LA NUOVA ONDA DI CARMEN

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carmen c LA NUOVA ONDA DI CARMEN

New Age Club 16.04.2010

Caschetto nero e basso a tracolla: non fosse che sono innamorato di lei dai tempi del liceo (da quando i miei compagni che guardavano San Remo commentavano schifati “ma come cantea quea là?!”), le avrei chiesto la mano ieri (ohibò, sono già sposato!) saltando sul palco un paio di minuti dopo l’inizio del concerto: “Carmen, se non vuoi prendermi come marito, almeno fai di me il tuo valletto!”. A parte i commenti su estetica e portamento, la mia conterronea ha mostrato venerdì sera un nuovo volto artistico, a mio modesto parere il suo migliore ad oggi- così come il concerto del new age è stato in assoluto il migliore dei suoi (boh, sei o sette) che ho visto ad oggi. C’è da dire che Carmen mai si ripete- ogni disco fa storia a sé e i tour ancora di più- ma ieri sera mi ha per la prima volta entusiasmato per tutte le due e rotte ore dello spettacolo. Ascoltando l’ultimo disco “Elettra” (bello, ma non il suo capolavoro), mi aspettavo un concerto acustico, quasi in punta di piedi. E, invece, gruppo scarno (lei voce e basso, un chitarrista, un batterista e un tastierista), arrangiamenti new wave, sfuriate distorsive finalmente catartiche (nei suoi concerti precedenti le chitarre implodevano, più che esplodere) e meno pretese da cantautrice. Insomma, questo giro mi ha dato l’impressione che su quel palco si divertisse davvero. E non solo per l’atteggiamento meno distaccato e più sornione con il pubblico (a tratti lei, come personaggio, era davvero divertente), ma anche per i brani scelti- roba da presa sicura, fin dal trittico iniziale “Bambina Impertinente”, “Matilde Odiava i Gatti” e “Mio Zio”. L’eliminazione della seconda chitarra in favore delle tastiere ha reso il suono del gruppo meno cupo e ha conferito agli arrangiamenti una sfumatura anni ’80 inattesa e (almeno dal sottoscritto) apprezzatissima. I brani di “Elettra” vengono totalmente snobbati (solo tre in scaletta), ma questo non mi ha stupito più di tanto: le ovvietà da tour promozionale non sono mai andate a genio alla cantantessa, e ricordo, ad esempio, come evitasse accuratamente di suonare dal vivo “Fiori d’Arancio” nel periodo in cui era un tormentone radiofonico. Ieri, invece, non si è fatta mancare neanche questa freccia, con gran gioia del New Age gremito, che, a dirla tutta, aveva accolto l’inizio del concerto con qualche fischio a causa del ritardo con cui era iniziato. Sciocchezze presto dimenticate. “Geisha” è la solita apoteosi di grida e distorsioni- liberatorie, finalmente!- nonché uno dei vertici del concerto, assieme a “Baciami, Giuda”, con un sorprendente intermezzo danzereccio molto anni ’80 nel quale Carmen ha canticchiato “Material Girl” e “You Spin me ’round”, a riprova del fatto che ieri si sentiva parecchio teenager. Non sono mancarti momenti più sperimentali come la lunga e disperata “Komm Wieder” o insoliti come la cover dei Throwing Muses “Devil’s Roof”. Conclusione del concerto affidata all’esplosione ormonale di “Stato di Necessità” (meraviglioso e appagante inno alla frustrazione sessuale). E dire che venerdì avevo deciso all’ultimo momento di andare al New Age….

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