INNA MELLOW MOOD

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INNA MELLOW MOOD

“Mellow mood has got me, So let the music rock me” -mellow mood, Bob Marley-

Basterebbe forse una sola parola per descriverli, e questa sarebbe sicuramente energia… poichè, per dirla alla dialettica del genere, questi ragazzi emanano veramente “good vibrations”. Riescono ad essere cangianti e variegati, a farti saltare sulle note della romantica e baldanzosa “only you” fino ad incorniciare la loro bravura con una ballad “sweet” di tutto rispetto. William Burroghs diceva: “La cosa piu’ pericolosa da fare e’ rimanere immobili”  ed i Mellow Mood incarnano a dovere queste parole. Se non vi bastasse il titolo del loro primo e unico album all’attivo (=move!) come conferma di ciò, bisognerebbe ammirarli on stage per farsi trasportare dalla melodia. Portano dove vanno il buon umore: un nome, una garanzia, come loro stessi ci confermano…

Mellow mood: letteralmente tradotto sarebbe “animo dolce” o “atmosfera morbida”… pensate questo nome riesca a descrivervi bene come stile e come band?
Ovviamente il nome Mellow Mood è innanzitutto un tributo ad una splendida canzone di Bob Marley, che è stato ed è sempre continua fonte d’ispirazione. E poi sì, il “buon umore” non può abbandonarci: vivendo in questi tempi comunque difficile bisogna sempre concentrarsi sulle cose belle e vedere il positivo della vita. Focus on the good things!

Una domanda a bruciapelo per cominciare… siete un gruppo dalle ritmiche in levare, che si può contestualizzare all’interno del calderone del reggae. Siete qui tra l’altro stasera per “omaggiare” chi questo genere l’ha impersonificato maggiormente ed è diventato simbolo del movimento. Questa musica è emblema del culto religioso giamaicano, ed utilizzate tra l’altro nei vostri testi temi e linguaggi tipici di questa cultura… quanto prendete dal rastafarianesimo e quanto incide sulla vostra “spiritualità”?
Rastafari è una componente imprescindibile di questa musica, chi lo nega forse non ha ben capito l’essenza della reggae music… E la spiritualità incide molto sulla nostra musica e sulla nostra vita. Detto questo però, è vero anche che i Mellow Mood non fanno musica Rasta nel senso stretto del termine, ma cerchiamo di diffondere costantemente un messaggio positivo. L’amore è necessario, ed è quello che cantiamo: amore per un’altra persona, per un ideale o per il mondo in cui viviamo… In un certo senso ogni canzone è una love song.

Parlando sempre del genere che vi identifica non posso che tirare in ballo il rototom sun splash, festival reggae partenopeo che ogni anno vedeva la partecipazione di milioni di persone da tutto il mondo, e sul cui palco avete avuto l’onore di suonare… parlo al passato perché purtroppo la location è stata spostata a Benecassim, in terra spagnola… che ne pensate voi a riguardo? Avendo partecipato anche all’edizione in Spagna… qualche considerazione a riguardo?
Crediamo che il trasloco del Rototom in terra spagnola sia stato un po’ uno shock per tutte le band reggae italiane e per tutti quelli che amano e vivono questa musica… Un vero peccato, che però ha messo in luce ancora una volta le criticità della situazione attuale. E penso che sia servito per dare una svegliata a molti: tolta la sicurezza di avere il più grosso festival reggae europeo qui in casa è stato necessario trovare altre strade ed altre vie. Anche la via della Spagna tra l’altro: e Benicassim ha dimostrato di essere una grande sede per un grande festival.

Avendo nominato il rototom non posso che fare un accenno alla cultura e alla politica italiana, poiché è stato in particolare per una legge (Fini-Giovanardi) che il festival è stato trasferito da Osoppo… ma non è l’unico “punto debole” della nostra nazione, poiché ormai basti guardare un telegiornale per renderci conto che l’Italia non è poi presa così bene… voi cosa ne pensate di questa situazione? Della mancanza di libera informazione, dell’apatia delle generazioni d’oggi?
Non è facile riassumere in poche frasi un commento sulla situazione nazionale ahimè! Però pensiamo che proprio perché non viviamo in un momento facile sia importante muoversi e far sentire la nostra voce. Se chi viene a sentire un nostro concerto può tornare a casa con il sorriso, ma riflettendo sul mondo in cui vive beh… Direi che il nostro obbiettivo è raggiunto. Non ci sono sforzi profetici nella nostra musica, ma la voglia di parlare di realtà!

Riguardo il binomio musica-Italia… mi viene spontaneo nominare il festival di Sanremo, se non altro per la partecipazione tra i giovani di “Anansie”, cantante trentino dalle sonorità il levare… cosa ne pensate di questa introduzione al reggae che c’è stata sul palco dell’Ariston quest’anno?
Credo che vedere Anansi sul palco di Sanremo sia stata una bellissima sorpresa, ed il fatto che purtroppo non sia stato premiato conferma la direzione di questo festival… Un evento che crea un mondo di musica dove chi fa musica davvero non è quasi mai rappresentato e dove l’accento viene posto sulle gambe di Belen e non sulle canzoni.

Parliamo ora del vostro album all’attivo dal titolo “move!”. Dal mio punto di vista è sempre bello scoprire da dove nasce il nome di un disco, poiché quella (o quelle) parole identificano in un qual modo le tracce che vi sono inserite… cosa sta a significare questo “move”, tra l’altro esaltato da un punto esclamativo… suona un po’ come un invito, come voler dare una scossa a chi prende in mano questo disco…
Proprio così! Move! è un invito a prendere coscienza e fare i primi passi per cambiare il mondo in cui viviamo.

Continuando a prendere in considerazione “move!” il disco vede Paolo Baldini alla produzione, e possiamo dire che non sia un novellino nel settore visti i suoi lavori con BR Stylers, The Dub Sync ed Africa Unite per citarne alcuni…  com’è stato entrare in studio alla prima esperienza avendo come produttore una persona come lui? Ha intaccato la personalità della band od è stato solo un aiuto a tirare fuori la vostra vera essenza?
Lavorare con Paolo è stata – ed è ancora – una bellissima esperienza. Avere una persona così esperta di reggae a nostra disposizione ci ha permesso di sfrondare alcune cose che non servivano e concentrarci sulle cose fondamentali di questa musica. Ha letteralmente cambiato il nostro modo di suonare, ma facendo ciò ha dato voce alla vera anima di questa musica e a quella delle nostre canzoni.

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Nei vostri live vi avvalete anche della partecipazione di Dj tubet, artista friulano e vero mago di freestyle (come abbiamo avuto la possibilità di riscontrare personalmente)… com’è nata la vostra collaborazione, e come riuscite ad assimilare in modo così “spontaneo” due generi così diversi?
È importante che tutti i movimenti musicali di una regione si supportino gli uni gli altri, ed è proprio quanto successo con Tubet, che sosteniamo e che ci sostiene a vicenda. E poi non credo che facciamo due generi poi così diversi… Non ci sarebbe rap senza reggae, e di sicuro il reggae di oggi ha ricevuto una grossa spinta dal rap! Dopo tutto, sono comunque due musiche di realtà e speranza!

Siete una “giovane” band ma avete già un buon curriculum a livello di collaborazioni… per citarne una interessante parliamo della vostra partecipazione nel nuovo disco dei tre allegri ragazzi morti, rispettivamente in due pezzi dal titolo “so che presto finirà” e “puoi dirlo a tutti”. Com’è nata l’idea e com’è stato lavorare con un gruppo dalle sonorità così diverse dall’anima dei mellow mood? I Tre Allegri Ragazzi Morti sono una di quelle band che, da pordenonesi, sono un po’ nel nostro DNA… La loro scelta di confrontarsi con questa musica è stata molto coraggiosa ed è stata premiata da tutti. Ci sembrava importante dare il nostro contributo a questa svolta musicale e sostenere un gruppo con cui siamo legati da un rapporto di amicizia e profonda stima reciproca.

Come band siete nati e cresciuti a Pordenone, e vi spostate molto all’interno della penisola per i vostri live… eppure se non sbaglio non avete in scaletta alcuna canzone in lingua madre… da cosa deriva questa scelta? Non pensate sia svantaggioso per trasmettere un messaggio attraverso la vostra musica il fatto di utilizzare una lingua diversa dal target a cui vi indirizzate al momento?
La scelta di cantare in una lingua piuttosto che in un’altra non è stata ponderata e non è una caratteristica fondante di questo progetto. L’inglese, e in particolar modo il patois giamaicano, è venuto naturale perché è sempre stato la lingua veicolare di questa musica… Rende le nostre canzoni disponibili ad un pubblico senza dubbio più ampio, come dimostrato dai nostri tanti sostenitori un po’ in giro per l’Europa e non solo… Il confronto con la lingua italiana non c’è stato ancora, ma non ci neghiamo questa possibilità per il futuro.

Per finire… cosa si devono aspettare ora da voi i vostri fans o chi vi ha scoperti per la prima volta
Siamo ora alle prese con il nostro prossimo disco e di sicuro il 2011 sarà un anno pieno di sorprese. È decisamente arrivato il momento di dimostrare a chi ci segue da MOVE! quello che abbiamo imparato a proposito di reggae music in questi ultimi anni… Ne vedremo delle belle!

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