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KASABIAN
Gran Teatro Geox, Padova, 25 febbraio 2012
di Francesco Nicolli – Pict di Daniele Pensavalle

C’era grande attesa per il live dei Kasabian a Padova, e che fosse un evento importante lo aveva dimostrato già la prevendita dei biglietti, con i tagliandi già esauriti da mesi. Il sold out, dunque, era annunciato, e all’arrivo al luogo del concerto la quantità di auto e persone in attesa di entrare lo conferma ampiamente. La band inglese, giunta con l’ultimo convincente “Velociraptor” al quarto album in studio, dimostra di avere ormai un feeling assodato con il pubblico italiano, e dopo il successo delle ultime apparizioni, anche a Padova il gruppo trova ad accoglierlo fans numerosissimi, calorosi e appassionati. Il Gran Teatro è, in termini calcistici, gremito in ogni ordine di posti, il parterre ribolle e la tensione dell’attesa esplode in festa già dalla prima canzone, il primo singolo tratto dal nuovo album, “Days are forgotten”, seguita da ruota da uno dei grandi successi della band, “Shoot the runner”, che scalda (qualora ce ne fosse bisogno!) i fans della prima ora. Gli intenti ormai sono chiari: partito a bomba, il livello del concerto sembra destinato a non smorzarsi, anzi i successivi “Velociraptor” e “Underdog” contribuiscono ad aumentare il ritmo. Sul palco, l’istrionico cantante Tom Meighan, affiancato dalla vera anima del gruppo, Sergio Pizzorno, chitarrista, compositore e voce aggiunta, sono autori fin dalle prime note, di una performance intensa e coinvolgente, l’interazione con il pubblico  costante e spontanea, e anche gli altri membri della band, il batterista Ian Matthews e il bassista Chis Edwards, oltre che a un secondo chitarrista e ad un tastierista, non si risparmiano affatto. Incitato da Meighan, il pubblico partecipa con frequenti cori, sulle note di molti brani divenuti ormai classici e adattissimi ad essere suonati dal vivo, come il celeberrimo “Club Foot”, dall’indimenticabile album d’esordio del gruppo, che manda l’arena in visibilio, seguito a stretto giro da “Re-wired” ed “Empire”. Impossibile, ad un live del genere, rimanere impassibili e fermi, ovunque ci si giri, lo spettacolo è veramente di festa: gente che canta, salta, balla, il minimo sono teste e gambe che si muovono a ritmo, potere del rock! Forse in un unico momento si rallenta un po’, durante l’esecuzione della struggente “Goodbye kiss”, ma è solo una breve parentesi…le note di L.S.F. (Lost Souls Forever), di certo uno dei brani più celebri dei Kasabian, fa esplodere i fans e l’adrenalina torna a scorrere potente! E’ con questo pezzo che si conclude la prima parte del concerto, e tu pensi che forse il meglio c’è già stato, tutte le hit più famose eseguite in maniera impeccabile, ti ritieni soddisfatto e appagato già così…ma non puoi sapere che la sorpresa è dietro l’angolo. Dopo un intermezzo in cui Pizzorno (che sfoggia fieramente un look anni ’70 “impreziosito” da un’attillata maglietta tigrata) accompagna alla chitarra il coro ipnotico del pubblico sulle note dell’ultima canzone, la band torna al completo sul palco e colpisce duro, le luci pulsano e le note elettroniche di “Switchblade smiles” si diffondono e l’ossessivo “can you feel it coming” pervade e ci circonda, il basso domina e pulsa, il tutto mi ricorda la recente svolta “dance”, passatimi il termine, dei Franz Ferdinand, e si va verso il gran finale, un ineluttabile climax con “Vlad the impaler” e “Fire”, brano che solitamente congeda la band dal suo pubblico, che definire adorante in questo caso è appropriato. La levatura dei Kasabian su disco viene confermata anche dal vivo, anzi vorrei spingermi più in là, affermando che forse l’esibizione live è la dimensione ideale per uno dei gruppi più solidi e costanti dell’ultimo decennio. Se li avete persi, avrete l’occasione di rifarvi in un futuro prossimo, con il ritorno del gruppo annunciato a Ferrara, Lucca, Roma, Milano e Tarvisio a luglio. Can you feel it coming? Can you feel it coming? Can you feel it coming?

GALLERIA FOTO KASABIAN di Daniele Pensavalle

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