Intervista Esclusiva: i Chow

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I CHOW
Intervista di Ale Riptapes

1. Regaz, avete un EP fresco fresco per le mani vero? 

SI.

2. Bologna, la vostra città. Che cosa sta nascendo nell’underground e cosa invece sta morendo nella vostra terra?
Stanno nascendo – non solo a Bologna – un sacco di gruppi, alcuni anche parecchio giovani, veramente buoni. Curiosa peculiarità è che sono tutti fuori moda a un livello esagerato, perché bene o male si rifanno ad un post-punk / alternative rock stile USA fine ’80 – inizio ’90, ed il fatto che non ci sia ancora – fortunatamente – un movimento revivalistico unitario, li rende un po’ dei Don Chisciotte, e questo ci piace. Parlo dei Mt. Zuma, ma anche dei Big Cream, poi fuori Bologna ci sono Operazione San Gennaro, For Food / Dead Horses. Per quanto riguarda quello che sta morendo nella nostra città, andando in ordine cronologico, il mito della “bologna rossa grassa e ospitale”, ma forse è già morto da un pezzo: se dovete venire a Bologna inseguendo il mito del ’77 mi sa che vi conviene rimanere a casa vostra. Poi c’é il caso emblematico di Atlantide, posto occupato che per più di quindici anni, oltre a tante iniziative, ha ospitato concerti di ottima qualità: gran parte della Bologna “alternativa” ha scoperto grazie ad esso un sacco di roba interessante, mentre gran parte della Bologna “normale” ha continuato a non capire che un luogo come quello era nient’altro che un valore aggiunto alla proposta culturale della città, nonchè un centro di attività che a livello sociale erano a dir poco encomiabili, e difatti lo hanno fatto sgomberare. Non è nemmeno da escludere che fra qualche anno la stessa parte della città che lo denigrava lo celebri in nome del mito della Bologna culturalmente attiva. Esempi da fare di casi simili ce ne sarebbero in quantità ma è meglio non divagare.

3. Potete indicarci qualche disco appena uscito che spacca?
L’esordio degli Hallelujah!

chow 250x119 Intervista Esclusiva: i Chow4. Che progetti hanno i Chow discograficamente parlando? Progetti paralleli?
FRABBO: niente, a parte dare una mano a Ferruccio Quercetti dei Cut nella registrazione del suo album solista a nome Ferro Solo, cosa che per me (superfan dei Cut dall’età di 17 anni) è bella quasi quanto registrare un assolo su un disco di Bo Diddley, solo che non mi sono mai mangiato una carbonara con Bo Diddley, mentre con Ferruccio sì.
DAVIDE: Io suono il basso anche negli X-Ray Picnic (https://x-raypicnic.bandcamp.com/) e sia io che Frabbo siamo stati coinvolti nelle registrazioni di Ferro Solo, il progetto solista di Ferruccio Quercetti dei Cut.  Già da tempo Ferruccio sta componendo e portando in giro in versione semi acustica i suoi brani, ma per le registrazioni ha scelto di arrangiarli con una band, così si è rivolto ad alcuni amici/conoscenti provenienti da vari gruppi. Oltre all’interesse per il progetto possiamo dirci sinceramente onorati, perché i Cut sono stati davvero uno di quei gruppi ‘eroici’ che abbiamo ammirato da adolescenti. Erano la dimostrazione vivente che la musica che volevamo sentire poteva esistere anche in Italia, addirittura a Bologna!
ZUCC: per quanto mi riguarda già prima di iniziare a suonare con i Chow suonavo con i Classmates (https://areapiratarec.bandcamp.com/album/the-classmates), ci suono tutt’ora e facciamo una sorta di powerpop. Lo scorso anno è uscito con un cd per Area Pirata e da poco abbiamo registrano alcuni pezzi nuovi ma dobbiamo ancora decidere come farli uscire.

5. Un’ottima recensione può servire?
Bella domanda.

6. Oggi va molto di moda il termine “psych”, fino all’altro giorno “garage” era spalmato sulla bocca di tutti, la prossima mossa quale sarà secondo voi? Verso quali direzioni ci stiamo muovendo?
Speriamo vivamente che la prossima mossa sia qualcosa di estremamente squallido, chissà, un revival raggamuffin, per vedere chi oggi predica la psichedelia a tutti i costi saltare sul nuovo vagone. Tuttavia a guardare le band sovracitate che bazzicano nei dintorni di Bologna parrebbe che stia nascendo un certo interesse verso l’alternative di fine ’80 (qualsiasi cosa possa significare); dato che questo è poi sfociato – anche – nel grunge magari fra un po’ saremo circondati da tanti piccoli Eddie Vedder che belano beati. E’ sempre stato tutto una questione di mode anche nell’underground: qualcosa tira più del resto e tutti saltano sul treno: non vogliamo dire che sia sbagliato (è umano), ma ciò porta a una dispersione di quanto di buono possa portare con sé un revival. Insomma, c’è stato il “garage”, c’è stata la “psichedelia”, c’è stato pure il “kraut”, ma alla fine, in soldoni, ci sono stati un sacco di gruppi e di dischi brutti.

7. A mio avviso ci sono etichette anche rinomate che fanno uscire dischi mediorci, produzioni costose destinate a rimanere negli scatoloni, gruppi che spendono cifre per uscire con il vinile       ben confezionato ma che suona così così. Che ne pensate?
Noi ce lo siamo autoprodotti a metà (insieme al nostro amico Savio), per cui siamo stati oculati nelle spese, ed infatti quello che ne è uscito è spartano, ma abbiamo comunque cercato di farlo al meglio che potevamo. Le registrazioni sono state eseguite nella sala prove dove suoniamo con un 4 tracce a cassetta da Nico (Stromboli, His Clancyness, Buzz Aldrin), ci abbiamo messo poco, abbiamo speso poco e ne siamo pure contenti. D’altra parte che senso aveva fare diversamente? Avessimo avuto un’etichetta dietro forse le cose sarebbero cambiate, ma solo dal punto di vista economico: in realtà, dopo aver registrato tre album coi Tunas in studi veramente seri, ci rendiamo conto che per un gruppo come noi, per la musica che facciamo, basta poco. Ci si può anche tenere i soldi in tasca. Alle volte, poi, non è nemmeno obbligatorio fare un disco, nè formare una band, eh.

8. Noi ci si vede al ViaRoma17 sabato 2 aprile, avete altre date prossimamente?
Un po’ di date a maggio ci sono,  poi vedremo cosa ci riserverà il futuro.

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