IL TEATRO DEGLI ORRORI

teatro_orrori

teatro orrori2 IL TEATRO DEGLI ORRORI

Recensione concerto IL TEATRO DEGLI ORRORI all’Estragon (BO)

30 Novembre 2012
di Francesca Del Moro

Appena entrati all’Estragon, la nostra attenzione viene calamitata da un volto enorme che ci guarda minaccioso dal palco: è “Face Cancel”, l’opera di Roberto Coda Zabetta, che adorna la copertina dell’ultimo lavoro del Teatro degli Orrori, IL MONDO NUOVO. Un volto atemporale che in sé riassume le molte facce che ci osservano durante l’ascolto del disco, facce di immigrati, soldati, lavoratori, perfino di un sicario. Ma per tutto il concerto sarà un altro il viso da cui non riusciremo a staccare gli occhi: quello di Pierpaolo Capovilla, poeta e voce della band, hardcore singer e attore sopra le righe, che ci fulmina con il suo sguardo feroce e a volte tenero, mentre stravolge i lineamenti nello sforzo di sputarci addosso i suoi versi incendiari. Il gruppo che lo accompagna non si lascia certo oscurare dalla sua straripante personalità: siamo infatti vittime di un’aggressione sonica fortissima, con staffilate devastanti di basso e chitarra che ci vengono assestate dai musicisti mentre ingaggiano, anche fisicamente, veri e propri duelli sonori. E noi rispondiamo con altrettanta passione: istantaneamente, fin dalle prime note di “Non vedo l’ora”, con cui si apre il concerto, si scatena infatti un pogo incontenibile che ci sballotterà qua e là fino alla fine. Durante il terzo brano, “Skopje”, Pierpaolo si sporge dal palco mentre canta “non posso fare a meno di voi” ed è una dichiarazione a questo pubblico innamorato, al quale tuttavia non si concederà mai fino in fondo, restando attore in ognuno dei suoi gesti studiati.

Prima di attaccare il quarto pezzo, si dichiara stupito che così tante persone abbiano scelto il Teatro invece dei leggendari Swans, che si esibiscono in contemporanea al Locomotiv, e poi attacca la bellissima “Io cerco te”, singolo trascinante dell’ultima fatica in studio. “È colpa mia” porta la calma dopo tanto sgomitare e finalmente posso riprendere fiato per cantare a squarciagola il brano successivo, “A sangue freddo”, la canzone che mi ha fatto perdere la testa per questa fantastica band. “Bugiardi dentro, fuori assassini, vigliacchi in divisa” è uno dei versi più memorabili scritti da Pierpaolo, un grido che si eleva a simbolo di qualunque lotta contro il potere. Il rock è anche rabbia e stasera è impossibile non tirarla fuori. Ce la terremo stretta tornando a casa, perché il Teatro, come il suo leader ha detto più volte, non vuole farci ballare, ma pensare. E incazzare, aggiungerei io. Del resto, i motivi non ci mancano in questa desolante fase storica. Si prosegue con “Due” e con lo splendido “Padre nostro” imperniato sui versi: “Non è compito mio, ci penserà qualcun altro” che Pierpaolo rincara con la frase “Ci pensa sempre qualcun altro”. Una lunga introduzione alla chitarra preannuncia il pezzo forte della serata, una “Majakovskij” ammaliante e iperteatrale che per un po’ ci fa quasi dimenticare di trovarci a un concerto rock. “Se io fossi silenzioso. Il silenzio è prezioso. Il chiasso non porta a nulla” dichiara Pierpaolo con autoironia e tace per poi sbottare in “come il tuono” insieme a un lancinante scoppio di batteria. Seguono “Il turbamento della gelosia” e due bei ritratti dall’ultimo album: “Monica” e “Doris”. “Mai dire mai” galvanizza al massimo il pubblico finché arriva l’ultimo pezzo, l’incantevole e accorata “Lezione di musica”. Per contrasto, l’adrenalina che scende mi fa salire le lacrime agli occhi mentre mi lascio rapire dalle parole “Amami, vienimi a cercare”.

La musica ci ha presi a schiaffi e pugni fin qui, ma adesso arriva questa carezza lunga lunga. Una catarsi che però viene infranta dalla musica indiavolata con cui la band saluta il pubblico dopo essere stata lasciata sola dal suo leader. Cinque minuti di pausa e gli artisti tornano in scena per regalare un solo bis, “Maria Maddalena”, che chiude il concerto, durato appena un’ora e mezza. Usciamo dal locale con la voglia di averne ancora e un po’ di dolore alle ossa ma anche da qualche altra parte dentro di noi. Non siamo del tutto interi, è pur vero che siamo stati attaccati da un “carrarmato rock”. Ma di musica non si muore di certo. La musica rende vivi più che mai, soprattutto musica come questa.

facebook IL TEATRO DEGLI ORRORItwitter IL TEATRO DEGLI ORRORIgoogle IL TEATRO DEGLI ORRORItumblr IL TEATRO DEGLI ORRORIemail IL TEATRO DEGLI ORRORIpinterest IL TEATRO DEGLI ORRORI