IL MOSTRO DEGLI HAWKLINE

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hawk IL MOSTRO  DEGLI HAWKLINE

IL MOSTRO  DEGLI HAWKLINE
Autore: Richard Brautigan – Edizioni: ISBN – Anno: 2008
Recensione di Laura Moneta

Dentro una cornice dall’impianto piuttosto classico – due sorelle assoldano Cameron e Geer, killer-cowboys, per vendicare la morte del loro padre – questo romanzo è un costante germogliare di sorprese che ci catturano e ci conducono in una surreale atmosfera che sfuma dall’onirico al grottesco. La vicenda si svolge in Oregon agli inizi del XX secolo. A frammenti, luoghi e persone cominciano a disegnarsi e a prendere vita nelle loro peculiarità. La connotazione dei due singolari sicari si dispiega sapientemente lungo tutto il racconto e non si può non legarsi empaticamente alla mania enumerativa di Cameron: “Conto un sacco di cose che non contano nulla … Perché sono fatto così. Ma conto tutto quello che conta”; non è possibile non parteggiare per la personale etica dei due, spietatamente pronti ad ammazzare cinicamente, e senza porsi troppe domande, come pure a lasciarsi intenerire dall’immagine di un padre che insegna al figlio a cavalcare, rinunciando così ad un facile compenso; è difficile non subire la fascinazione delle trasformazioni dei luoghi e delle menti operate da un non ben definito mostro assassino, indissolubilmente legato alla sua ombra pensante. Lungo tutta la trama si assiste alla costruzione di un mondo saturo di Meraviglioso, in cui già la sola illimitata fantasia dell’autore provoca un profondo piacere estetico, non scevro tuttavia da spunti di riflessione più profonda: non pare azzardato affermare che il rapporto tra il mostro e la sua ombra dialoghi fluentemente, infatti, con la Forma e la Sostanza de “Il cavaliere inesistente” del nostro Calvino. L’autore stesso (1935 – 1984), tormentato esponente della controcultura californiana degli anni Sessanta, definisce il suo lavoro un “western – gotico”, ma si tratta piuttosto di una parodia dei due generi, dove gli aspetti cupi, misteriosi, paranormali trovano sviluppo in un ambiente surreale che scaturisce da un’ubertosa fantasia, intrisa di profonda e intelligente ironia. Le mutevoli e sensuali sorelle Hawkline abitano in una casa edificata su gallerie di ghiaccio, un’isola fredda circondata da caldo e polvere, dove si trova un laboratorio alchimistico abitato da malvagie, eteree creature, frutto degenerato degli esperimenti del padre intenzionato invece a salvare l’umanità. La bellezza e l’originalità di questo libro non risiede soltanto nella commistione dei suoi vari elementi: avventura, sesso, frammenti di filosofia ed esoterismo, ma anche nel peculiare stile di Brautigan. Il suo linguaggio è laconico, diretto, pungente ed ironico, ma anche profondamente poetico. Le descrizioni sono brevissime, lasciano immaginare più che dettagliare. L’uso preciso ed efficace della personificazione, gli enunciati lapalissiani, ma non scontati, e surreali muovono a riflessioni  ingenue solo in apparenza. Un libro che travalica i comuni cliché, un po’ visionario e folle, un piccolo capolavoro che merita di essere sfogliato.

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