INTERVIEW : SAM ONSO & THE KITERS

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INTERVISTA ESCLUSIVA
ai
SAM ONSO&THE KITERS (Maurizio+Uber+Alessandro)


Parlateci del vostro percorso (individuale e non): come si è evoluta la vostra esperienza musicale da atmosfere cupe ed intimiste tipiche della new wave-post punk degli anni ’80, ad atmosfere decisamente più distese e spensierate come l’esperienza attuale di Sam Onso&The Kiters.
M: La mia esperienza personale inizia molto tempo fa nel 1976 passando dal jazz rock (Maragon6) dei BrandX e Wheater Report, al Punk Rock dei SexPistols (OutKids2 e Trash) per poi approdare alla New Wave (Frigidaire Tango – The Cops) e al R&R e R&B (Vindicators, T-Birds). Durante tutto questo percorso ho ascoltato di tutto: da Orietta Berti, alla musica sperimentale degli SPK ,anche se poi finisco sempre ad ascoltare POLICE e STING, in quanto, credo, raggruppino i generi musicali che più mi coinvolgono emotivamente e, STING e COOPELAND sono dei geni…reputo sia importante ascoltare generi diversi perché ti dà la possibilità di aprire la tua mente, sia di compositore, che di musicista. Atmosfere distese e spensierate con i SAM ONSO ??? Parliamone…battute a parte, con loro mi sto divertendo molto, ma non è così spensierato e semplice suonare con musicisti del calibro di Uber e Alex, bisogna entrare nel loro progetto musicale, non solo con la testa, ma anche con il cuore. Comunque ce l’ho fatta a quanto pare, per il momento!
A: I gruppi che ho ascoltato sin da ragazzino sono i Beatles e gli Stones. Poi sono passato nell’adoloscenza a Zeppelin-Hendrix-Black Sabbath-Alice cooper ed una miriade di altri. La cupezza è data da tutto quello che si passa a quell’età e dalle vicissitudini di vita
U: Troppo lungo. Dagli anni ’60 ad oggi. 

‘Lousy Day’, brano inserito nella prima compilation di Sound&Vision, a nostro avviso, musicalmente perfetto per una domenica mattina soleggiata, lo è anche negli intenti o contiene ancora quell’anima oscura che ha segnato il vostro passato?
M: La musica può trarre in inganno, ma il testo parla di una giornata di m…, per cui non lo consiglierei per una domenica spensierata. Il tutto è frutto della creatività di ALEX per cui lascio a lui definire il brano stesso…e comunque l’anima oscura che ci ha segnato , per quanto mi riguarda, era il risultato della rivoluzione musicale del momento, ma non ha mai cancellato la mia voglia di vivere e le mie domeniche soleggiate, se non fosse stato così, probabilmente, non sarei ancora quì a raccontarvelo, visto che, per anni, ho vissuto con la morte sulla spalla…e chi si ricorda come era la piazza di Bassano negli anni ’80, sa cosa intendo…….
A: Beh, se si ascolta il testo, non sarebbe proprio allegrissimo ed il titolo dice “giornata schifosa”, quindi non troppo allegra, ma la cornice musicale sdrammatizza la cosa.
U: Tutti abbiamo chiari e scuri, albe e tramonti, bianchi e neri, a volte grigi.

Vi definite come “un mix al tempo stesso allucinato e malinconico, ironico e disilluso”. Che cosa è andato storto?
M: Per quanto mi riguarda non è andato storto nulla, ciò che sono è frutto di mie scelte nel bene e nel male. Allucinazioni e malinconia fanno parte del bagaglio di ogni musicista senza queste due componenti nessuno scriverebbe canzoni,testi. L’ ironia e disillusione arrivano con l’età, con l’esperienza, col numero di volte che hai sbattuto il naso.
A: Penso sia l’età che un po’ ci fa vedere le cose senza troppe illusioni, tutto quà.
U: Niente. Ho moglie  e figlio cane e gatto, lavoro, casa, la musica, i libri etc. 

Quale approccio compositivo avete? Com’è nata ‘Lousy Day’?
M:
Per quanto mi riguarda ho trovato già il pezzo costruito da ALEX ho dovuto solo interpretarlo cercando di arrivare a quello che ALEX aveva in testa.
A: Per quello che mi riguarda, io tengo un piccolo registratore in camera da letto, ed ogni tanto prendo in mano la chitarra acustica e suono senza una particolare direzione. Poi quando viene fuori qualcosa, lo registro inclusa la linea vocale e voilà! Ecco il pezzo. Poi in studio la raffiniamo e completiamo. “Lousy day”, rientra esattamente in questa tipologia di sistema creativo.
U: Casuale emotivo io, più profondo e poetico  Alex

Che piani ci sono per il futuro dei Sam Onso & The Kiters?
M: Un CD, se troviamo un produttore esecutivo (non artistico) e tanti LIVE, possibilmente no birrerie.
A: Ci teniamo a pubblicare qualcosa! Se ne avremmo la possibilità, suoneremo dal vivo.
U: “Fin che la barca va lasciala andare”. 

Visto il vostro lungo percorso artistico, cosa consigliereste ad una band di provincia, che si affaccia oggi al mondo della musica?
M: Suggerisco di andare avanti solo se sono veramente convinti , di sbattersene di cosa ne pensano gli altri, di divertirsi suonando e sicuramente di non restare in Italia. L’Italia purtroppo è l’unico paese europeo dove fare il musicista non è considerato un lavoro e dove la burocrazia rende tutto più difficile. Organizzare un live in un teatro, tra normative vigenti e SIAE, ti costa un anno di vita.
A: Non  saprei, i tempi sono molto cambiati, a cominciare dai canali di diffusione, a finire con il tipo di ascolto e mezzi di registrazione che si hanno. Personalmente, credo che ci si debba sforzare di esprimere musicalmente quello che si sente senza avere la fregola che piaccia ad altri.
U: Non fate come noi. Fate come vi pare, ma divertitevi.

Che rapporto avete con il panorama musicale attuale?
M: Esiste un panorama musicale? Non credo. Siamo veramente distanti da quanto è successo alla fine degli anni ’70 e per tutti gli ’80. Dal 1995 in poi abbiamo assistito al declino della creatività, fatto salvo pochi gruppi che si possono contare sulle dita di una mano. Sono veramente dispiaciuto per i miei figli, avrei voluto che anche loro assaporassero ciò che noi abbiamo vissuto in quei momenti (1977-1990), quando da Londra arrivavano giornalmente dischi di gruppi nuovi, nati con musica di gran carattere, con innovazioni e tanta creatività.
A:  Ci sono cose che mi piacciono ed altre no, ma come i miei figli, ascolto un po’ di tutto 
U: Io quasi nullo, stimo molti musicisti 

Rimorsi e rimpianti, o fin qui tutto bene?
M: Tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto, a parte due cose di carattere molto personale. E’ stato grazie a quanto ho fatto, vissuto, sentito, toccato se sono diventato quello che sono e, se ho, quello che ora ho. Nessun rimpianto.
A: Non ne vale la pena! Se non si è riusciti a vivere della propria passione e lo si desiderava, vuol dire che mancava qualcosa.
U:  Ho sempre fatto quello che mi andava anche quando per 10 anni non mi andava di far musica ho fatto altro. 

Un vostro punto debole, un vostro punto forte
M: Per me un punto debole potrebbe essere il tempo, non è facile coniugare impegni di lavoro e famigliari con il momento artistico. Un punto forte: l’esperienza acquisita
A: Debole: un po’ di tecnica che manca ed il tempo che non ci da la possibilità di curare come si vorrebbe i dettagli. Forte: siamo schietti a tutti i livelli musicali e non.
U: Vorrei saper suonare bene la batteria jazz. La sincerità della nostra musica, quello che ci passa per la testa diventa musica.

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