherwood il meglio del rock indipendente italiano.

Si comincia alle 18 – troppo presto maledizione, perché ho sto vizio di lavorare – con Toffolo e gli altri Ragazzi morti. Seguono i Bachi da Pietra, Umberto Maria Giardini, la bellissima voce di Maria Antonietta, gli Altro e Giorgio Canali.

Quando le ultime luci del giorno affievoliscono e cadono le tenebre, giungo al parcheggio dell’Euganeo per godermi finalmente il clue della serata, quei gruppi che divisi tra i due palchi allestiti valgono da soli la gita a Padova. Si, perché non faccio ora ad entrare che sul second stage salgono i Pan del Diavolo: il duo folk siciliano ormai consacrato al grande pubblico underground è degno del proprio nome e scatena l’inferno. La gente assiepata sotto il piccolo tendone si scatena al ritmo delle due chitarre, cantando a squarciagola i ritornelli di gran pezzi come “donna dell’Italia” e “scimmia urlatore”. Le ultime note dal second stage accompagnano la gente verso il main stage, dove puntualissimi i Massimo Volume iniziano la loro gig.

Tanto rispetto per una delle band alt-rock più longeve della storia musicale italiana, ma personalmente non ho mai sopportato le eterie e scialbe narrazioni di Clementi alla voce, considerando sprecata tanta innovazione sonora a semplice supporto di parole dal losco ed impalpabile significato. Detto questo, la folta schiera davanti al palco non mi è d’accordo, apprezzando il gruppo per intero: mi prendo un attimo per un paninazzo e mi sistemo davanti al secondo palco, dove “sorvegliati speciali” stanno per salire i Fine Before You Came.

Sono infatti passati più di 10 anni da quando, agli albori della loro carriera emo-core, ascoltavo i loro primi pezzi la mattina andando al liceo. Ancora una volta il piccolo second stage si dimostra un po’ inadatto ad accogliere la bolgia di uno dei gruppi forti della Tempesta Dischi, rappresentante ormai storici del panorama underground italiano: la gente si ammassa e si ammazza, pogo scatenato, body surfing al limite della rottura del collo, con un pazzo scatenato che si dimena in cima al palo portante della tensostruttura. La band milanese esprime tutta il suo rock arrabbiato sulla folla festante, presentando in setlist per lo più l’ultimo Ep “come fare a non tornare” con un paio di buoni innesti per farci cantare vecchi cavalli di battaglia come “Buio” e “Piovono Pietre”.

Poco dopo le 11 il main stage si illumina di nuovo per il piatto forte, il set degli Aucan. I tre incappucciati travolgono la folla con i loro suoni cupi e i loro mashup elettronici: la voce di Ferliga è come sempre eterea, schiacciata dall’esplosività di bassi e chitarra, e dalla sezione ritmica felpata. Una performance di un’oretta che conferma altissime attese per la band di punta di Casa Tempesta: un live sconvolgente, un viaggio tra sonorità dubstep e riff noise piuttosto pungenti.

A chiudere la serata il duo dream pop Iori’s eyes, un misto di melodie ambient lisce come la seta e sonorità oscure tipiche del drum and bass: il classico gruppo che spacca il pubblico tardivo di un festival tra la fazione “che due maroni, andiamo a casa” e l’altra “figata, fa su l’ultimo che ce li becchiamo alla grande”. Ancora una volta la mia personale opinione è irrilevante, giacché la fazione 2 è nettamente superiore e la festa è destinata a continuare, anche grazie all’apertura dei cancelli che permette a chiunque di gustarsi gli ultimi scampoli di un festival che anche quest’anno ha dato tanto.

Tanti complimenti all’organizzazione, all’etichetta Tempesta – che ormai raccoglie tutto il meglio dell’underground italiano – e a chi si sbatte per proporre una musica diversa dal fognoso puzzolente mainstream. Long live rock ‘n’ roll.

Stay tuned, stay stormed. D.V.

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