“INDIE SOUNDS” storie dal sottobosco italico

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“INDIE SOUNDS” vi propone piccoli assaggi di recenti releases indie-garage-folk-stoner-electro della scena italica indipendente contemporanea. Una serie di recensioni-pillole sulle più gustose novità direttamente dal variegato sottobosco dell’ underground italicus.

LucaBoskovicCopertina 150x150 “INDIE SOUNDS” storie dal sottobosco italico

Luca Boskovic – “A Temporary Lapse of Heaven”

Genere: Brit rock,Classic Rock  Etichetta: Autoproduzione Voto: 7.5 / 10

Luca Boskovic è un artista di origini vicentine con una grande passione per i Beatles, i Deep Purple, i Pink Floyd e gli Who.Nel suo album di debutto “A Temporary Lapse of Heaven” si riflette la predilezione per le sonorità dei suoi gruppi di riferimento e l’artista ci catapulta nelle atmosfere musicali degli anni ’60 e ’70. “A Temporary Lapse of Heaven” si apre con l’atmosfera allegra e spensierata del già citato “Just in Town”, brano scelto come primo singolo estratto che risulta allegro, leggero ed affronta il tema dell’amore e della felicità sprigionata da questo sentimento..L’ascolto dell’album procede con “Everyday”, una canzone più lenta nella quale i pensieri dell’artista vicentino sono accompagnati dalle note intime di una chitarra classica, sulle quali la voce è morbidamente adagiata. In alcuni brani dominano la chitarra classica e il pianoforte mentre in altri quella elettrica e la batteria, il che rende l’opera morbida ma mai monotona o piatta. “A Temporary Lapse of Heaven” è un sì disco di debutto ma che riflette maturità, sicuramente frutto degli anni di esperienza cantautorale di Boskovic. Le sonorità brit-pop con sfumature rock sono arricchite da pennellate di r’n’b, a rendere il complesso ancora più caldo e coinvolgente. Un esordio perfetto per i nostalgici dell’atmosfera di libertà, creatività e trasgressione tipica degli anni ’70.  Elena Stombelli

ASCOLTAMI : https://play.spotify.com/album/0lFaTwBnnoVDBFqCb8XNGP

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DAP RESONANCES COVER 150x150 “INDIE SOUNDS” storie dal sottobosco italico

DAP – “Resonances”

Genere: folk – folk rock – indie folk  Etichetta: Toto Sound Records  Voto: 7.5 / 10

DAP, progetto solista di Andrea D’Apolito che onora a pieno l’anima di questa tradizione proponendoci un album dalla struttura fortemente cantautorale e melodica. In realtà non cosi’ tanto Italico dal punto di vista musicale e culturale, dato che in molti punti si vanno a toccare territori che da un punto di vista folkloristico hanno poco a che fare con la tradizione musicale nostrana, ma piuttosto strizzano l’occhio a figure cantautorali oltreoceano come Nick Drake o Neil Young.L’architettura sonora dell’intero lavoro vede in primo piano l’empatia armonica di D’Apolito, alla chitarra acustica e alla voce, sostenuto dalla simbiosi tra il basso di Giornelli e la batteria di Marianella che fanno da base strumentale per  quello che può essere interpretato come un  concept album o comunque un disco concepito per evocare delle sensazioni piuttosto che comunicare un messaggio.Proprio come se l’obiettivo delle canzoni fosse instillare nel listener sensazioni destinate a risuonare anche dopo l’ascolto, sensazioni immortali, che non possono essere scavalcate da idee o parole.La struttura delle canzoni e’ semplice o quantomeno non volutamente complessa, a sostegno del fatto che in questo caso non sono l’energia, l’euforia o l’impatto a dare vita alle composizioni, ma piuttosto la voglia di trasmettere o ricreare emozioni che non hanno a che fare con le passioni umane ma piuttosto con l’idillio di un paesaggio selvaggio, naturale, dove l’umanità non può che rivestire un ruolo passivo o marginale dinanzi ad una bellezza cosi grande. Ed e’ circa così che l’album si presenta, traccia dopo traccia, proprio come un lungo idillio, tenue e cadenzato, che vede nella figura di D’Apolito il centro compositivo. Gabriele Ursino

WEB SITE : www.musicofdap.com

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EarthsetCover 150x150 “INDIE SOUNDS” storie dal sottobosco italico

EARTHSET – “In a State of Altered Uncounsciousness”

Genere: grunge – prog  Etichetta: Seahorse Recordings  Voto: 7 / 10

In a State of Altered Uncounsciousness”, album d’esordio degli Earthset è un lavoro assai ambizioso, ricercato, volutamente complicato. Può essere definito senza paura di smentita un concept album che abbraccia, attraversa, respira più generi ma da nessuno in particolare di questi si lascia intrappolare: si spazia dall’indie rock al grunge, dalla psichedelia al progressive. Per loro stessa ammissione gli Earthset intendono seguire la via maestra tracciata dai Pink Floyd nei leggendari anni 70, a noi ricordano molto un cocktail di gran gusto tra gli ultimi Radiohead e i Placebo degli anni 90. Non mancano le spruzzate punk con questi muri di chitarra sporchi e duri che sostengono la dolcezza dei suoni e la leggerezza della voce.L’album è introspettivo ma non ermetico. Ognuna delle undici tracce è sì un passo verso l’analisi di se stessi e della propria “incoscienza alterata”, ma serve a fare da catarsi, a liberarsi di oppressioni, sofferenza, senso di smarrimento e solitudine. Il contrasto armonico tra suoni classici e ritmo incalzante, melodia aggraziata e sonorità grunge produce un flusso di coscienza che rende l’ambiente assai vero, variegato, ricco di sfumature che dall’opposizione si completano. Il disco è intriso di filosofia, psicologia, sociologia, misticismo. “In a State of Altered Uncounsciousness” è un disco ambizioso, molto lontano dal cliché della indie italiana, in genere più diretta, pacchiana, quasi rude nella musica e nei testi. Gli Earthset ci accompagnano nel loro viaggio all’interno delle nostre incoscienze alterate. Lo fanno in modo sofisticato, crudelmente elegante. Angelo Marzella 

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Copertina Ep Sharazad 150x150 “INDIE SOUNDS” storie dal sottobosco italico

Sharazad – “Sharazad”

Genere: Rock  Etichetta: Lady Blue Records  Voto: 6,5 / 10

L’armonia creata è delle più coinvolgenti. Il brano strumentale “Arvo” dimostra quanto gli Sharazad siano in grado di far entrare in sintonia tutti gli strumenti, creando qualcosa che risulta una via di mezzo tra iVelvet Underground e i Verdena.I quattro brani che compongono questo debutto danno vita ad un climax ascendente in cui i singoli elementi sono estremamente concatenati: ogni traccia è migliore della precedente, ma solo ascoltandoli tutti uno dietro l’altro si riesce ad apprezzare appieno l’evoluzione musicale presente.Il singolo/videoclip di lancio scelto è Il male che fa, perla del disco. Nato dalla collaborazione tra Alessandro Moroni e Giulia Ratti, che si è occupata di tutta la parte grafica di Sharazad (altra chicca, poiché il bootleg è di pregevolissima fattura), “Il male che fa”si fa apprezzare più di altri per le sue sonorità stratificate e personali. Teniamoli d’occhio! Albachiara Re 

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