Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)

carr

carr Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)

Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)

“Chiunque fa parte di un coro ci raggiunga qui sul palco”. Kurt Carr non fa in a tempo a dirlo che il teatro Coccia di Novara, che il 10 ottobre ha ospitato per la prima volta in esclusiva per l’Italia uno dei maestri mondiali del gospel contemporaneo, vincitore di numerosi Stellar Awards, si trasforma: il palco viene affollato dai Brotherhood Gospel Choir, da Myron Butler che la sera prima aveva infuocato a sua volta il teatro, da qualche componente dei padovani Summertime e da tanta gente che, se ha faticato durante tutto il concerto a contenersi in pacati e sincronici battiti di mani, ora non vede l’ora di sprigionare tutta l’energia accumulata. E’ il potere del gospel, è la presenza di un qualcosa di più grande (come canta lo stesso Kurt Carr nella sua “The presence of the Lord”), in una parola è amore racchiuso in un contenitore fatto di speranza che, se dato ininterrottamente per quasi due ore al pubblico con emozioni a fior di pelle, ritorna indietro con pari intensità. Ritornare al Novara Gospel Festival significa rinnovare una forte emozione e fare il pieno di energia: lo sanno bene tutti i fedelissimi che arrivano da tutta Italia ma anche dall’estero per prendere parte alla tre giorni orchestrata da Paolo Viana, sempre all’altezza, sia per l’offerta degli artisti proposti che per l’aria che si respira, di quanti decidono di raggiungere quel microcosmo che tanto ha da insegnare anche a chi la musica la fa. Non vuole l’interprete Kurt: “Say yes” urla al pubblico, che subito gli rimbalza lo stesso suono ma più timido. “They are ready” ghigna. E si dà il via al concerto. “Ci sono molte sfumature nella musica gospel- spiega- Ora percorreremo un viaggio attraverso queste diverse sfaccettature.” Si parte dal jazz, il tour non è solo musicale ma anche vocale. Una ad una cantano le sue Singers, manuali di tecnica commutati in interpretazione, hanno voci graffianti, soffiate, magiche. “La musica è un linguaggio universale- prosegue Kurt Carr- Per questo vogliamo proporvi dei brani che tutti conoscete.” Arrivano le cover quali “The greatest love of all” di Whitney Houston, “We are the world” e “That’s what friends are for” le terranno per il gran finale. Arrivano i grandi brani di Kurt che tutti stanno aspettando: “In the sanctuary”, un accenno della loro versione di “Kumbaya”, una “For every mountain” sopra le righe. C’è tempo per cogliere l’armonia e il sostegno reciproco che regna all’interno del sestetto. C’è spazio per la commozione: “Qui tra di voi questa sera c’è una persona alla quale era stata diagnosticata la morte, 40 anni fa. E’ come una madre per me, mi ha cresciuto quando ero nessuno. Tutto è iniziato da questa signora.” Si alza Margaret Alderman Monts, e con lei tutto il Coccia. E quando Kurt, al secondo bis, duetta con Wayne Ellington e Myron Butler l’emozione scoppia in un applauso lungo e ricco di gratitudine. E con lui, tutto il Coccia.

facebook Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)twitter Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)google Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)tumblr Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)email Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)pinterest Kurt Carr (Novara Gospel Festival 2010)