iBerlino – Leggere Strutture

iBerlino01

 iBerlino – Leggere Strutture, Bologna
27 aprile 2014

Non sono mai stata al circolo Leggere Strutture e al mio ingresso vengo subito accolta da un’atmosfera magica. Dopo aver rifatto la tessera ARCI mi siedo nel bel salottino a sorseggiare l’aperitivo e qualche stuzzichino preso al ricco buffet vegan-friendly allestito per l’occasione. Poco dopo le 21:30 i musicisti ci richiamano nello spazio prospiciente, dove si terrà il concerto. Si tratta di una palestra di danza in cui lo specchio produce un effetto di moltiplicazione degli elementi che sulle prime toglie il fiato e colpisce soprattutto per la varietà dei colori presenti: quelli delle sedie, dei cuscini appoggiati a terra e degli strumenti in attesa dei musicisti, tra cui spicca una chitarra tutta verde. Gli strumenti specchiati fanno pensare a un’orchestra in arrivo e le sedie raddoppiate evocano un pubblico molto numeroso. Seduta in attesa, ho il tempo di ammirare la vernice nera che sbava esili motivi sulle pareti candide e gli ombrelli rossi che, pendendo aperti al soffitto, si alternano ai lampadari e ricordano una serie di virtù: forza, coraggio, umiltà e altre qualità ispiratrici per gli artisti e per il pubblico. La bella chitarra verde viene raccolta dalla cantante e chitarrista del duo KarmaCafè che si presenta come supporter degli iBerlino, con l’intenzione di offrirci “un aperitivo piuttosto veloce e speriamo digeribile”. Sia Giulia Olivari sia Boris Moschetti sono molto bravi e la voce limpida e incisiva a volte ricorda Cristina Donà. “Il KarmaCafè è un bar nel mondo delle idee, un angolo acustico nel cuore della western-city. Tra flash fluorescenti e foto in bianco e nero, le canzoni di Karma spuntano fuori da una caffettiera bollente.” Così si presenta questo duo e il riferimento alla caffettiera rende perfettamente l’idea dei loro brani che sgorgano da una tangibile quotidianità e, sorretti da ritmi apparentemente leggeri tutti affidati alle chitarre acustiche, propongono interessanti riflessioni sulla vita. In particolare il secondo pezzo trasmette un’inquietudine esistenziale, a tratti struggente, da cui è facile rimanere toccati.

Dopo un rapido cambio palco, Kain Malcovich, al secolo Mirko Di Francescantonio, si sistema al pianoforte verticale e inizia a suonare. Il fonico e gli altri musicisti si aggirano ancora per la stanza e ci vuole un po’ per capire che stiamo ascoltando il pezzo di apertura, e concentrarci di conseguenza. Un inizio non proprio consueto, a dire il vero, con le spalle al pubblico, ma il brano è bello e suggestivo, specie quando entra il sax trasognato di Mario Sboarina.  “Questo era per intrattenervi. Stiamo aspettando la primadonna del gruppo” spiega Mirko, riferendosi alla soprano Mariella Masi, che nel frattempo ha già attirato tutti gli sguardi con il suo vestito azzurro da principessa delle fiabe. Dopo una lunga intro in cui Mirko e Fabio Pulcini intrecciano i suoni delle loro chitarre acustiche, il primo brano che apre ufficialmente il concerto è l’inedito “Fermata Bologna”, in cui si chiede alla città un nuovo inizio, la possibilità di ripartire. E in un certo senso NEGLI ANNI LUCE, il disco uscito di recente per la Fuzz Studio Factory, rappresenta una nuova partenza dopo un momento di scoraggiamento. “Che ci faccio a 33 anni con questa chitarra?” si chiedeva Mirko un anno prima ed è stato proprio il produttore Fabio Fanuzzi a coinvolgerlo in un festival per poi riutilizzare nell’album i suoni incisi dal vivo. La parte ritmica in presa diretta, spiega Mirko, ha avuto la funzione di conservare l’indole live e rendere tutto più spontaneo e autentico anche su disco. Un album che si è evoluto da un concerto e che ulteriormente si evolve nelle magiche versioni acustiche presentate questa sera.

iBerlino iBerlino – Leggere StruttureIl duo viene raggiunto sul palco da Mariella Masi alla voce, Mario Sboarina al piano e sax e Lorenzo De Boni al maranzano. La formazione live al completo inizia con la bellissima “Il quarto uomo sulla luna”, che già incantava nella versione da studio e diventa ancora più affascinante in acustico, trasportandoci in una dimensione ovattata che mi fa pensare al Nick Cave di “Push The Sky Away”. Mirko rallenta il cantato, insiste su ogni sillaba e il risultato è una specie di ipnosi. Avvistato… avvistato… sul ripetere di questa parola il pezzo raggiunge il culmine in un crescendo che vede protagonisti il sax e la voce di Mirko, sostenuta in volo dai cori preziosi di Mariella. “Nel nostro disco non ci sono canzoni d’amore, ma canzoni sul tempo che passa, si scrive così tra i 30 e i 40. Questo pezzo è ispirato a un racconto di Paul Auster, in cui, dopo una scopata, lei dice che ha una macchia sul volto che vuole togliersi ma lui le spiega che così perderebbe molto di sé, che la macchia è il bello che è in lei”. Sarà perché Mirko usa queste parole per introdurla, ma “Macchie sul tuo volto” mi commuove fin dalle prime note e quando tutti gli strumenti – il sax, il maranzano, le chitarre, la voce sussurrata di Mirko e i gorgheggi di Mariella – convergono alla fine, mi è già sfuggita qualche lacrima.

È arrivato il momento di stemperare l’emozione e Lorenzo de Boni comincia a fischiare introducendo un inedito galoppante dal sapore western, che fa venir voglia di ballare. È poi la volta di uno dei miei pezzi preferiti, “C’è il sole”, delicato e luminoso, in cui gli arpeggi di chitarra sembrano davvero dorati, come raggi di sole che scivolano tra le mani lasciando il calore sulla pelle. Segue la splendida title-track, un brano dall’atmosfera onirica e fumosa, arricchito dagli archi che Mirko riproduce stasera con il suo iPad. Peccato che, impegnato con i synth, si distragga un pochino e lasci che la voce giunga indistinta impedendo di cogliere appieno il bel testo di questa inquietante ninna nanna. I cori di Mariella ci traghettano direttamente nel pezzo successivo, in cui un pianoforte giocoso imposta l’atmosfera fintamente spensierata di “Eppure il lupo era il più vero”, una canzone che ricrea un’atmosfera fiabesca pur negando i tradizionali messaggi delle fiabe. Una soffice introduzione al piano apre “Asya”, un pezzo minimale affidato a piano, voce e futujara, lo strumento a fiato suonato da Lorenzo de Boni. Questa delicatissima preghiera della sera è l’ultimo pezzo del concerto ma gli iBerlino scelgono di accomiatarsi con un bis energico: torniamo a ballare e a battere le mani con “Whisky e polvere”, l’inedito western già ascoltato. Il concerto è finito e a dire il vero mi è sembrato troppo breve: mi sono però rimasti gli occhi lucidi e una gran voglia di rivederli.

facebook iBerlino – Leggere Strutturetwitter iBerlino – Leggere Strutturegoogle iBerlino – Leggere Strutturetumblr iBerlino – Leggere Struttureemail iBerlino – Leggere Strutturepinterest iBerlino – Leggere Strutture