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Intervista esclusiva
a
LIL’ ALICE

Cos’è per te la musica: quando e come è nata quest’urgenza di suonare-cantare. Raccontaci la tua esperienza.
La musica per me è un prolungamento dell’anima, quindi qualcosa che non è solamente una passione ma anche un’esigenza e senza la quale non potrei vivere bene. Se mi guardo indietro nel tempo, comunque, devo dire che in realtà canto da sempre, da quando ero bambina e giocavo cantando in continuazione. La consapevolezza di questa esigenza si è manifestata, però, durante l’adolescenza, momento in cui impugnai la chitarra e cominciai a suonare con alcune fantastiche band del territorio. Ho sempre scritto canzoni ma l’input effettivo di realizzare un repertorio strettamente personale nacque a cavallo tra il 2007/2008. Momento in cui raccolsi svariate melodie, testi, idee che confluirono, in seguito, in Lil Alice e nell’album omonimo.

‘Yerba Buena’, titolo del singolo, inserito nella seconda compilation di Sound&Vision, è frutto di quell’ ‘erba cattiva-rock’n’roll’, che ha accompagnato il tuo percorso musicale, o fa parte di una nuova direzione che Lil’Alice vuole intraprendere?
“Yerba Buena” è uno dei primi pezzi che ho scritto per il mio percorso da solista e vedo in esso un punto di confluenza di vari ascolti e esperienze musicali maturati negli anni. Credo che faccia semplicemente parte di quella direzione musicale che percorro da sempre, cioè di seguire il flusso naturale delle idee, delle emozioni, delle sensazioni, rimanendo fedele e sincera con me stessa.

Come nasce un tuo brano: prima le parole e dopo la musica o è un’illuminazione simultanea?
Le mie canzoni nascono da melodie che arrivano all’improvviso a martellarmi la testa per ore, talvolta nascono da testi che scrivo, talvolta da suggestioni che mi arrivano da “immagini immaginate” leggendo o guardando un tramonto; ma anche da eventi quotidiani, da sogni… Diciamo che non seguo un metodo preciso e mi affido alle “allucinazioni” della mia fantasia.

Lil’Alice, titolo omonimo del tuo album, contiene solo un brano cantato in italiano, il cui titolo però rimane in inglese: ‘Goin’Down’, c’è un significato particolare dietro a questa scelta?
“Goin’ Down” è la prima canzone che ho realizzato nella sua completezza per il mio progetto Lil Alice. E’ scritta in italiano perché naturalmente è nata così e il titolo in inglese, che ripete una frase del testo, mi sembrava così azzeccato con quelle sensazioni di stare nell’acqua e di sprofondare in un oceano e di colori verdi scuri e blu mare che non ci ho pensato due volte. “Goin’Down”, oltre ad essere il vero e proprio punto di partenza, è anche in parte una preannunciazione di alcune idee sonore che sto tutt’ora elaborando.

Dalle prime righe della tua biografia, si evince che c’è un particolare legame tra la tua musica e il territorio in cui sei nata. Quanto hanno influenzato le lande nebbiose del Nord Est, nel tuo sound? E’ un legame d’amore, di odio o entrambe le cose?
Di sicuro l’ambiente in cui si cresce può influenzare le persone ma, a mio avviso, è la sensibilità di ognuno, poi, a far vedere o meno il lato poetico che sta dietro alle situazioni quotidiane. La pioggia che scorre sui vetri, le strade immerse nella nebbia a me hanno sempre suscitato una grande suggestione e una sensazione di armonia tra me e l’universo, come anche i cieli azzurri, i colori della terra, i boschi, i tramonti, le albe… La natura in genere è un elemento che ha una profonda influenza su di me e così anche le persone che incontro e le sensazioni che ci si scambia. Per il Nord Est nutro un sentimento di amore-odio, come penso accada a tutti. Ma non credo che sia esso ad influenzarmi, direi piuttosto che sono io a farmi influenzare da esso.

Rimanendo sempre in argomento, sappiamo che hai realizzato anche la colonna sonora del documentario ‘A Nord Est’, ce ne vuoi parlare?
Nel 2009 un amico mi disse che due giovani registi da Roma stavano girando un documentario sugli aspetti del degrado ambientale in Veneto causato dalla crescente cementificazione del territorio e cercavano musicisti per incidere una colonna sonora originale in stile Johnny Cash/Ry Cooder. Colsi la palla al balzo, inviai una cassetta con dei miei pezzi e fui scelta per intraprendere questa avventura. E’ stata un’esperienza molto ricca lavorare su delle immagini e cercare di evocare soltanto con la musica delle sensazioni, dei colori… Spero molto in altre occasioni di questo genere!

Difficoltà e vantaggi per un’artista donna
Partendo dai lati positivi, a mio avviso il vantaggio è che le donne sul palco suscitano sempre una certa curiosità. Difficoltà particolari per il fatto che un’artista sia donna, in quest’epoca, sinceramente non ne vedo molte…più che altro, credo che le difficoltà nascano a prescindere dal fatto di essere donna o meno e possono derivare soprattutto da fattori esterni, come la mancanza di tempo per portare avanti i propri progetti, dal sempre meno denaro da investire, dalla crescente difficoltà di suonare live…problemi, dunque, che coinvolgono tanto le donne quanto gli uomini. C’è anche da dire, però, che una musicista madre, probabilmente, è più svantaggiata rispetto ad un musicista libero da impegni familiari. L’importante, comunque, è andare avanti sempre facendo tesoro del tempo che si ha a disposizione.

Chi devi ringraziare per averti fatto diventare quello che sei?
Le mie famiglie, le persone belle e gli amici che ho incontrato nella mia vita, J. Hendrix (il mio primo amore) e tutti i musicisti e compositori che hanno cambiato la mia vita con la magia della loro musica.

Che rapporti hai con il panorama musicale di oggi e con quali palchi hai più confidenza?
Ci tengo a supportare gli amici e quelle persone che si danno molto da fare per sostenere la musica in quest’epoca e in questo paese e che spesso sono sconosciuti ai più. Credo molto nell’importanza dell’espressione personale. Mi piacciono il contatto con il pubblico, nonostante la mia timidezza, e quelle situazioni in cui c’è interazione tra i musicisti e gli spettatori. Il palco grande resta comunque una bella sfida, perché ti costringe ad avere ancora più rigore nell’esecuzione

Un tuo punto debole, un tuo punto forte
Lunatica. Combattiva.

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