HOW PIANO

INTERVISTA ESCLUSIVA

AGLI

HOW PIANO

Chi eravate prima di diventare How Piano. Raccontateci la vostra esperienza.

Gli How Piano si formano da un’idea creativa di Mattia nel 2012. La band nasce dall’unione di musicisti della zona pedemontana (Ciuffis, Muzzled e Fishbowl). Da subito abbiamo lavorato a pezzi inediti per comporre un album che desse particolare attenzione alle sonorità cercando di non essere mai scontati. Inoltre con essa si vuole esprimere ogni stato d’animo dei componenti durante il concerto (gioia, rabbia, dolore e pazzia sono i punti fondamentali che vogliamo comunicare).

Oltre a questa situazione di sospensione psichedelica, che ci fa fluttuare a tre metri dalla terra,“Wanin’ Days”, brano inserito nella seconda compilation di Sound&Vision, cosa comunica? C’è di più nei vostri testi? Come nascono i pezzi degli How Piano.

MATTIA: Generalmente i testi raccontano sempre una situazione statica; immaginate fotografie, pitture, ritratti che non comunicano cose di ogni giorno ma, qualcosa di più profondo. Il testo di “Wanin’ Days” è molto ermetico ma racchiude un forte significato umano. Wanin’ Days è il dipinto di un uomo in riva al mare che, vivendo i suoi ultimi giorni, si racchiude in se confrontandosi con se stesso. Una profonda riflessione della vita trascorsa chiedendosi se in cielo esiste una stella per redimere l’umanità. I pezzi e i testi nascono da bozze scritte da me; in sala prove il brano viene scomposto per ricomporsi poi con le sonorità della band. Successivamente si esasperano con rumori, effetti e percussioni che caratterizzano gli How Piano.

Queste sono le parole con cui vi introducete nella vostra pagina fb“Le distorsioni prendono il sopravvento e il rumore diventa arte…” è questo l’obiettivo degli How Piano?

Il nostro obiettivo è quello di saturare la musica e divertirsi. Valvole, nastri, distorsioni sono d’obbligo… Ci piace distruggere il suono e rendere anche difficile l’ascolto. Abbiamo un accordo comune: Vogliamo distinguerci tanto!

Sappiamo che siete stati selezionati per l’Arezzo Wave come rappresentanti del Veneto. Emozioni e aspettative per questo palco? E’ la prima volta che cercate di partecipare?

FABIO: E’ la prima volta che proviamo a partecipare a questo concorso e siamo molto felici di aver vinto la sezione Veneto. Ringraziamo tutti per averci dato questa possibilità che per noi vale veramente tanto e rappresenta sicuramente un punto di partenza. Saremo contenti di poter condividere la nostra musica  con così tante persone perché il palco dell’ Arezzo Wave sicuramente da una visione molto più globale e non limitata come nei pub della zona.

Parlando sempre di live, se foste spettatori di voi stessi, come vi vedreste dal vivo?

PAOLO: Ricordo il primo concerto degli How Piano, è stato organizzato come un evento per gli amici in sala prove. E’ stata un’idea molto originale portare il pubblico nel luogo dove furono concepite le canzoni anche perché non sapevo assolutamente cosa avrei sentito e devo dire che la prima impressione è stata molto entusiasmante. Certo allora non immaginavo che da lì a poco avrei fatto parte della band!

Che rapporti avete con il panorama musicale di oggi?

Ci sono davvero ottime band che suonano e si impegnano costantemente nei loro progetti e, questo è molto positivo soprattutto perché la qualità delle band negli ultimi anni si è alzata parecchio. C’è davvero tanto da ascoltare e da condividere musicalmente. Ecco, noi speriamo anche in quello: ci diverte sapere che un giorno potremmo collaborare con loro per qualcosa di veramente grande e unico.

Progetti per il futuro?

Abbiamo un album in uscita e tanta voglia di fare concerti e fare divertire gli ascoltatori. Su questo Vi aggiorneremo prossimamente.

Un vostro punto debole, un vostro punto forte.

Il nostro punto forte è la tenacia, l’impegno e il lavoro che dedichiamo ogni giorno ad un progetto importante  come questo. Il punto debole è il numero limitato di arti per suonare contemporaneamente più strumenti.

 

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