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Intervista ai Gold.One

1.Cos’è per voi la musica: quando e coem è nata quest’urgenza di suonare, vista la vostra giovane età?
Innanzi tutto siamo grandi amici, migliori amici, e ci conosciamo da quasi 10 anni. Quattro anni fa abbiamo iniziato a suonare per divertimento e da quel momento non abbiamo più smesso; suonare è anche la nostra valvola di sfogo. Il nome Gold.One, invece,  è nato per scherzo quando abbiamo fondato il gruppo (in seconda media pareva anche simpatico), ora ci siamo affezionati e ci siamo fatti conoscere come tali.
2.Come nasce un vostro brano: testo, melodia, arrangiamenti?
Tutto nasce da una semplice idea, come un riff di chitarra, che portiamo in sala prove e lì sviluppiamo. L’arrangiamento viene sempre spontaneo, e in poche prove la struttura della canzone è consolidata. Il testo, invece, viene sempre per ultimo, poiché deve seguire il mood del momento e della canzone.
3. why.are.we.here, titolo del vostro ultimo album è una domanda cui cercate di dare risposta attraverso i vostri brani o è la risposta a cui siete giunti alla fine dell’album?
Dipende. Concettualmente, i nostri testi sono “fluttuanti” e rimangono sospesi. Quindi si arriva alla fine dell’album senza alcuna risposta, proprio con l’outro “why are we here”. Concretamente, invece, è una domanda alla quale abbiamo risposto subito. Siamo qui perché è quello che abbiamo sempre fatto e continueremo a fare, abbiamo un sogno, che è, forse banalmente, quello di vivere di musica, concerti e soddisfazioni. Siamo qui per questo.
4.Com’è andare in tour con papà? Il fatto di avere un genitore che ti appoggia e ti sostiene in un progetto artistico e, forse, ci crede anche più di te, è qualcosa di raro, nella nostra Italietta.
..
All’inizio avere una figura ‘esterna-vicina’ a noi era un po’ strano, ma una volta abituati, abbiamo trovato un grande feeling. Andrea (appunto nostro manager e padre di Mattia), ora è in tutto e per tutto uno dei Gold.One.
5.Avere la vostra età e il vostro talento è più un bene o un male, o per dirla un po’ più a modo vostro, do you bless this youth?

Stiamo vivendo al meglio l’opportunità che ci viene data, suonare in questo modo a quest’ età è semplicemente fantastico. Qualche volta ci capita di sentire da amici di amici prese in giro e simili, e ci fanno paradossalmente piacere, perché vuol dire che c’è qualcuno là fuori che ci invidia. Quindi, sì, we bless this youth.
6. Qual è il posto più bello dove avete suonato…e un posto dove vorreste suonare?

Emozionalmente l’Home Festival. Abbiamo suonato in uno dei palchi più piccoli di sempre, ma il calore del pubblico e il fascino del festival sono stati ineguagliabili. Un altro bellissimo palco è quello del Mattorosso a Montebelluna, una realtà che permette agli artisti di esprimersi a 360 gradi.
7.Un  vostro punto debole, un vostro punto forte
Un nostro punto forte è l ’intesa musicale (e non solo musicale). Spesso ci capita nei live di sbagliare o avere tempi morti, e in questi momenti riusciamo sempre a riprenderci, creando proprio nuove parti di canzoni o introduzioni. Un punto debole invece potrebbe essere che non abbiamo ancora trovato una via/linea/corrente musicale consolidata. Siamo partiti (come tutti) suonando Blitzkrieg Bop e Smells Like Teen Spirit, poi abbiamo scoperto l’indie rock d’oltremanica e ora siamo ancora alla ricerca di uno stile da poter considerare nostro.

Per approfondimenti seguite l’intervista radio in onda questa sera alle 21,00 su Radio Vicenza, nel programma Sound&Vision On Air, oppure scaricate il podcast della trasmissione dal sito di CRM 2.0
www.spreaker.com/show/tracce-di-crm-2-0-freemusic

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