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mtvd I DAY 2011

I-DAY 2011. UN GIORNO INDIEROCK PER ME PUO’ BASTARE di Marica Zorzi

Parliamoci chiaro. A me la musica indie e chi la ascolta non vanno moltissimo a genio. Questa volta però ho voluto fare un esperimento. E il primo giorno dell’I-Day per me è stato questo. Oltretutto la curiosità di vedere dal vivo gli Arctic Monkeys era tanta. Primo perchè su disco mi piacciono parecchio, secondo perchè sono abituata a vedere dal vivo solo gruppi abbastanza spintarelli dove il pubblico puzza, poga e la gente si butta l’una su l’altra. All’I-Day, invece, erano tutti cosi pulitini, composti e lievemente aggressivi solo per arrivare alle transenne, muniti di macchina fotografica e rigorosamente bevitori di acqua(forse perché la birra costava troppo.mhà). Comunque, alle 17.30 del 3 settembre all’Arena parco nord di Bologna è nuvoloso ma ancora caldo. La collinetta comincia a riempirsi anche se è presto. Dopo Heike Has The Giggles e Morning Parade, sul palco spuntano gli inglesi Wombats. “Let’s Dance to Joy Division”, “Moving to New York” e “Backfire at the Disco” sono tra le canzoni più apprezzate. Questi 3 ragazzotti con il cantante dall’aria stralunata, che fisicamente ricorda molto un certo Robert Smith, sono divertenti ma niente di più. Tecnicamente anche bravi e la gente li apprezza cantando a squarciagola i loro testi e ballando. A parte divertirmi a guardare il bassista saltarellare di qua e di là, a me dopo 20 minuti stancano. Conclusa la loro performance è il turno dei White Lies. Mai sentiti prima o forse in qualche passaggio distratto su Virgin Radio. Li ascolto mangiando un panino portato da casa(dato che gli organizzatori i vegetariani hanno deciso di farli morire di fame). Partono con la prima canzone e il pensiero viene automatico. Questi sono una copia dei Joy Division. Ian Curtis ormai e’ morto da anni e il cantante lo vuole comunque far rivivere per forza. Se facessero una cover band dei JD sarebbero davvero bravi. I nostalgici comunque apprezzeranno. I White lies si fanno ascoltare senza problemi, le canzoni, anche per i testi, non sono male. Cala la sera a Bologna e per il microcosmo dell’I-Day e’ arrivato il momento dei Kasabian. Anche loro inglesi e anche loro attesissimi. Attaccano e finalmente sento delle chitarre almeno leggermente distorte. I ragazzi dal vivo ci sanno fare. Peccato che, se sei fuori dal raggio del palco, l’impianto t fracassa i timpani a forza di bassi. Eseguono le loro hits da “Club foot” a “Shoot the Runner”. Il pubblico osanna Sergio, unico del gruppo con origini italiane. (Ah come siamo nazionalpopolari). Il concerto prosegue per circa un’oretta e la mia curiosita’ inizia ad essere stuzzicata quando,finito loro, vedo spuntare un ciuffo anni cinquanta, una chitarra e un giubetto di jeans.E’ Alex Turner. Tocca agli Arctic Monkeys. Il quartetto inglese è in tour per promuovere Suck it and see. Infatti la prima canzone e’ “Library picture” contenuta nell’ultimo lavoro di studio. I ragazzi sul palco si lasciano a poche effusioni verso il pubblico e pensano a suonare. Davanti a loro una folla adorante. Ragazzi e ragazze scandiscono parola per parola tutti i testi. E di gente ce n’è tantissima. I quattro dal canto loro propongono canzoni vecchie e nuove(soprattutto).  Sarà l’occasione del festival all’aperto ma tralasciano i pezzi più lenti per lasciar spazio a quelli ritmicamente danzerecci. Durano un’oretta e se ne vanno salutando l’Arena Parco Nord. Se mi sono piaciuti dal vivo? Non so ancora cosa rispondere a questa domanda. Di sicuro preferisco ascoltarli di sottofondo con le cuffie quando sono tristarella mentre leggo un buon libro.

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