Kill It Kid @ Magnolia

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killit Kill It Kid @ Magnolia

Kill It Kid
@ Magnolia, 6 febbraio di Chiara Fantinato
Non è un segreto che gli esordi dei gruppi musicali più emblematici dal punto di vista di rottura degli schemi della tradizione precedente, siano stati parecchio difficili in termini di riscontro di pubblico. Iniziando dai primi gruppi rock’n'roll seguiti solo da giovani ribelli, rei di amare la cosiddetta “musica del diavolo”, saltando poi ai primi concerti punk, dove l’affluenza media era a dir poco superiore alla decina…pochi, che fecero però la storia!! Sarà questo, e sinceramente glielo auguro, il destino dei Kill It Kid? Il numero di persone al Magnolia il 6 febbraio,  era infatti assai modesto, ma indubbiamente trattavasi di un seguito di fans e curiosi assolutamente valido, che per assistere al live ha affrontato la stanchezza e la desolazione di un freddissimo e nevoso lunedì sera milanese. Molte altre sono però le caratteristiche che ci portano a pensare che questi 4 ragazzi del sud ovest dell’Inghilterra, Bath, per essere precisi, daranno sicuramente uno scossone alla scena indie rock inglese. Scoperti e prodotti inizialmente da John Parish, fedele spalla di PJ Harvey. Pubblicati poi dalla One Little Indian Records, garanzia di innovazione e peculiarità nel mondo della musica alternativa, nata dalle notevoli intuizioni musicali di un ex punkettone londinese che tra una Bjork,dei Sigur Ross, Skunk Anansie, ha costruito il suo bell’impero. Già al secondo album, nonostante la giovanissima età, e già entusiasticamente recensiti da NME e Clash nel 2009. Un precedente tour negli Stati Uniti che li ha portati a suonare sul palco del South by Southwest Festival di Austin, Texas. E, per finire, uno stile originale e versatile: suoni freschi e retro al contempo, miscellanea del più british indie rock, con incursioni di chitarra spesso e volentieri acustica, stile folk-country d’oltreoceano, con passaggi di banjo sotto una base di batteria e basso più vicina ad un rock sporco e un favoloso connubio di voci graffianti, suadenti ed estremamente sexy come la tradizione del blues americano richiede; immagine da esperte rockstar che, in realtà, come il nome stesso suggerisce,(tratto da “Kill It Kid The Rag”, brano country di Blind Willie Mc Tell, già indice di un certo livello di conoscenza musicale), nasconde le facce di 4 ventenni timidi ed emozionati. E’ con quella stessa professionalità e innocenza che i Kill It Kid (Chris Turpin -chitarra e voce; Stephanie Ward – piano e voce; Dom Kozubik – basso; Mark Jones -batteria), intonano i primi  tre pezzi, tratti dal nuovo album,(“Heart Rested with you”, “Sweetness Has Hold on”, “You’re in my blood”) ancora con i cappotti addosso, a causa delle indecenti condizioni climatiche di quei giorni. Il ghiaccio si scioglie definitivamente con l’energetica esecuzione di “Pray on me”, la hit già in rotazione su tutte le radio inglesi, che fa salire indubbiamente la temperatura. L’atmosfera sembra ora quella della sala prove, in cui suona un gruppetto di amici, molto complice tra loro e con il pubblico, si diverte e fa divertire. Amici che conoscono così bene la musica da potersi permettere di passare da romantiche e nostalgiche ballate blues con tanto di uso dello slide guitar,(“Home”, “Dark hearted Song Bird”), interpretate dalla suadente voce dell’unica dolcissima e grintosa donna del gruppo, per passare poi a sonorità più cupe, dal tono grunge – garage (“Feet Fall Heavy”), senza risparmiarsi pezzi più country o dal sapore rock, più o meno vecchi. Un’ora e mezza di quel che si dice un concerto veramente vissuto…teniamoli d’occhio questi Kids!

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